Le coltivazioni di canapa in Italia si sono dimezzate in un anno

«Secondo i dati forniti da Assocanapa, nel 2017 sono stati coltivati complessivamente 1300 ettari»

[15 dicembre 2017]

All’inizio del 2017 erano quasi 3mila gli ettari coltivati a canapa industriale in Italia, segnando una vigorosa crescita del 200% in appena tre anni. I tempi d’oro della coltivazione rimanevano lontani – fino agli anni ’40, con quasi 100mila ettari a canapa, l’Italia era il secondo maggior produttore al mondo dopo l’Unione Sovietica –, ma con l’approvazione da parte del Senato della legge Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa, la crescita si pensava continuasse vigorosa. E invece è accaduto l’esatto contrario.

«Fino agli anni ‘80 si coltivavano a canapa pochissimi ettari di terreno nel nostro Paese – spiega Gennaro Maulucci, presidente dell’associazione culturale Tuanis, promotrice della IV Fiera internazionale della canapa (Canapa Mundi, a Roma dal 16 al 18 febbraio 2018 – Siamo cresciuti molto negli ultimi anni ma c’è ancora tanto da fare per incrementare le potenzialità legate a questa straordinaria pianta. Sebbene di canapa quest’anno si sia parlato molto, secondo i dati forniti da Assocanapa, nel 2017 sono stati coltivati complessivamente 1300 ettari, cioè quasi la metà rispetto al 2016. Tuttavia ciò che colpisce positivamente, analizzando i dati, è che la maggior parte delle nuove aziende che coltivano canapa sta investendo nel settore alimentare».

Dopo prodotti come il gelato e il vino alla canapa, infatti, da Canapa Mundi segnalano ad esempio l’immissione sul mercato di arancine e cannoli nonché di panettoni rivistati, dove la glassa posta a copertura non annovera solo zucchero ma anche estratti di cannabis. E questo oltre agli ormai “classici” semi, l’olio e i fiori (con effetti non psicotropi naturalmente, miorilassanti e tranquillanti) di canapa. Un’opportunità, quella della canapa industriale, che stando alle stime Coldiretti potrebbe generare per il nostro Paese un giro di affari da 1,4 miliardi di euro e garantire almeno 10mila posti di lavoro. Se solo la filiera potesse svilupparsi appieno.