Le origini degli agrumi. Vengono dai piedi dell’Himalaya e si sono diffusi circa 4 milioni di anni fa

Uno studio genetico: primo passo per nuove varietà di agrumi gustose e resistenti alle malattie

[9 febbraio 2018]

Gli agrumi, diventati simbolo dell’Italia e del Mediterraneo, hanno avuto origine in un’area abbastanza piccola che corrisponde all’attuale area orientale dello SAtato indiano dell’Assam, al nord del Myanmar e all’ovest della provincia cinese dello  Yunnan. Quando un cambiamento climatico milioni ha indebolito i monsoni e portato un clima più secco, le piante di agrumi hanno potuto diffondersi dall’Himalaya e in tutto il sud-est asiatico e poi nel resto del mondo, Australia compresa, circa quattro milioni di anni fa. L’analisi genetica mostra che gli odierni agrumi sono il risultato di milioni di anni di evoluzione, seguiti da migliaia di anni di coltivazione e selezione delle piante da parte degli esseri umani.

A rivelarlo è lo studio “Genomics of the origin and evolution of Citrus” pubblicato su Nature da un team internazionale di ricercatori che sottolinea che «I primi tentativi di domesticazione di questi frutti si sono basati i sulla propagazione asessuata attraverso i semi apomittici e la scelta deliberata di tratti specifici. Questo processo ha generato una complessa rete di affinità tra gli agrumi coltivati ​​che è stata registrata nei loro genomi».

Gli scienziati del Centro de Genómica dell’Instituto valenciano de investigaciones agrarias (Ivia) che hanno guidato il team di ricerca sottolineano che «Quindi, lo studio offre uno scenario evolutivo nuovo per gli agrumi che punta direttamente alla riformulazione dello stesso genere degli agrumi e offre indizi e segnali sui determinanti dei tratti desiderabili nei frutti commestibili. Le informazioni prodotte consentono l’identificazione dei frammenti del genoma che controllano le caratteristiche ereditate dalle specie di agrumi provenienti da specie selvatiche. Questa conoscenza aiuterà a identificare gli obiettivi genetici più efficaci contro malattie devastanti come l’Huanglongbing [HLB, malattia del drago giallo degli agrumi, ndr] e a sviluppare strategie e approcci per il miglioramento di varietà tolleranti al cambiamento climatico e cultivar più gustosi e nutrienti».

Il principale autore dello studio,  Guohong Albert Wu del Joint Genome Institute del Dipartimento dell’energia degli Stati Uniti, è d’accordo: «Comprendere la diversità delle specie e la parentela genetica è il primo passo verso l’allevamento di nuove varietà di agrumi, sia con gusto desiderabile che resistenti alle malattie».

L’Ivia lavora a un programma di miglioramento degli agrumi che punta a creare nuove varietà di clementine e mandarini adattate alle attuali esigenze di sostenibilità e tolleranza al cambiamento climatico e ha elaborato una metodologia per determinare l’origine e l’evoluzione degli agrumi che ha consentito di  svelare alcuni momenti chiave del loro processo di domesticazione. Nello studio pubblicato su Nature, i ricercatori hanno riesaminato la genealogia delle principali specie di agrumi, risalendo alle loro origini nel tardo Miocene, circa 8 milioni di anni fa, ai piedi dell’Himalaya. La documentazione fossile sugli agrumi è scarsa, ma una foglia fossile di agrumi trovata nella Cina sud-occidentale e risalente a circa 8 milioni di anni fa supporta i dati degli studi genetici.

All’Ivia dicono che il risultato dello studio «Propone un nuovo scenario dell’origine, evoluzione, diversificazione e dispersione degli agrumi che deriva dalle analisi del genoma di un’ampia gamma di tipi di agrumi». Infatti, per comprendere meglio dove hanno avuto origine gli alberi di agrumi, gli scienziati hanno analizzato i genomi di oltre 50 varietà di agrumi, dal mandarino cinese all’arancio di Siviglia.

Commentando lo studio su BBC News, Ilia Leitch, del Jodrell Laboratory del Royal botanic gardens – Kew, ha detto che il nuovo studio potrebbe portare ad agrumi con un gusto migliore e che «Evidenzia come dei frutti che diamo per scontati abbiano avuto una storia complicata che coinvolge la migrazione, il cross-breeding e lo scambio di DNA tra diverse popolazioni. Una loro maggiore comprensione aiuta ad informare i futuri programmi di riproduzione, aiutando le colture a far fronte a sfide come i cambiamenti climatici e le malattie, e alle caratteristiche dei cultivar desiderate dal consumatore».