In quelle superficiali il glifosate è l’erbicida che presenta il maggior numero di superamenti

L’Ispra ha trovato 259 pesticidi nelle acque italiane

Legambiente: «La contaminazione del 67% dei punti monitorati nelle acque superficiali e di un terzo di quelle sotterrane conferma che la strada è ancora lunga»

[10 maggio 2018]

L’Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale (Ispra) ha presentato oggi il Rapporto nazionale pesticidi nelle acque, che presenta i risultati del monitoraggio – rivolto alle acque superficiali come a quelle sotterranee – svolto negli anni 2015-2016, sulla base dei dati provenienti dalle Regioni e dalle Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente.

Nel complesso, salgono a 400 i pesticidi ricercati e arrivano a 259 quelli trovati nelle acque italiane, anche se la situazione è differente tra regione e regione ed «è indispensabile incrementare il monitoraggio riguardo a nuove sostanze indicate dalle linee guida dell’Ispra». In generale, sono 35.353 i campioni di acque superficiali e sotterranee analizzate in Italia nel biennio 2015-2016, per un totale di quasi 2 milioni di misure analitiche e – appunto – 259 sostanze rilevate.

Nel 2016, in particolare, sono stati trovati pesticidi nel 67% dei 1.554 punti di monitoraggio delle acque superficiali e nel 33,5% dei 3.129 punti delle acque sotterranee, con valori superiori agli standard di qualità ambientale per le acque (Sqa) nel 23,9% delle acque superficiali e nel 8,3% delle acque sotterranee: gli erbicidi, in particolare, rimangono le sostanze riscontrate con maggiore frequenza principalmente per le modalità ed il periodo di utilizzo che ne facilita la migrazione nei corpi idrici, ma aumenta significativamente anche la presenza di fungicidi e insetticidi.

Al proposito l’Ispra segnala che, dopo oltre dieci anni di diminuzione, si è verificata purtroppo un’inversione di tendenza nelle vendite di prodotti fitosanitari, che nel 2015 sono state pari a 136.055 tonnellate, comunque inferiori alle 150.000 del 2002 (anno in cui si è avuto il massimo); significativo, ma positivo, anche il calo delle vendite dei prodotti tossici e molto tossici che nel periodo di riferimento segnano un -36,7% rispetto al massimo di oltre 5.000 tonnellate raggiunto in passato.

Nel dettaglio, il glifosate, insieme al suo metabolita AMPA, è l’erbicida che presenta il maggior numero di superamenti nelle acque superficiali, ma rimane degna di nota anche la presenza di altri erbicidi come il metolaclor e il suo metabolita metolaclor-esa, nonché del quinclorac; nelle acque sotterranee invece le sostanze che maggiormente hanno superato il limite sono gli erbicidi atrazina desetil desisopropil, glifosate e AMPA, bentazone e 2,6-diclorobenzammide, l’insetticida imidacloprid, i fungicidi triadimenol, oxadixil e metalaxil.

In generale, nel periodo 2003-2016 oltre al numero delle sostanza trovate aumentano anche i punti interessati dalla presenza di pesticidi che sono cresciuti di circa il 20% nelle acque superficiali e del 10% in quelle sotterranee: la ragione va cercata nel’aumento dello sforzo di monitoraggio e della sua efficacia, ma anche nella persistenza delle sostanze e nella risposta complessivamente molto lenta dell’ambiente, in particolare nelle acque sotterranee.

«I dati del rapporto Ispra sulla presenza di pesticidi nelle acque mettono in luce una situazione sempre più preoccupante che contribuisce in maniera determinate all’inquinamento che ancora oggi grava su fiumi, laghi e falde – commenta il direttore generale di Legambiente Giorgio Zampetti – La contaminazione del 67% dei punti monitorati nelle acque superficiali e di un terzo di quelle sotterrane conferma che la strada è ancora lunga, nonostante la crescita esponenziale dell’agricoltura biologica e di pratiche sostenibili che stanno dando un contributo importante alla riduzione dei fitofarmaci, al ripristino della biodiversità e alla salute dei suoli. Servono strumenti concreti di riduzione e eliminazione dei pesticidi al centro delle misure della nuova Politica agricola comunitaria (Pac) e dei Piani di sviluppo rurale, ancora troppo incentrati sull’agricoltura conservativa che fa largo uso di queste sostanze».

La maggior presenza di pesticidi si riscontra nella pianura padano-veneta, anche perché le indagini sono generalmente più approfondite (in termini di numerosità dei campioni e di sostanze ricercate); nelle regioni del nord, infatti, si concentra più del 50% dei punti di monitoraggio della rete nazionale. Nel resto del paese la situazione resta invece ancora disomogenea: non sono pervenute, infatti, informazioni dalla Calabria e in altre Regioni la copertura territoriale è limitata, così come resta limitato, nonostante l’aumento, il numero delle sostanze ricercate. Sempre a livello regionale, la presenza dei pesticidi interessa oltre il 90% dei punti delle acque superficiali in Friuli Venezia Giulia, provincia di Bolzano, Piemonte e Veneto, e più dell’80% dei punti in Emilia Romagna e Toscana, mentre supera il 70% in Lombardia e provincia di Trento.

«L’aumento di ispezioni, testimoniato dall’ottimo lavoro portato avanti da Ispra con questo rapporto, fa emergere con sempre maggiore chiarezza le criticità ancora presenti – conclude Angelo Gentili, responsabile Agricoltura di Legambiente – Serve però uniformare i controlli su tutto il territorio nazionale, attuando quanto previsto dalla legge 132 del 2016 per la protezione dell’ambiente, oltre che investire maggiormente su ricerca e innovazione per l’agroecologia, verso tecniche e metodi di produzione che riducano drasticamente la dipendenza dall’uso di prodotti fitosanitari. L’agricoltura di qualità, oltre al chilometro zero e alla sostenibilità della filiera, deve puntare a eliminare i pesticidi».