Mais Ogm in Friuli, i ministri dialogano ma la coltivazione va avanti

[18 ottobre 2013]

Continua il dialogo tra ministeri in merito alla vicenda della coltivazioni di mais Ogm nella Regione Friuli Venezia Giulia, da cui sembrano tutti (o quasi) prendere le distanze, ma nel frattempo – di fatto – la coltivazione di mais transgenico MON 810 va avanti e il rischio di contaminazione si fa più elevato.

Il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando ha oggi scritto una lettera al ministro delle Politiche agricole Nunzia De Girolamo e per conoscenza anche al ministro della Salute Beatrice Lorenzin, ricordando il decreto di divieto di coltivazione del mais geneticamente modificato del 12 luglio scorso. «Al riguardo- scrive Orlando- si evidenzia che la normativa nazionale già esistente, oggi arricchita anche dal predetto decreto recante il divieto di coltivazione delle varietà di mais MON 810, mi risulta già essere assistita da un apparato sanzionatorio previsto, con riferimento a fattispecie diversificate nei presupposti, dagli artt. 35 e 36 del decreto legislativo n. 224/2003 e dal decreto n. 70/2005. Per eventuali approfondimenti la competente struttura tecnico-amministrativa di questo ministero (Direzione Protezione della Natura e del Mare) è pronta a fornire ogni utile elemento».

Per  garantire l’attuazione del decreto Orlando propone l’attivazione  di un coordinamento tra i tre Dicasteri competenti, a livello di Gabinetto «allo scopo di determinare ed avviare iniziative concrete da porre in essere per la rapida definizione delle misure di coesistenza da parte delle Regioni. Al riguardo, è appena il caso di evidenziare che relativamente al ns. decreto 12 luglio 2013 non solo vanno definite le modalità per l’attuazione immediata, ma non può dimenticarsi che vale per soli 18 mesi».

Orlando ha apprezzato la presa di posizione del ministro De Girolamo che ha annunciato la volontà di rimettere all’esame la proposta di modifica della Direttiva 2001/18/CE durante il semestre di Presidenza italiana dell’Unione Europea. Questo è importante «anche in riferimento agli sviluppi a livello comunitario sulla questione MON 810, dopo la pubblicazione,  il 25 settembre scorso, del parere dell’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare sulla richiesta di adozione delle misure di emergenza previste dell’art. 34 del Regolamento (CE) n. 1829/2003 avanzata dall’Italia», ha concluso Orlando.

Il divieto stabilito per decreto, per ora più di forma che di sostanza, deve diventare cogente perché vista anche la posizione della Regione Friuli che ha dichiarato la conformità della coltivazione alle norme europee, questa situazione può rappresentare un precedente molto pericoloso.