Mais Ogm piantato in Friuli: se tutti sono contrari perché nessuno lo impedisce?

Il 20 giugno manifestazione della Task Force per un’Italia libera dagli Ogm davanti Montecitorio

[18 giugno 2013]

Dopo che Fidenato ha annunciato la semina di mais  Ogm a Vivaro, in Friuli, il presidente dell’Associazione italiana per l’agricoltura biologica (Aiab), Alessandro Triantafyllidis, ha sottolineato che «A forza di aspettare che qualcun’altro agisca si è lasciato, in tutti i sensi,  campo libero a chi importa solo fare show e delegittimare leggi e posizioni della maggioranza dei cittadini. Non si riesce a comprendere, infatti, come i ministeri della salute, delle politiche agricole e dell’ambiente, non siano riusciti a concretizzare nei tempi opportuni quella clausola di salvaguardia che avrebbe messo in sicurezza tutto il Paese e su cui si è già pronunciato, all’unanimità il Senato.

Ora i simbolici semi germinano, ma qualcuno interverrà prima che le infiorescenze liberino quel polline, fallimento di tanti impegni politici disattesi? Saranno questi, infatti, che manderanno in fumo le potenzialità di un’agricoltura (quella  biologica, ma anche quella dei tanti prodotti tipici) che avrebbe potuto essere il punto da cui ripartire per l’ambiente, l’occupazione e l’economia friulana e nazionale. Quello che ci auguriamo, dunque, è che il piccolo appezzamento di Vivaro non diventi simbolo dell’arroganza cui le istituzioni non sanno opporsi. Dovranno essere loro, insieme alla classe politica a procedere, ora, spediti per l’istituzione della clausola di salvaguardia sugli Ogm e a mandare un segnale inequivocabile e conseguente alle tante dichiarazioni d’intenti» .

La vice-presidente dell’Aiab, Cristina Micheloni, allarga il tiro: «Non si riesce proprio a capire nemmeno l’inerzia della Regione, il cui governo appena insediato si è ripetutamente proposto come promotore di un modello agricolo basato sulla valorizzazione della biodiversità e delle eccellenze. E’ vero che la situazione legale non è né chiara né semplice, ma non fare nulla davanti a questa sfida annunciata è stata la scelta peggiore. Essa non solo mette a repentaglio la qualità ambientale ed agricola del territorio friulano, ma soprattutto dà il colpo di grazia alla fiducia dei cittadini nelle istituzioni».

Ai due massimi esponenti dell’Aib ha risposto il ministro dell’ambiente Andrea Orlando: «Sosterremo e continueremo a sollecitare tutti gli interventi tesi a impedire la semina Ogm proposti dal ministro dell’agricoltura De Girolamo e al contempo continuiamo a sostenere l’esigenza di definizione di una linea che ci consenta di rivedere la normativa europea. Il sistema Italia deve riproporre nelle sedi titolate comunitarie il tema della piena autonomia degli Stati in tema di Ogm, per non mettere a rischio le nostre specificità agroalimentari e ambientali».

Ma la vicepresidente di Verdi ambiente e società (Vas), Simona Capogna, sottolinea che  «Ancora una volta il reato era stato preannunciato. Ancora una volta le istituzioni si sono fatte trovare impreparate. Ancora una volta assistiamo a un balletto di false promesse e di interventi che arrivano con troppo ritardo. Fidenato ha di nuovo seminato il mais geneticamente modificato della Monsanto e tutto quello che ci sentiamo rispondere dal Ministero dell’agricoltura è che deve essere accertato il rispetto delle norme sulla coesistenza.

Ma il Ministero dimentica che la regione Friuli Venezia Giulia, dove sono accaduti i fatti, ha emanato una legge regionale Ogm-free in difesa della biodiversità. Dimentica, inoltre, che nel nostro Paese attualmente non sono in vigore norme sulla coesistenza. Dimentica, infine, che questo caso si poteva del tutto evitare se l’iter per la richiesta della clausola di salvaguardia fosse andato avanti (come ci si aspettava dopo il voto unanime al Senato rispetto alla mozione presentata un mese fa da Sel). Il caso “Fidenato” si ripresenta identico a quello a cui abbiamo già assistito nel 2010 facendoci capire che non c’è stata nessuna volontà o capacità politica di prevenire il reiterarsi delle azioni illegali. Ci auguriamo, a questo punto, che rispetto a tre anni fa, i tempi per le indagini e le azioni legali siano accorciate grazie all’esperienza maturata…in campo!»

Secondo Coldiretti è stato invece tempestivo e positivo il chiarimento del ministero delle politiche agricole: «Conferma l’illegalità delle semine biotech in Italia a tutela della produzione agricola nazionale e degli interessi dei cittadini italiani che in stragrande maggioranza si oppongono alle coltivazioni geneticamente modificate». Ma la più grossa associazione italiana degli agricoltori sottolinea tuttavia che «La non definitiva risoluzione della vicenda Ogm va però avanti ormai da troppo tempo e questa deve essere l’occasione per chiudere definitivamente una questione sulla quale cittadini, agricoltori, rappresentanze economiche e sociali, Regioni ed il Parlamento si sono espressi già tantissime volte. Si chiede quindi al Governo il completamento della procedura di adozione della clausola  di salvaguardia come peraltro già sollecitato da tutti i gruppi parlamentari al Senato con una mozione votata all’unanimità e come già fatto da tempo da diversi Paesi Non va dimenticato che sulla base dell`indagine Coldiretti-Swg quasi 7 italiani su 10 considerano oggi gli organismi geneticamente modificati meno salutari di quelli tradizionali: una motivazione in più che va a rafforzare l’esigenza di garantire l’agricoltura e il territorio da forme di inquinamento genetico e assicurare la competitività delle nostre produzioni tradizionali e di qualità».

Intanto la Task Force per un’Italia libera dagli Ogm, della quale fanno parte una trentina di  associazioni del mondo agricolo e ambientale tra cui Coldiretti, Greenpeace, Legambiente e Slow Food, ha indetto per il 20 giugno una manifestazione a  Montecitorio perché il Governo si mobiliti da subito per  l’applicazione della clausola di salvaguardia. Allo spirito della manifestazione ha aderito anche Ermete Realacci, presidente della commissione ambiente della Camera, che  ha detto : «Il nostro Paese deve dire un chiaro no alla coltivazione di Ogm sul territorio nazionale e lavorare in tale direzione anche a livello europeo.

Al di là di questioni di carattere ambientale e sanitario, la scelta degli organismi transgenici sarebbe in evidente e netta contraddizione con la missione dell’Italia, che è legata alla qualità. Così come accade per tutti i settori della nostra economia, anche il futuro dell’agricoltura è legato alla qualità, al territorio, alle tipicità, alla tracciabilità dei nostri prodotti. Tanto più tenuto conto dei caratteri distintivi dell’agricoltura italiana: un settore cresciuto nel segno dell’eccellenza, che vanta il primato europeo di produzioni di qualità e prodotti riconosciuti con ben 252 prodotti registrati tra Dop, Igp e Stg».