Mais Ogm, sì o no? L’accordo tra gli stati dell’Unione europea non c’è

Deciderà la Commissione sulla commercializzazione e coltivazione di 3 Ogm Monsanto e Dow Chemical

[11 giugno 2013]

Gli Stati membri dell’Ue ieri non sono riusciti a trovare un accordo sull’utilizzo di tre varietà di mais geneticamente modificato nell’alimentazione animale ed umana. Dato che la Commissione permanente sulla catena alimentare e la salute degli animali non è riuscita a raggiungere la maggioranza (a favore o contro), nelle prossime settimane le decisioni passeranno a un comitato di appello. Se anche il Comitato di appello non dovesse essere in grado di raggiungere un accordo, la Commissione europea sarà libera di concedere l’approvazione alla commercializzazione nell’Ue, cosa che la maggioranza di centro-destra dell’esecutivo europeo sembra molto ben disposta a fare.

«Due delle applicazioni sono per varietà di mais contenenti tratti genici multipli o “stacked” – spiega EurActiv  Questi sono progettati per proteggere le piante da molteplici insetti dannosi ed entrambi i prodotti sono sviluppati congiuntamente da Monsanto Co e Dow Chemical Co».

Nessuna delle due varietà di mais Ogm è approvata per la coltivazione nell’Unione europea, l’autorizzazione coprirebbe però  il loro utilizzo per le importazioni di prodotti alimentari e mangimi animali venduti in Europa, anche se da parte dei consumatori dell’Ue la domanda di alimenti Ogm è poca o nulla.

La terza autorizzazione riguarderebbe il polline del mais Ogm resistente agli insetti MON810 della Monsanto, si tratta dell’unica coltura geneticamente modificata attualmente coltivata commercialmente in Europa. La richiesta di approvazione fa seguito ad una sentenza dell’Alta Corte europea del  2011 che dice che anche piccole tracce di polline Ogm nel miele devono ricevere l’autorizzazione Ue prima che il prodotto possa essere venduto.

Secondo l’International service for the acquisition of agri-biotech applications (Isaaa), nel 2012, il mais Ogm MON810  veniva coltivato su 129.000 ettari in cinque Stati membri dell’Ue: Spagna la prima ad introdurre il mais Monsanto nell’Ue, seguita da Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia e Romania.

L’ex ministro danese per l’Agricoltura e l’Alimentazione, Eva Kjer Hansen del Partito Liberale (ora la Danimarca è governata da un governo di sinistra che non sembra favorevole agli Ogm) , ha dichiarato che in 3 anni la Danimarca «potrebbe affrontare la conversione verso le colture Ogme che molti agricoltori stanno già utilizzando sementi GM». Solo il  25 maggio  in decine di città ci sono state dimostrazioni contro i semi e il cibo geneticamente modificato prodotti dal gigante Monsanto  e negli Usa è stata accertata la contaminazione di grano con Ogm della Monsanto.

Eppure, come dice l’Aiab, «Monsanto fermerà la produzione di mais geneticamente modificato in tutta Europa, ad eccezione di Spagna, Portogallo e  Repubblica Ceca. La multinazionale dell’agro-business dichiara di non voler spendere più soldi per prove, sviluppo, marketing, casi giudiziari o qualsiasi altra clausola accettata in Europa per sviluppare il mais GM».

Brandon Mitchener, capo Affari Pubblici per Monsanto in Europa e in Medio Oriente, aveva detto pochi giorni fa in un’intervista rilasciata ad Investigative Reporting Denmark: «In Europa, Monsanto vende mais Ogm  in tre Paesi. Il granturco geneticamente modificato rappresenta meno dell’1% della coltivazione europea nel territorio. I test sul campo sono in corso in quei tre Paesi , infatti. Non spenderemo altri soldi per convincere la gente a piantare quel mais. Monsanto ha una fiorente attività in Europa con sementi convenzionali e prodotti per la protezione delle colture. In linea di principio, la Monsanto  cerca solo di vendere i semi biotech nei Paesi in cui vi sono molti clienti, dove c’è supporto politico e il funzionamento di un sistema di regolamentazione su base scientifica, condizioni che vengono applicate solo in pochi Paesi europei, attualmente».

Lo stallo europeo potrebbe portare la multinazionale degli Ogm a ripensare quella che l’Aia definisce una decisione presa con calma dai vertici di Monsanto «Senza dare alcuna  diffusione mediatica in merito. Ciò comporta che ogni azienda agroalimentare ha ormai rinunciato a colture geneticamente modificate in Europa, ad eccezione di Spagna e Portogallo dove continuerà ad essere venduta».

Comunque è vero, come dice l’associazione dei produttori biologici italiani, che «Gli effetti della battaglia contro gli Ogm a livello globale si sono avvertiti un po’ ovunque. Esemplificativi, in questo senso, i casi di Basf e Syngenta e Bayer che hanno bloccato, dal 2012, la coltivazione di patate GM in Europa».