Da Silva: «Cooperazione basata sulla solidarietà»

Migranti per forza. Fao, sviluppo rurale nel Mediterraneo per arginare il fenomeno

A Palermo la Dichiarazione per la Conferenza euro-mediterranea per l'agricoltura

[1 dicembre 2014]

Nel suo intervento alla Conferenza euro-mediterranea per l’agricoltura, che si è tenuta a Palermo con la partecipazione di 30 Paesi del Bacino, il direttore generale della Fao, José Graziano da Silva, ha demolito molti luoghi comuni su emigrazione e sviluppo cari ai razzisti palesi e nascosti di casa nostra, riportando il fenomeno migratorio alle sue radici economiche e politiche legate all’attuale sistema di mercato neocoloniale.  «Se i Paesi del Mediterraneo vogliono arginare la marea di migrazione forzata e la sofferenza umana ad essa connessa – ha detto da Silva – dovrebbero mettere lo sviluppo agricolo, alimentare e rurale al centro della cooperazione nella regione».

Dopo aver sottolineato lo stretto rapporto  tra agricoltura e migrazione, e l’importanza di investire nello sviluppo rurale, il direttore generale della Fao ha sottolineato: «Abbiamo bisogno di trovare alternative per incrementare gli incentivi per i giovani a impegnarsi in attività rurali, in agricoltura, nell’allevamento del bestiame, nella pesca e nell’acquacoltura nei propri Paesi e comunità.  Aumentare l’agro-imprenditorialità e le opportunità occupazionali per i giovani delle aree rurali deve essere al centro delle strategie per combattere la povertà e promuovere lo sviluppo. La gioventù rurale è il futuro del settore agricolo, in particolare nei Paesi del Mediterraneo meridionale e orientale. La migrazione giovanile – in particolare di giovani uomini – lascia alle spalle strutture comunitarie sbilenche che hanno anche posto un onere sproporzionato sulle donne, che rimangono a prendersi cura dei bambini e degli anziani. La creazione di opportunità per i giovani in agricoltura e nelle attività agro-alimentari, che siano significative e inclusive, non solo avrà un impatto sulle loro vite, ma migliorerà in modo sostanziale i mezzi di sussistenza delle loro comunità rurali, le economie e la resilienza dei loro paesi d’origine, della regione e del mondo. Nei programmi di cooperazione regionale particolare attenzione deve essere inoltre posta al cambiamento climatico, al degrado ambientale, e alla scarsità di terra e acqua».

Poi da Silva ha ricordato che «la migrazione forzata è il corollario di paura, disperazione e fame», ma che a questo si è risposto con misure che hanno solo peggiorato la crisi: «Con un raddoppio del numero di posti di frontiera informali verso l’Europa, l’85% dei quali attraverso il Mediterraneo».

Da Palermo da Silva non poteva che fare riferimento al naufragio del 2013 davanti alle coste di Lampedusa, dove hanno perso la vita centinaia di migranti, soprattutto eritrei, e al recente appello del Papa al Parlamento europeo sulla necessità di evitare che il Mediterraneo diventi un grande cimitero. «Per affrontare la migrazione di massa occorre  affrontarne le cause profonde, tra queste le guerre, i conflitti etnici e la povertà estrema – ha detto il direttore Fao – C’è bisogno di una cooperazione basata sulla solidarietà. Le porte spesso si chiudono in tempi di crisi. La solidarietà ci aiuta ad aprire le serrature e a lavorare insieme per uno sviluppo inclusivo e sostenibile».

Da Silva ha evidenziato tre iniziative regionali alle quali partecipa la Fao per rafforzare la cooperazione tra i paesi del Mediterraneo: «Il Network d’informazione sui mercati agricoli del  Mediterraneo, che fornisce informazioni affidabili e aggiornate sui prezzi e sugli stock dei prodotti agricoli più importanti. Il Network sulla salute animale nel Mediterraneo, istituito dalla Fao e dall’Organizzazione mondiale di salute animale, che lavora con 13 Paesi per il controllo delle malattie animali transfrontaliere, ed il Network Fao-Cihewam per i piccoli ruminanti che mira a migliorare la cooperazione tra scienziati, responsabili politici e organizzazioni di produttori nel Mediterraneo», e ha concluso: «La cooperazione per incrementare gli investimenti nello sviluppo rurale ed offrire opportunità per i giovani non aumenta solo la capacità delle comunità e della regione di fare fronte alle crisi, ma: sono convinto che aiuterà anche a rigenerare la forza della solidarietà nel nostro tempo».

Alla Conferenza agricola Euro-Mediterranea, che rientrava  nel programma di iniziative per il Semestre italiano di Presidenza del Consiglio dell’Unione europea, ha partecipato anche il ministro della Politiche agricole Maurizio Martina, che ha evidenziato: «Dopo 11 anni abbiamo deciso, come presidenza Italiana del Semestre europeo, di chiamare a raccolta 30 Paesi per rimettere al centro le politiche relative allo sviluppo sostenibile, alla crescita e alla cooperazione nel Mediterraneo. Abbiamo avuto un importante confronto con gli altri Stati per ribadire l’importanza di una strategia globale che si occupi, da subito, del tema mondiale della sicurezza alimentare.

Nel Mediterraneo il sistema agroalimentare conserva ancora un importante ruolo all’interno del contesto economico-occupazionale dei paesi. Dobbiamo fare di più e cercare di mettere in condizioni i giovani di trovare spazio in questo settore perché sono loro la nostra scommessa ed il nostro futuro. Occorre stimolare in loro l’interesse e l’entusiasmo per investire in agricoltura, nella pesca, nello sviluppo rurale per poter vincere le sfide del ventunesimo secolo, in particolare quella di produrre sempre più alimenti con sempre meno risorse. Voglio ringraziare la Regione Siciliana per la sua eccellente ospitalità e il Ciheam per aver contributo alla buona riuscita di questo appuntamento. Siamo certamente consapevoli delle difficoltà di un progetto di Green diplomacy di grande portata come questo, ma riteniamo che rilanciare il dialogo e la cooperazione tra tutti i paesi del Mediterraneo nel settore dell’agricoltura sia responsabilità primaria di che come noi crede nella pace e nello sviluppo sostenibile».

I  ministri dell’agricoltura dei Paesi del Mediterraneo hanno adottato un documento che prevede una serie di misure: «Promuovere la crescita nelle aree rurali, per l’innovazione, la ricerca e lo scambio di esperienze per lo sviluppo dell’agricoltura, per la lotta agli sprechi, per prendere misure adeguate ai cambiamenti climatici e per la promozione della dieta mediterranea; Portare all’attenzione dei Ministri degli Esteri e della Ricerca le principali questione emerse dalla Conferenza, in modo che possano essere prese in considerazione nell’ambito di iniziative politiche all’interno dei negoziati internazionali»

La dichiarazione di Palermo sottolinea che «il 2015 sarà un anno cruciale per l’agenda internazionale mediterranea, in particolare per la concomitanza di diversi eventi cruciali mondiali, tra cui l’attuazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile post-2015, l’Esposizione Universale di Milano sul tema “Nutrire il pianeta, energia per la vita”, la 21esima Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc) e l’11esima riunione sul protocollo di Kyoto che si terrà a Parigi nel mese di dicembre».

Il documento ribadisce inoltre che i Paesi sono consapevoli che «lo sviluppo dell’agricoltura, in particolare l’agricoltura familiare, e delle zone rurali rientri tra le strategie regionali e nazionali che promuovono la crescita inclusiva. Gli obiettivi da raggiungere consistono in una migliore sostenibilità ambientale, nella lotta contro la povertà e l’esclusione, in una maggiore stabilità politica nella zona del Mediterraneo e nella lotta contro le migrazioni forzate».