Domanda di prodotti alimentari in forte crescita nei prossimi dieci anni

Ocse e Fao: «Probabile fine del periodo di prezzi agricoli alti», ma rimanere vigili

L’aumento della produttività da solo non basterà ad eliminare la fame, necessarie azioni concrete

[4 luglio 2016]

Fao Ocse 0

Secondo l’Agricultural Outlook 2016-25, pubblicato oggi da Ocse e Fao, «L’attuale periodo di alti prezzi dei prodotti agricoli è con ogni probabilità  giunto a termine». Il Rapporto prevede che «I prezzi agricoli in termini reali (al netto dell’inflazione) resteranno nell’insieme relativamente bassi nel prossimo decennio. Tuttavia, i prezzi dei prodotti di origine animale sono previsti in crescita rispetto a quelli dei prodotti agricoli. Con il graduale aumento del reddito, specialmente nelle economie emergenti, la domanda di carne, pesce e pollame subirà una forte crescita, causando un aumento dei loro prezzi rispetto a quelli di alimenti base quali grano e riso.  A livello mondiale, si prevede che l’aumento della domanda di derrate alimentari e di mangime animale trainato dalla crescita demografica verrà soddisfatto principalmente tramite l’aumento della produttività. Il miglioramento della produttività dei raccolti dovrebbe contare per circa l’80% dell’aumento della produzione agricola».

Si prevede che il volume del commercio agricolo mondiale per i prossimi 10 anni cresca dell’1.8% annuo rispetto al 4.3% annuo dello scorso decennio. Nello stesso periodo, prezzi al consumo dei prodotti alimentari dovrebbero essere meno volatili dei prezzi al produttore.

Nei paesi in via di sviluppo, il consumo umano di zucchero procapite dovrebbe crescere del 15% e quello dei prodotti caseari del 20%.  Dopo itassi di crescita più robusti degli ultimi anni, a livello globale è previsto un aumento della produzione agricola di circa l’1.5% annuo.

Nel prossimo decennio, nell’Asia meridionale ed orientale, la produzione agricola dovrebbe aumentare del 20%. In America Latina, sarà probabilmente la coltivazione della soia a trainare la maggior parte dell’aumento delle aree coltivate, pari al 24% nei prossimi 10 anni.

In uno scenario “business as usual” , con la produttività agricola in crescita secondo il trend attuale e senza che vengano prese nuove, importanti, misure per ridurre la fame, «La crescita dell’offerta alimentare prevista si tradurrà in una riduzione del numero di persone sottonutrite nel mondo, dalle circa 800 milioni attuali a meno di 650 milioni nel 2025».

Presentando il rapporto a Roma, il Segretario Generale dell’Ocse, Angel Gurría ha detto: «Sebbene stiamo attraversando un periodo di prezzi agricoli tendenzialmente più bassi, non dobbiamo abbassare la guardia perché i cambiamenti nei mercati possono essere repentini. La priorità chiave per i governi nel contesto attuale è quella di attuare politiche che aumentino la produttività agricola in maniera coerente e sostenibile. Indirizzare le nostre politiche agricole sulla strada giusta è cruciale per porre fine alla fame e alla denutrizione negli anni a venire».

L’Agricultural Outlook 2016-25 ha un focus dedicato all’ Africa Sub-Sahariana dove «Il tasso di denutrizione dovrebbe diminuire tra il 23% e il 19% – ma a causa della rapida crescita demografica la regione continuerà a contare per una fetta crescente della popolazione mondiale che soffre la fame.  Ciò significa che senza un cambiamento importante, non si riuscirà a raggiungere l’eliminazione della fame entro il 2030 – l’obiettivo globale recentemente concordato dalla comunità internazionale.  Un’azione decisiva è quindi necessaria».

La sezione speciale dedicata alle prospettive e alle sfide dell’ agricoltura nell’Africa Sub-Sahariana evidenzia che «La crescita della classe media, la rapida urbanizzazione nonché il crescente interesse commerciale per le risorse e i terreni agricoli in Africa, sono tutti fattori che influenzeranno lo sviluppo del settore. Con la rapida crescita demografica che si sta verificando nella regione, l’agricoltura continuerà ad essere la fonte di occupazione principale per molti giovani».

Ma il Rapporto prevede «un ulteriore aumento delle importazioni alimentari nell’Africa Sub-Sahariana, poiché la domanda alimentare è prevista crescere ad un tasso superiore al 3% nel prossimo decennio, mentre la produzione agricola totale dovrebbe crescere solamente del 2.6% all’anno, nonostante l’aumento della produttività». Per questo, «I decisori politici dovranno prendere misure concrete per stimolare ulteriormente la produttività, come accelerare l’introduzione di tecnologie, migliorare l’accesso ai mercati, ed integrare maggiormente i piccoli produttori nelle catene di produzione».

Ocs e Fao sono convinte che «Il grosso delle esportazioni di beni primari continuerà a provenire da un ristretto numero di Paesi. Al contrario, le importazioni saranno molto meno concentrate geograficamente, sebbene la Cina sia prevista rimanere un mercato critico per alcuni prodotti, in particolare per la soia».  Quindi è importante che ci siano «mercati ben funzionanti per permettere che la produzione alimentare si trasferisca dalle regioni in surplus a quelle in deficit, migliorando la sicurezza alimentare».

Il direttore generale della Fao, José Graziano da Silva, ha sottolineato che «E’ necessaria una crescita significativa della produzione per soddisfare la crescente domanda di cibo, mangime e prodotti grezzi ad uso industriale, e tutto ciò deve esser fatto in maniera sostenibile. Confidiamo che la maggior parte della domanda futura di beni agricoli primari verrà soddisfatta principalmente tramite i guadagni in termini di produttività piuttosto che con l’espansione delle aree coltivate o l’aumento delle greggi».