Periferie e parchi agricoli: il Piano strategico fiorentino per compensare la Piana

Approvato il Piano strategico della Citta metropolitana di Firenze, l'attuazione inizia col Piano delle periferie e col Parco agricolo per legare centro e periferie e attutire i contrasti coi comuni della Piana

[6 aprile 2017]

Dopo il “Rinascimento metropolitano” è arrivato pure il “Rinascimento elettrico” della Mostra elettrotecnica. Tutto rinasce a Firenze. Celie a parte, il primo è il titolo del Piano strategico della Città metropolitana approvato il 5 aprile.

«Vogliamo togliere di mezzo le tensioni, i conflitti, le rivalità, di cui Firenze si è ammalata per troppi anni, e mettere in campo tutte le forze in modo unito», aveva affermato il sindaco metropolitano Dario Nardella alla presentazione del Piano il 18 marzo. Questo è il problema politico. Firenze concentra i servizi ed esprime il metro-sindaco. Il resto dei comuni spesso considera lo sviluppo del capoluogo più un intralcio che un’opportunità. Se il conflitto esplode, si va in stallo. Da qui la scelta della condivisione e quindi della partecipazione, evitando temi conflittuali come i progetti del termovalorizzatore e della nuova pista dell’aeroporto nella Piana.

Ma i conflitti non spariscono per magia. Se ci sono riemergono, come nel caso dell’aeroporto. Dopo che le grandi aziende fiorentine, riunite il 2 marzo per discutere sul Piano, hanno a gran voce reclamato decisioni veloci sulla nuova pista, il potenziamento dell’aeroporto è stato incluso come una priorità nel Piano. Salvo poi annacquare questa presa di posizione con un emendamento in fase di approvazione che ha garantito l’unanimità del Consiglio metropolitano con l’adesione dei tre consiglieri Mdp, ma non quella della Conferenza metropolitana dove il sindaco di Sesto Fiorentino, Lorenzo Falchi, Sinistra italiana, ha dato parere negativo.

Il Piano (qui una sintesi) è organizzato in tre Visioni suddivise in Strategie articolate in Azioni. Le Azioni, cioè progetti, sono il nucleo del piano. Sono state formulate dal processo di partecipazione, ma non solo, anche dalle ricerche svolte dai dipartimenti universitari coinvolti, e includendo le iniziative già intraprese dalla Città metropolitana. Poi sono state raggruppate nelle Visioni il cui scopo è quello di veicolare mediaticamente il Piano con concetti evocativi che dovrebbero indirizzare le grandi linee di sviluppo.

Veniamo quindi direttamente alle Azioni che riguardano l’agricoltura coi parchi agricoli e i boschi metropolitani, l’industria con la digitalizzazione e l’innovazione, il turismo con la carta turistica, la rigenerazione urbana e le periferie, la mobilità col biglietto integrato, e la semplificazione amministrativa con lo sportello unico. Sono Azioni che, in generale, vedono come attore protagonista la Città metropolitana.

Se paragonato con l’unico altro Piano strategico approvato dalle Città metropolitane, quello milanese, risalta la maggior ampiezza delle collaborazioni coi privati di quest’ultimo. Non che a Firenze manchi l’abitudine a collaborare col privato. Anzi. Basta pensare all’aeroporto a maggioranza privata, o al nuovo stadio che sarà realizzato dalla Fiorentina. Ma la Metrocittà ha dell’attuazione del Piano strategico una visione da protagonista unico. Non considera ad esempio le zone omogenee nelle quali avrebbe potuto articolare meglio le Azioni del Piano. Da qui la necessità di fondi propri che invece scarseggiano e la centralità delle Azioni in qualche modo già finanziate.

Perciò il Piano delle periferie, finanziato da un Bando governativo con 40 milioni in tre anni è l’Azione più importante. «Il primo progetto concreto che aiuta le città metropolitane a prendere forma come programma territoriale», secondo Nardella. Composto di 50 progetti diffusi su circa la metà dei comuni della Metrocittà che riguardano scuole, piste ciclabili e arredo urbano, è stato poi incluso come Azione del Piano strategico. Un Piano che “abbraccia le periferie”, col compito politico di smussare gli attriti coi comuni della Piana, destinatari di una quota rilevante dei finanziamenti in rapporto alla popolazione.

Nella stessa direzione va la realizzazione dei Parchi agricoli. Un’Azione che si concretizza con la partecipazione a un Bando del Programma di sviluppo rurale della Regione Toscana che prevede il finanziamento di Pit, Piani integrati territoriali, per un importo massimo di 3 milioni. La Metrocittà ha presentato un progetto riguardante l’8% dei terreni agricoli della Piana (600 ettari), cui partecipano imprese agricole, Consorzio di bonifica e comuni, con lo scopo di recuperare terreni agricoli abbandonati e rimettere in funzione il reticolo idrografico.

Anche la superstrada ciclabile Firenze-Prato coi 5 milioni ricevuti col Patto per Firenze è un’opera realizzabile anche se più a lungo termine quando i soldi arriveranno e ci sarà un progetto esecutivo.

Il Piano strategico si inserisce quindi nell’attività corrente della Città metropolitana fiorentina fatta di investimenti in scuole e strade. D’altra parte il Dup, Documento unico di programmazione, già comprende la sezione strategica che da le indicazioni per tutto l’arco del mandato e quella operativa valida per il triennio, e contiene progetti interessanti come quello per lo sviluppo del sistema informativo dell’amministrazione metropolitana. Anche se la convergenza di Dup e Piano strategico non è stabilita nello Statuto, come invece succede a Milano, il prossimo Dup dovrà tenerne conto.

Insomma il Piano strategico è pragmatico e tattico. Oltre a produrre risultati utili per l’area ha l’intento politico di compensare i territori dove maggiore è l’opposizione, anche se molte Azioni rischiano di rimanere ferme in attesa di fondi. Recentemente la Città metropolitana ha assunto un Consigliere diplomatico per il reperimento dei finanziamenti europei.

di Ferdinando Semboloni per greenreport.it