Ma dall’inizio del millennio quantitativi in calo: i principi attivi giù del 22%

Pesticidi, in Italia sono 130mila le tonnellate di fitosanitari messe in commercio in un anno

Sono circa 400 le sostanze impiegate in agricoltura in vaste aree di territorio

[7 agosto 2017]

Osservandoli dal punto di vista normativo, i pesticidi si dividono in due grandi famiglie: da una parte i prodotti fitosanitari utilizzati in agricoltura, dall’altra i biocidi impiegati in vari campi d’attività (disinfettanti, preservanti, pesticidi per uso non agricolo, ecc). Monitorarne il reale impiego all’interno del territorio nazionale non è cosa semplice, dato che non esiste un sistema di rilevazione dei consumi effettivi per i pesticidi: «Si può solo far ricorso ai dati di vendita che l’Istituto nazionale di statistica (Istat) elabora annualmente sulla base delle dichiarazioni delle ditte che li producono e commercializzano», come spiegano oggi dall’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana (Arpat), dove hanno analizzato l’ultimo report pubblicato dall’Ispra sul tema.

«Le Regioni – dettaglia l’Arpat – inviano a Ispra, che svolge un ruolo di indirizzo tecnico-scientifico, i risultati del monitoraggio che vengono successivamente elaborati e valutati dall’Istituto, tenendo sempre come riferimento il contesto della normativa per la tutela delle acque». Da qui nasce il rapporto vero e proprio, il Monitoraggio nazionale dei pesticidi nelle acque. Indicazioni per la scelta delle sostanze: «Lo scopo di questo rapporto, a copertura nazionale, è quello di individuare lacune nella fase autorizzativa e effetti negativi nella fase di utilizzo, di fornire informazioni sulla qualità delle risorse idriche rispetto alla contaminazione da pesticidi e di seguirne l’evoluzione».

Dall’inizio di questo millennio, la commercializzazione dei pesticidi in Italia appare in (moderata) ritirata. Dal 2001 al 2014 – dove ad oggi si fermano i dati più aggiornati – c’è stata infatti «una sensibile diminuzione delle quantità messe in commercio, i formulati sono diminuiti del -12% e i principi attivi hanno avuto un calo più marcato del -22,2%. La diminuzione è anche più sensibile per quanto riguarda i prodotti più pericolosi, tendenza favorita dagli orientamenti della politica comunitaria e nazionale». Come si può però osservare dai grafici di fianco, dopo anni di calo costante la vendita di prodotti fitosanitari è tornata a crescere dal 2013 al 2014, quando la serie storica si interrompe.

In termini assoluti i quantitativi di pesticidi immessi sul mercato risultano comunque rilevanti: «Nel 2014 sono stati immessi in commercio circa 130 mila tonnellate di prodotti fitosanitari, con un contenuto di principi attivi pari a circa 59 mila tonnellate. Il 62,1% dei principi attivi sono fungicidi, seguono i “vari”- fumiganti, i fitoregolatori, i molluschicidi, i coadiuvanti, etc.- (14,8%), gli erbicidi (13,1%), gli insetticidi e acaricidi (9,4%) e i biologici (0,5%)», mentre sono «circa 400 le sostanze impiegate in agricoltura in vaste aree di territorio».

Con effetti che proseguono molto oltre la commercializzazione sul mercato di un prodotto, rendendo il monitoraggio dei pesticidi – e dei loro effetti – ancora più complesso: come osservano gli esperti, ad esempio, anche «il ritiro dal mercato può non risolvere i problemi di contaminazione dovuti all’uso passato delle sostanze, come dimostrano i dati di monitoraggio, mentre le valutazioni previsionali dell’esposizione risentono della carenza e dell’estrema variabilità dei dati disponibili».