Politica agricola comune, gli ambientalisti delusi dal nuovo regolamento

La Commissione Ue propone di modernizzare e semplificare la Pac, ma per la Coalizione italiana #CambiamoAgricoltura non c’è cambiamento di modello

[1 giugno 2018]

Oggi la Commissione europea ha proposto il nuovo Regolamento per la Politica agricola comune  Pac e afferma che «Con un bilancio di 365 miliardi di euro, le proposte assicurano che la Pac resti una politica “a prova di futuro”, continui a sostenere gli agricoltori e le comunità rurali, guidi lo sviluppo sostenibile dell’agricoltura dell’Ue e rispecchi l’ambizione dell’Ue in materia di tutela ambientale e di azione per il clima. Le proposte odierne conferiscono agli Stati membri maggiore flessibilità e responsabilità per scegliere come e dove investire i propri finanziamenti Pac al fine di raggiungere traguardi ambiziosi stabiliti a livello dell’Ue per un settore agricolo intelligente, resiliente, sostenibile e competitivo, assicurando al tempo stesso un sostegno equo e più mirato al reddito degli agricoltori».

Tutto bene quindi? No a sentire le Associazioni della Coalizione italiana #CambiamoAgricoltura (Lipu, Wwf, Legambiente, Fai, Federbio, Isde, Associazione agricoltura biodinamica, Pro Natura e Aiab), sostenuta dalla Fondazione Cariplo, secondo le quali: «La proposta di Regolamento della Pac post 2020, presentata oggi dalla Commissione Ue, non è solo una occasione persa per un utilizzo migliore dei fondi comunitari sull’agricoltura ma rappresenta una promessa non mantenuta. La proposta delude le aspettative di centinaia di migliaia di cittadini europei che hanno chiesto una radicale riforma della Pac, una riforma che premi l’agricoltura sana, pulita ed equa. La natura e i paesaggi rurali non potranno sopravvivere a un altro decennio di agricoltura intensiva. È ora di cambiare rotta e fare della Pac uno dei motivi per cui i cittadini possano continuare a credere nel progetto politico dell’Unione Europea».

Ma cosa ha proposto la Commissione Ue? Ecco i principali punti per una Pac moderna e semplificata:

Un nuovo metodo di lavoro. Gli Stati membri godranno di una maggiore flessibilità per quanto riguarda le modalità di utilizzo delle dotazioni loro assegnate e potranno progettare programmi su misura che rispondano più efficacemente alle preoccupazioni degli agricoltori e delle comunità rurali in senso ampio. Gli Stati membri avranno anche la possibilità di trasferire fino al 15% delle proprie dotazioni PAC dai pagamenti diretti allo sviluppo rurale e viceversa, per assicurare il finanziamento delle proprie priorità e misure. Saranno assicurate condizioni di parità tra gli Stati membri attraverso: piani strategici definiti per l’intero periodo, che stabiliscano le modalità con cui ciascuno Stato membro intende conseguire nove obiettivi economici, ambientali e sociali a livello dell’UE, utilizzando sia il sostegno sotto forma di pagamenti diretti che quello per lo sviluppo rurale. La Commissione approverà ogni piano per assicurare la coerenza e la tutela del mercato unico; la Commissione seguirà da vicino i risultati di ciascun paese e i progressi verso il raggiungimento dei target concordati.

Una politica più equa mediante un sostegno più mirato. I pagamenti diretti rimarranno una componente essenziale della politica, assicurandone la stabilità e la prevedibilità per gli agricoltori. Sarà data priorità al sostegno delle aziende agricole di piccole e medie dimensioni, che costituiscono la maggioranza nel settore agricolo dell’UE, e agli aiuti ai giovani agricoltori. La Commissione continuerà ad adoperarsi per una distribuzione più equa dei pagamenti diretti tra gli Stati membri mediante la convergenza esterna.

Inoltre: i pagamenti diretti agli agricoltori saranno ridotti a partire da 60 000 € e limitati a 100 000 € per azienda agricola. Si terrà debitamente conto del costo del lavoro. In questo modo si assicura una distribuzione più equa dei pagamenti; le aziende agricole di piccole e medie dimensioni riceveranno un sostegno più elevato per ettaro; i paesi dovranno accantonare almeno il 2% della dotazione per pagamenti diretti per aiutare i giovani agricoltori ad avviare la propria attività. Tale iniziativa sarà integrata da un sostegno finanziario per lo sviluppo rurale e diverse misure per facilitare l’accesso alla terra e i trasferimenti di terreni.

Ambizioni più elevate in materia di ambiente e di azione per il clima. I cambiamenti climatici, le risorse naturali, la biodiversità, gli habitat e i paesaggi sono tutti aspetti compresi negli obiettivi a livello dell’UE proposti oggi. Il sostegno al reddito degli agricoltori dipende già dall’attuazione di pratiche rispettose dell’ambiente e del clima e la nuova PAC richiederà agli agricoltori di conseguire obiettivi più ambiziosi grazie a misure obbligatorie e basate su incentivi: i pagamenti diretti saranno subordinati a requisiti ambientali e climatici più rigorosi;ciascuno Stato membro dovrà offrire regimi ecologici che aiuteranno gli agricoltori ad andare oltre i requisiti obbligatori e che saranno finanziati con una quota delle dotazioni nazionali per i pagamenti diretti; almeno il 30% di ciascuna dotazione nazionale per lo sviluppo rurale sarà dedicata alle misure ambientali e climatiche; il 40% del bilancio complessivo della Pac dovrebbe contribuire all’azione per il clima; oltre alla possibilità di trasferire il 15% delle dotazioni tra i pilastri, gli Stati membri avranno anche la possibilità di trasferire un ulteriore 15% dal pilastro 1 al pilastro 2 per le spese relative alle misure climatiche e ambientali (senza cofinanziamento nazionale).

Maggiore utilizzo di conoscenze e innovazioni. Una Pac più moderna si avvarrà delle tecnologie e delle innovazioni più recenti, fornendo un aiuto sul campo agli agricoltori e alle pubbliche amministrazioni, in particolare: mettendo a disposizione un bilancio di 10 miliardi di € nell’ambito del programma di ricerca dell’UE Orizzonte Europa destinati a progetti di ricerca e innovazione nel settore dell’alimentazione, dell’agricoltura, dello sviluppo rurale e della bioeconomia; incoraggiando gli Stati membri a utilizzare i big data e le nuove tecnologie per i controlli e il monitoraggio (ad esempio, verificando le dimensioni dell’azienda agricola ai fini delle domande di pagamenti diretti mediante dati satellitari), con una conseguente diminuzione della necessità di effettuare controlli in loco; promuovendo la digitalizzazione della vita rurale, ad esempio ampliando l’accesso alla banda larga nelle regioni rurali, migliorando così la qualità della vita in queste regioni e contribuendo ulteriormente alla competitività della produzione agricola europea.

Il vicepresidente della Commissione Ue responsabile per l’occupazione, la crescita, gli investimenti e la competitività, Jyrki Katainen,  ha ribadito che «La politica agricola comune è una delle nostre politiche principali e incide sulla vita di tutti gli europei. Queste solide proposte contribuiranno ad aumentare la competitività del settore agricolo, rafforzandone al tempo stesso la sostenibilità. Con il nuovo modello di attuazione, diamo più sussidiarietà agli Stati membri per potenziare l’efficacia della politica e monitorarne meglio i risultati» e Phil Hogan, Commissario Ue per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, concorda: «La proposta di oggi realizza l’impegno della Commissione a modernizzare e semplificare la politica agricola comune, mettere in atto una vera sussidiarietà con gli Stati membri, assicurare un settore agricolo più resiliente in Europa e accrescere il livello di ambizione in materia di ambiente e clima della politica».

Dichiarazioni che non convincono affatto la Coalizione italiana #CambiamoAgricoltura: «Il nuovo Regolamento, infatti, indebolisce gli impegni verso l’ambiente eliminando nel I pilastro le pratiche verdi “obbligatorie” (greening) e introducendo degli “interventi ecologici” che potranno essere applicati su base volontaria, senza prevedere per essi una quota di budget dedicata (a differenza della quota minima del 30% attuale), lasciandone libera scelta agli stati membri che potranno anche stabilire le tipologie di pratiche da attuare a livello nazionale. Questo perché la riforma prevede una massiccia ri-nazionalizzazione con un ampliamento del potere decisionale dei singoli Stati membri che rischia, se non ben indirizzata, di indebolire la coerenza e l’efficacia delle politiche soprattutto in tema di sostenibilità. Tutto ciò è ulteriormente aggravato da quanto previsto dal budget europeo che taglia i fondi alla PAC soprattutto nel comparto di sostegno allo sviluppo rurale (II Pilastro). Il risultato sarà, quindi, un più che dimezzamento dei fondi dedicati all’ambiente».

Ora la parola passa agli Stati membri e al Parlamento Europeo che nei prossimi mesi dovranno analizzare ed emendare la proposta di Regolamento. «Sarà quindi loro la responsabilità di rendere la futura Pac più coerente con le aspettative dei cittadini – dicono gli ambientalisti – garantendo la salvaguardia della biodiversità ed un adeguato sostegno ai modelli di agricoltura sostenibile, come l’agricoltura biologica e biodinamica, conservando i nostri paesaggi rurali. L’agricoltura intensiva, anche in Europa, ha pesanti responsabilità nel concorrere all’inquinamento delle acque, al cambiamento climatico e alla perdita di biodiversità. Noi siamo convinti che l’agricoltura possa diventare una parte della soluzione per questi problemi, per questo però l’Unione europea deve utilizzare le risorse Pac per promuovere la svolta ecologica in questa attività che presidia quasi la metà del territorio dell’Unione. La proposta di regolamento non va in questa direzione, per questo deve essere profondamente rivista!»

Per questo, la Coalizione #CambiamoAgricoltura rivolge un appello ai nostri parlamentari europei e chiede al nuovo ministro dell’agricoltura in pectore, Gian Marco Centinaio, di «affrontare questa sfida fondamentale per il futuro dell’Europa ma soprattutto del nostro Paese, la cui economia, i paesaggi e le comunità rurali sono ancora profondamente dipendenti da un’agricoltura sostenibile dal punto di vista economico, ambientale e sociale».