Prodotti biologici: le nuove regole Ue. Gli italiani votano contro. Verdi a favore

Federbio: confermiamo il giudizio negativo. Associazione biodinamica: gli italiani potranno mangiare prodotto bio contaminato

[20 aprile 2018]

Con 466 voti in favore, 124 voti contrari e 50 astensioni, il Parlamento europeo ha approvato ieri la nuova regolamentazione Ue sulla produzione e l’etichettatura dei prodotti biologici, già concordata nei negoziati fra Parlamento e ministri europei, Secondo il relatore, il verde tedesco Martin Häusling , «“Il voto parlamentare darà più certezza e chiarezza sia ai produttori agricoli dell’Ue sia ai consumatori. Le nuove norme miglioreranno la qualità dei cibi biologici nell’Unione, ma serviranno anche a rispondere ai bisogni di un mercato in rapida espansione», dichiarazioni che non hanno convinto gli europarlamentari italiani che hanno votato tutti contro.

Il presidente di Federbio, Paolo Carnemolla, spiega che «Il Parlamento ha ratificato il testo su cui s’era raggiunto l’accordo di massima tra le tre istituzioni nel novembre scorso. Nonostante un giudizio che nel complesso confermiamo negativo, già allora avevamo riconosciuto lo sforzo compiuto dalle diverse parti in causa per migliorare il testo iniziale della Commissione. Sono state tenute in considerazione alcune delle richieste dei produttori biologici, tra queste la possibilità della certificazione di gruppo per le piccole aziende agricole riunite in cooperative e organizzazioni locali, strumenti per garantire un quadro di controllo e di garanzie anche sui prodotti importati dai Paesi extra europei. Lo sviluppo del settore biologico deve ora diventare una priorità delle politiche europee e nazionali, a partire dalle programmazioni regionali dei Piani di sviluppo rurale agli acquisti verdi della pubblica amministrazione».

In una nota l’Europarlamento riassume i punti salienti; «Controlli rigidi e basati sul rischio di contaminazione lungo tutta la catena di approvvigionamento. Grazie all’insistenza del Parlamento, i controlli saranno effettuati in sede per tutti gli operatori, annualmente di regola o ogni due anni se nessuna irregolarità è stata riscontrata nel corso di tre anni. Tutti i prodotti importati da paesi extra Ue dovranno rispettare gli standard dell’Ue. Le attuali norme in materia di “equivalenza”, che impongono ai Paesi terzi di conformarsi a norme simili ma non identiche, saranno eliminate entro cinque anni dall’entrata in vigore».

Altre a queste tutele dalla concorrenza sleale proveniente dall’estero, la nuova regolamentazione e punta anche ad aumentare la produzione biologica nell’Unione europea e in particolare «l’offerta di semi biologici per soddisfare i bisogni degli agricoltori: le deroghe che permettono l’utilizzo di semi convenzionali nella produzione biologica saranno eliminati entro il 2035. Aziende agricole miste per incoraggiare la produzione: le aziende agricole che producono sia prodotti convenzionali che biologici continuano a essere autorizzate, a condizione che le due attività agricole siano chiaramente ed efficacemente separate. Certificazioni più facili per i piccoli coltivatori: le certificazioni di gruppo permetterebbero ai piccoli coltivatori che si convertono al biologico di risparmiare soldi e tempo».

Per evitare la contaminazione da pesticidi chimici o fertilizzanti sintetici il testo approvato prevede  «Misure precauzionali: i coltivatori e altri operatori nella catena di approvvigionamento saranno obbligati ad applicare una serie di misure per evitare la contaminazionese si sospetta la presenza di un pesticida o un fertilizzante non autorizzato, il prodotto finale non potrà essere etichettato come biologico fino ad ulteriori indagini; se la contaminazione risulterà volontaria o se l’operatore non ha applicato le misure precauzionali, il prodotto perderà lo status di alimento biologico. Gli Stati membri che al momento applicano soglie massime per le sostanze non autorizzate nei cibi biologici, come pesticidi, potranno continuare a farlo, a condizione che permettano ai prodotti biologici provenienti da altri paesi UE e che rispettano le regole dell’Unione, di entrare nel loro mercato. Quattro anni dopo l’entrata in vigore di questo regolamento la Commissione valuterà l’efficacia delle norme europee contro la contaminazione e le soglie nazionali e, se necessario, elaborerà un progetto di legge per armonizzarle».

Il testo concordato dovrà essere formalmente approvato dal Consiglio UE prima che possa essere applicato. Dovrebbe entrare in vigore dal 1 gennaio 2021.

Secondo Paolo De Castro (PD), ex ministro dell’agricoltura italiano e vicepresidente della Commissione agricoltura del Parlamento europeo, «L’esito dei negoziati per dare nuove regole alla produzione biologica in Europa rappresenta un’occasione persa. Per noi, tuttavia, la sfida di replicare o avvicinare il più possibile il sistema europeo al modello biologico di alta qualità e sostenibilità italiano resta aperta. Il punto cruciale negativo è aver eliminato completamente le soglie per i residui di fitofarmaci. Che differenza c’è con l’agricoltura convenzionale?»

De Castro ha chiesto di «Seguire la legislazione più stringente in vigore in Italia al fine di garantire una concorrenza leale per i produttori e gli operatori del settore, di prevenire le frodi e migliorare la fiducia dei consumatori. L’accordo finale rappresenta un compromesso al ribasso. La palla e’ ora nel campo della prossima Commissione europea che ha la possibilità di proporre standard di produzione più elevati prima dell’entrata in applicazione del nuovo regolamento Ue nel 2021. Ricordo che l’Italia e’ prima tra i 28 Paesi in termini di produzione biologica e seconda per superficie coltivata: 1,8 milioni di ettari contro  2 milioni in Spagna. La produzione biologica è destinata a crescere».

Invece, per i Verdi/Ale europei, «Questa nuova regolamentazione è una buona notizia sia per gli agricoltori biologici che per i consumatori. Le regole attuali sono totalmente obsolete, proprio come lo sono le numerose derogazioni risalenti agli anni ’90. Il settore biologico, in effetti, si è sviluppato fortemente solo dopo, e ha conosciuto un’espansione assolutamente notevole. Questa nuova legislazione, semplificando le regole vigenti, permetterà di sostenere meglio la crescita continua di questo settore. Abbiamo provveduto affinché tutte le importazioni di prodotti biologici abbiano l’obbligo di conformarsi alle norme alimentari vigenti in Ue. Gli agricoltori europei non saranno quindi discriminati rispetto ai loro concorrenti internazionali, e ciò rafforzerà la fiducia dei consumatori riguardo la qualità dei prodotti.  Le nuove regole permetteranno anche di mettere sul mercato varietà di semi tradizionali, oltre che di stimolare le attività di allevamento biologico e incoraggiare gli agricoltori a lavorare con le proprie sementi, piuttosto che essere dipendenti dalle varietà industriali. Si tratta di cambiamenti rivoluzionari nelle regole di commercializzazione delle sementi. Ciò permetterà che emerga una nuova offerta di semi, più adatti ai bisogni ed ai vincoli specifici dell’agricoltura biologica, il tutto garantendo una maggiore conservazione della biodiversità, dalla quale i cittadini europei beneficeranno direttamente. La Commissione europea è stata inoltre incaricata di studiare le misure che permetterebbero di evitare che le aziende biologiche subiscano la contaminazione dai pesticidi. Attendiamo dunque i risultati di questa inchiesta, ed attendiamo delle misure forti al fine di proteggere i consumatori e ricompensare gli agricoltori».

Invece, il via libera del Parlamento Europeo lascia molto perplesso il presidente dell’Associazione per l’agricoltura biodinamica, Carlo Triarico, che ha sottolineato che la normativa approvata «permette teoricamente la vendita di prodotto biologico contaminato involontariamente da sostanze non ammesse, cosa che l’Italia ha sempre vietato e continuerà a vietare. In sostanza, le nuove norme permetterebbero importazioni di prodotti bio teoricamente meno controllati di quelli nazionali, danneggiando così sia i consumatori che i produttori italiani. L’agricoltura biodinamica, riconosciuta dal regolamento UE, continuerà ad applicare il regolamento europeo fedelmente, ma introducendo tutte le restrizioni necessarie a farne un caso esemplare di agro-ecologia e tenere alta la bandiera della qualità assieme a tutto il settore biologico»

L’Associazione per l’agricoltura biodinamica chiede «ora una campagna di comunicazione e una ferma posizione italiana, perché i regolamenti attuativi che seguiranno sostengano gli agricoltori dell’agricoltura biologica e biodinamica, sempre esente da sostanze non ammesse, affermando la sua qualità nel made in Italy». Triarico aggiunge: «Poiché le condizioni di importazione dei prodotti bio da Paesi terzi dovranno sottostare alle stesse condizioni, a questo punto si apre la questione ancora più grave della possibilità di importazione di prodotti extra Ue parimenti contaminati involontariamente. Visti i bassi standard di alcuni Paesi, i cittadini italiani potranno mangiare prodotto bio contaminato in concorrenza col prodotto italiano, che invece dovrà avere zero residui».

Il presidente dell’Associazione per l’agricoltura biodinamica conclude: «L’agricoltura biologica e biodinamica vedono  sempre al centro gli agricoltori, ma bisogna vigilare perché questi restino centrali, rispetto ad altri interessi che, è evidente da questo nuovo regolamento, tendono a diventare egemonici. Un esempio è l’autorizzazione ad alcuni paesi del Nord Europa a coltivare i prodotti biologici senza usare il terreno per i prossimi 10 anni. È una rappresentazione di quello che non vogliamo e della volontà di marginalizzare la terra e i contadini che stanno cambiando il modello agricolo mondiale».