Ricercatori italiani svelano il gene che spiega il mistero delle pesche noci

[5 marzo 2014]

Le pesche nettarine, meglio note come pesche noci, sono di casa in Italia. Il Bel Paese è il secondo produttore mondiale con una produzione annua di 1.3 milioni di tonnellate. Meglio di noi fa solamente la Cina, che dopotutto è anche il luogo originario di domesticamento di questa specie. Tuttavia, fino od oggi, da cosa dipendesse il loro caratteristico aspetto era per chiunque un mistero.

Una buccia liscia e lucente ha reso le pesche nettarine sempre più richieste negli anni, riuscendo a garantire al prodotto una grande fetta del mercato italiano, con percentuali che oscillano attorno al 30%. Ma il segreto genetico che si nascondeva dietro quella buccia così particolare è stato svelato soltanto adesso. A svelare l’arcano sono stati ricercatori del CRA- Centro di Ricerca per la Frutticoltura di Roma, Parco Tecnologico Padano di Lodi e dell’Università Statale di Milano, in collaborazione con l’Università di Bologna l’IGA di Udine. Insieme, hanno identificato il gene responsabile della perdita della caratteristica peluria della pesca noce.

Il gene responsabile si chiama PpeMYB25, ed è stato descritto all’interno di un articolo apparso su Plos ONE. La sua funzione sembra essere quella di controllore della formazione sul frutto dei tricomi, le strutture filiformi che creano la peluria nei vegetali. Questa scoperta – sottolineano dall’Università di Milano – permetterà ora di distinguere con assoluta certezza pesca e nettarina, grazie all’analisi del loro DNA. Finora le si potevano distinguere unicamente grazie alla storia della pianta o, ovviamente, dal frutto. Questo, ad esempio, richiedeva, nel caso di coltivazione di piante ottenute da seme dopo incrocio, 2-3 anni per attendere che la pianta arrivasse a frutto. Ora non dovremo più attendere che l’albero fruttifichi, basterà leggere il suo DNA.

«Grazie a questa scoperta – spiega Ignazio Verde del CRA di Roma – potremo ora selezionare a uno stadio molto precoce le piante di pesco senza mai perdere di vista il carattere nettarina, rendendo più efficiente il processo di selezione varietale».

Già precedenti studi condotti da gruppi di ricerca in tutto il mondo avevano cercato di trovare il bandolo della matassa, non riuscendo tuttavia a giungere oltre l’identificazione della regione (ancora troppo grande, oltre 1 milione di basi) in cui si supponeva si trovasse il gene.

Ora il gruppo di ricercatori italiani, che avevano già partecipato al consorzio internazionale per il sequenziamento del genoma del pesco (230 milioni di basi in totale), sono riusciti a fare centro scoprendo che il gene in questione è in realtà un gene della famiglia MYB, che riunisce diversi fattori di trascrizione, cioè geni capaci di attivare specifiche vie metaboliche e funzioni nelle cellule, come ad esempio la colorazione del seme in mais.

«Per cercare di capire – spiega Laura Rossini, ricercatrice dell’Università di Milano che opera presso il Parco Tecnologico Padano – quale gene controlla questo carattere, abbiamo utilizzato un incrocio fra una varietà di pesca (Contender) con una di nettarina (Ambra) andando poi a cercare il gene responsabile di questo carattere in una regione ristretta del genoma. Confrontando la sequenza del DNA di questa regione in diverse pesche e nettarine abbiamo identificato 291 differenze tra le une e le altre. Una di queste differenze suggeriva come candidato un gene MYB che è strettamente imparentato con un gene responsabile della formazione delle fibre del cotone. Questa differenza abbiamo scoperto era dovuta alla presenza nelle nettarine, all’interno di questo gene, di un frammento di DNA che ne distrugge la funzionalità».