Riforma della Pac: faccia a faccia tra associazioni ambientaliste e De Girolamo

[15 novembre 2013]

Sono tornate alla carica le 14 Associazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica (Aiab, Associazione per l’Agricoltura Biodinamica, Fai, Federbio – Upbio, Firab, Italia Nostra, Legambiente, Lipu, Slow Food, Touring Club Italiano, Pro Natura, Società Italiana Ecologia del Paesaggio, Wwf) chiedendo al ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Nunzia De Girolamo, e ai vari funzionari presenti di aprire un confronto sull’applicazione a livello nazionale della Pac (Politica agricola comune), anche in vista della definizione, da parte del Governo d’intesa con le Regioni, del quadro strategico di riferimento per la programmazione di tutti i Fondi comunitari per il periodo 2014 – 2020. «E’ fondamentale avere un quadro su come il ministero sta lavorando sulla nuova programmazione e come intende muoversi  in termini di strategia e rapporti con il partenariato– ha dichiarato la portavoce del tavolo Maria Grazia Mammuccini-.  A partire da questo primo confronto di oggi, chiediamo al ministro De Girolamo che nell’ambito del partenariato siano opportunamente coinvolte tutte le associazioni del mondo agricolo, compreso quelle del biologico, e quelle di protezione ambientale, attraverso forme di partecipazione non solo formali ma sostanziali».

Per quanto riguarda l’accordo raggiunto a livello europeo le associazioni rilevano più ombre che luci. In particolare è ritenuto negativo il primo pilastro sugli aiuti diretti, dove non si è vista una vera svolta verso un nuovo modello agricolo in grado di premiare le aziende più virtuose, che producono i maggiori benefici per la società, cibo sano, tutela dell’ambiente e capacità di creare lavoro per i giovani. Tra gli aspetti positivi della riforma, le Associazioni sottolineano che le nuove regole comunitarie lasciano margini di manovra, agli stati membri, nell’applicazione della nuova Pac 2014-2020, sulla quale le Associazioni chiedono si realizzino scelte chiare e si individuino priorità e strategie adeguate alla crisi economica che vivono  le imprese agricole e l’intero sistema economico.

«Apprezziamo la disponibilità del ministro all’apertura di questo confronto e al coinvolgimento delle associazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica – ha aggiunto la portavoce del tavolo Maria Grazia Mammuccini- Per noi è uno stimolo alla partecipazione nelle diverse sedi che affronteranno l’applicazione delle varie misure della Pac, impegnandosi a portare il proprio contributo e ad elaborare proposte concrete».

Numerose e dettagliate le proposte che nell’occasione sono state portate all’attenzione del ministro: l’applicazione della percentuale massima consentita per la modulazione dal primo al secondo pilastro (15%) per aumentare la dotazione finanziaria dello sviluppo rurale e che permetterebbe di liberare ulteriori risorse per l’innovazione, l’ambiente, la competitività, la multifunzionalità e il tessuto sociale nelle zone rurali; il reale coinvolgimento del partenariato, comprese le associazioni dell’agricoltura biologica e le associazioni ambientaliste, sia nella fase di programmazione sia nella fase di applicazione delle misure; per l’agricoltura biologica le associazioni chiedono di raggiungere entro il 2020, l’obiettivo di almeno il 20% della Sau (Superficie agricola utile) nazionale, «considerato che il modello biologico oggi rappresenta il miglior investimento di risorse pubbliche per creare occupazione, migliorare il nostro ambiente, riqualificare la vita delle aree rurali, spingere verso la multifunzionalità e la diversificazione delle attività delle aziende agricole».

Inoltre, le Associazioni chiedono si preveda un sottoprogramma per il sostegno all’agricoltura biologica, per incentivare la nascita di filiere del biologico, dalla produzione alla trasformazione e commercializzazione, e favorire la nascita di biodistretti in particolare in aree vocate e a elevato valore naturale o siti Natura 2000. Tra le altre richieste avanzate dalle associazioni, l’utilizzo degli accordi agroambientali d’area tematici, dedicati alle due priorità ambientali dello sviluppo rurale (Preservare e migliorare ecosistemi collegati all’agricoltura e Transizione verso una “low carbon economy”) per la gestione di programmi plurimisure con un impegno complessivo minimo del 50% delle risorse del secondo pilastro; il completamento del processo di definizione del Piano di azione nazionale (Pan) per l’uso sostenibile dei fitofarmaci. Infine è stata chiesta l’adozione di un Programma nazionale per l’innovazione per la promozione di Pei (Partenariati europei per l’innovazione) a livello nazionale (e regionale) dedicati alle due priorità ambientali dello sviluppo rurale.