Senza donne non c’è sostenibilità: la disuguaglianza di genere legata a povertà e fame

[19 dicembre 2016]

«Quando s’investe in un uomo, s’investe in un individuo. Quando s’investe in una donna, s’investe in una comunità». Il presidente dell’Ifad (Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo) Kanayo F. Nwanze ha sintetizzato in poche ma incisive parole il messaggio arrivato durante l’evento di alto livello co-organizzato dalla Fao, dalla Commissione europea e dalla presidenza slovacca del Consiglio Ue, dedicato a sottolineare come raggiungere la parità di genere e dare maggiori strumenti alle donne non sia solo la cosa giusta da fare, ma sia anche un ingrediente fondamentale nella lotta contro la povertà estrema, la fame e la malnutrizione.

Il direttore generale della Fao José Graziano da Silva ha spiegato che «le donne sono la spina dorsale del nostro lavoro in agricoltura», facendo notare che esse rappresentano il 45% per cento della forza lavoro agricola nei paesi in via di sviluppo, una percentuale che sale fino al 60% in alcune parti dell’Africa e dell’Asia. Questi numeri da soli sottolineano l’importanza di garantire che le donne rurali godano di una parità di condizioni, ha continuato da Silva. «È solo questione di opportunità, i dati dimostrano che quando alle donne vengono date le opportunità, i rendimenti aumentano, così come i loro redditi, e le risorse naturali sono meglio gestite. Migliora anche la nutrizione e i mezzi di sussistenza sono meglio garantiti».

Questo è il motivo per cui le donne rurali sono attori chiave nello sforzo di raggiungere tutti gli obiettivi di sviluppo sostenibile – ma soprattutto di quello di liberare il mondo dalla fame e dalla malnutrizione – ha aggiunto Graziano da Silva.

«Si dice spesso che se si offre formazione ad una donna, si forma un’intera generazione – ha continuato Neven Mimica, Commissario dell’Unione Europea per la cooperazione e lo sviluppo internazionale – Lo stesso vale se diamo alle donne maggiori strumenti – non solo attraverso l’accesso alla conoscenza, ma anche alle risorse, alle pari opportunità, e dando loro una voce».

Eppure, le statistiche attuali indicano che il mondo è lontano dal raggiungere questo obiettivo: «Sappiamo che i rendimenti agricoli aumenterebbero di quasi un terzo se le donne avessero lo stesso accesso alle risorse degli uomini. Di conseguenza, ci sarebbero fino a 150 milioni in meno di affamati nel mondo. E sappiamo che i bambini hanno significativamente migliori prospettive per il futuro, quando le loro madri sono sane, in buone condizioni economiche e istruite. Soprattutto durante i primi 3 anni di vita».

«È solo attraverso l’emancipazione delle donne rurali che siamo in grado di sbloccare il potenziale dei sistemi alimentari globali. Sostenerle – ha concluso Denise Brown, direttrice delle Emergenze al Pam (Programma alimentare mondiale) è essenziale per creare resilienza, per costruire imprese più forti, e nel lungo periodo migliorare la sicurezza alimentare».