Stop glifosato: cambiare la Pac per un sistema agroalimentare sostenibile e senza pesticidi

45 Associazioni scrivono al ministro Martina. Il 6 marzo Consiglio dei ministri dell’agricoltura Ue

[3 marzo 2017]

Il 6 marzo il Consiglio dei ministri europei dell’agricoltura inizia la discussione sulla revisione della Politica agricola comune (Pac) dell’Unione Europea, «Per decidere  – dicono alla Coalizione #StopGlifosato –  se ben più di un terzo delle spese comunitarie deve andare a favore di un’agricoltura pulita in grado di produrre cibo sano, ambiente, lavoro nell’interesse di tutti i cittadini o a finanziare l’inquinamento, lo spopolamento delle campagne e l’impoverimento della qualità dei cibi».

Dopo la recente decisione della regione Toscana di allinearsi alla Calabria, eliminando il glifosato dai disciplinari dell’agricoltura integrata finanziati con il PSR, e il successo che in tutta Europa sta raccogliendo l’iniziativa dei cittadini europei (Ice) per raccogliere 1 milione di firme contro il glifosato,  le 45 Associazioni italiane della Coalizione #StopGlifosato, chiedono con una lettera inviata al ministro Maurizio Martina che al Consiglio agricoltura del 6 marzo «L’Italia assuma una posizione chiara e si schieri nettamente a favore di una modifica dell’intera Pac. La Politica agricola comune della Ue, infatti, nonostante utilizzi circa il 38% del bilancio comunitario, pari a oltre 55 miliardi di Euro all’anno, ha clamorosamente fallito la ricerca di soluzioni efficaci ai problemi che affliggono il settore agricolo, l’agroecosistema e la società rurale. Le promesse di realizzare una politica equa e verde, con una necessaria semplificazione burocratica, fatte dall’ultima riforma non sono state mantenute. E’ ormai chiaro che l’attuale politica è inadeguata ad affrontare i problemi delle aziende agricole e non contribuirà a risolvere la crisi ambientale globale».

Per Maria Grazia Mammuccini, portavoce delle Associazioni, «E’ possibile agire subito con scelte concrete per una riforma radicale della Pac, perché i primi dati sull’attuazione del periodo di programmazione 2014 – 2020 confermano che questo strumento finanziario dell’Unione Europea è iniquo ed insostenibile».

#StopGlifosato evidenzia che «I  dati presentati recentemente nell’ambito della Rete rurale nazionale dimostrano infatti che la Pac attuale, attraverso i Piani di sviluppo rurale, assegna a pratiche agricole che consentono l’uso della chimica di sintesi come l’agricoltura integrata e quella conservativa 2,4 miliardi di euro, contro gli 1,7 miliardi destinati all’agricoltura biologica e biodinamica, due pratiche agronomiche che non utilizzano sostanze chimiche di sintesi, ben il 30% in meno. Ma non solo. In moltissime regioni sommando le diverse premialità l’importo a ettaro dei contributi  è superiore per chi produce facendo uso del  glifosato,  il diserbante più utilizzato in agricoltura accusato di essere probabilmente cancerogeno per l’uomo, rispetto a chi produce in biologico e biodinamico. Ecco alcuni esempi: in Puglia l’olivo coltivato con il metodo dell’integrato più impegni aggiuntivi ha un premio a ettaro di 426 e in biologico di 377 euro. In Sicilia per le ortive in produzione integrata più impegni aggiuntivi il premio è 660 euro a ettaro e per il biologico 600 euro. In Sardegna per la vite in produzione integrata più impegni aggiuntivi il premio è 587 euro a ettaro mentre per il biologico è 465 euro».

Secondo la Mammuccini, «Con l’attuale crisi strutturale ed economica e con l’affermarsi di nuove sfide sociali in Europa, diventa ancora più importante assicurare che le risorse pubbliche investite con la PAC producano ricadute utili e positive per tutti i cittadini. E’ inammissibile oggi premiare con risorse pubbliche pratiche agricole che costituiscono una minaccia per la nostra salute e per la tutela dell’ambiente. E’ a dir poco paradossale che oggi la Pac garantisca premi all’agricoltura convenzionale, basata sul massiccio uso della chimica di sintesi,  in molti casi superiori rispetto a quelli a sostegno dell‘agricoltura biologica».

L’agricoltura  bio non è sostenuta solo dalle ragioni dell’ambiente e dei cittadini ma anche dalla comunità scientifica, che in una ampia ricerca condotta per oltre 30 anni ha dimostrato i maggiori effetti positivi rispetto a quella convenzionale in termini di fertilità del suolo, dispendio energetico, riduzione gas serra, guadagno economico. Conclusioni sostenute da studi indipendenti: per l’Università di Washington l’agricoltura biologica è la «chiave per la sostenibilità a livello globale», per la Royal Society, «aumentare la percentuale di agricoltura che utilizza metodi biologici e sostenibili non è una scelta, è una necessità». E il Parlamento europeo, in un documento del dicembre 2016, ha riconosciuto che «il consumo di alimenti biologici può ridurre il rischio di malattie allergiche e obesità».

Per #StopGlifosato «E’ giunto per questo il momento di dimostrare la volontà dell’Europa di salvaguardare l’interesse generale dei cittadini, degli agricoltori e dell’ambiente, con una Pac che garantisca la tutela del nostro prezioso capitale naturale e dimostri la sua capacità di agire contro il cambiamento climatico. L’Italia, con il suo patrimonio ambientale, di biodiversità, di paesaggio rurale e di prodotti agroalimentari di qualità deve saper fare la sua parte».

Le 45 Associazioni italiane – assieme a centinaia di organizzazione europee – chiedono dunque al ministro  Martina di farsi portavoce nel prossimo Consiglio europeo dedicato all’agricoltura di scelte che riguardano il futuro di tutti i cittadini europei e che devono andare nella direzione di un sistema agroalimentare sostenibile nel suo complesso.