Il progetto uno dei più importanti nella “biofortificazione” del mondo

Super banane con vitamina A, al via i primi test sull’uomo

Il prossimo passo sarà la produzione di Ogm in Africa

[20 giugno 2014]

E’ tutto pronto per avviare il primo trial al mondo delle banane “pro-vitamin A-enriched”, destinata a migliorare la salute e il benessere di milioni di ugandesi e di altri est-africani. Il progetto di un team della Queensland University of Technology (Qut), guidato da  James Dale e finanziato con quasi 10 milioni dollari dalla Bill and Melinda Gates Foundation, è considerato uno dei più importanti progetti di “biofortificazione” del mondo.

Dale spiega che «la sperimentazione umana è una significativa pietra miliare per questo progetto che è iniziato nel 2005 e che intorno al 2020 dovrebbe vedere la varietà di banane pro-vitamin A-enriched coltivate dagli agricoltori ugandesi. Le banane Highland o East African da cucinare, che vengono tagliate e cotte al  vapore, è un alimento base di molte nazioni dell’Africa orientale, ma ha bassi livelli di micronutrienti particolarmente di pro-vitamina A e ferro. Le conseguenze della carenza di vitamina A sono terribili con 650.000-700.000 bambini in tutto il mondo muoiono ogni anno per mancanza di pro-vitamina  ed almeno altri 300.000 diventare ciechi. C’è una buona evidenza che la carenza di vitamina A porti ad un sistema immunitario compromesso e può anche avere un impatto sullo sviluppo del cervello. In questo la buona scienza può fare una differenza enorme, arricchendo le colture di base come le banane ugandesi con pro-vitamina A e fornendo alle popolazioni povere e agli agricoltori di sussistenza cibo nutrizionalmente gratificante».

Le banane, o meglio i platani, sono state raccolte sul campo di test della Qut di Innisfail, nel Queensland settentrionale, e portate negli usa per effettuare la prima sperimentazione al mondo su esseri umani che  durerà per 6  settimane, con risultati conclusivi che verranno resi noti entro la fine dell’anno. Dale ha assicurato che i test già effettuati in laboratorio da ricercatori statunitensi sui gerbilli della Mongolia hanno avuto successo.

Il professore della Qut sottolinea che «Mentre all’esterno le piante di banane sembrano proprio come qualsiasi altro banano, all’interno sono tutta un’altra storia. La polpa di banana arricchita di pro-vitamina A è arancione invece che del colore crema a cui siamo abituati e infatti maggiore è la pro-vitamina A più arancione diventa la polpa di banana diventa. Puntiamo ad aumentare il livello di pro-vitamina A ad un livello minimo di 20 microgrammi per grammo di peso secco, al fine di migliorare significativamente lo stato di salute dei consumatori di banane africane».

I test di laboratorio iniziali sono stati eseguiti alla Qut a Brisbane e le prove sul campo nel Far North Queensland, poi sono partiti i primi trials  sul campo. Il lavoro di ingegneria genetica è stato fatto in Australia «Ora – spiega Dale – i geni davvero altamente performanti sono state presi in Uganda e sono stati messi lì  nei trials sul campo. Nel corso dei prossimi tre anni una linea d’elite di banani sarà selezionata ed utilizzato in campi di test in molte località in Uganda».

Il Paese africano è stato scelto perché il parlamento sta per approvare una legislazione che consente di commercializzare frutti  geneticamente modificati e con il pieno sostegno del governo ugandese, la nuova legislazione e le normative per consentire la commercializzazione di colture Ogm dovrebbero essere pienamente in vigore entro il 2020. Intanto esistono già regolamenti che consentono di testare in campo aperto colture geneticamente modificate.

Dale e la Bill and Melinda Gates Foundation  contano sul fatto che «una volta approvato in Uganda, non ci sarebbe alcun motivo per cui la stessa tecnologia non potrebbe essere utilizzata per arricchire le colture nei Paesi vicini dell’Africa orientale, tra cui il Rwanda, parti della Repubblica Democratica del Congo, Kenya e Tanzania. In Africa occidentale agricoltori coltivano banane da cucinare e la stessa tecnologia potrebbe essere facilmente trasferita  anche a quella varietà. Questo progetto ha il potenziale per avere un enorme impatto positivo sui prodotti alimentari di base in gran parte dell’Africa e così facendo aumenteremo la salute e il benessere di milioni e milioni di persone per più generazioni».

Per Dale non esistono problemi per le super banane Ogm e «la più grande sfida del progetto, passando da un progetto su piccola scala a uno su scala nazionale, è stata  puramente logistica», ma l’università sta  lavorando in partnership con un team di scienziati in Uganda, che,  nei prossimi anni, verrà  affiancato da cinque dottorandi ugandesi che attualmente stanno lavorano nel team di Dale.

Ma anche in Africa aumentano le perplessità sulla trasformazione Ogm di cibi di base come le banane/platano  ed in molti, soprattutto tra gli ambientalisti e le organizzazioni contadine,  non credono alle rassicurazione dell’industria biotech che gli Ogm non rappresentano né un rischio per la salute umana né per l’inquinamento delle specie agricole autoctone.

Anche in Africa  sta circolando il documento firmato nell’ottobre 2013 da 93 scienziati di tutto il mondo che sostengono che manca l’evidenza empirica e scientifica per approvare gli Ogm e che le affermazioni dell’industria biotech sul presunto consenso sulla sicurezza degli Ogm sono false. Per questo in molti chiedono che progetti come quelli della super banana vengano sottoposti a controlli e ricerche indipendenti. Il problema è che gli studi esistenti, come quello della Qut, che assicurano che gli Ogm sono innocui, sono molto finanziati dall’industria biotecnologica e da colossi come la Bill and Melinda Gates Foundation.