«L'Europa propone molto e riceve molto poco in cambio. Non siamo per il libero scambio senza regole»

Ttip: la Francia dice no. «Bloccheremo i negoziati entro la fine dell’anno»

Karl Lange (Spd), dalla Germania: «Troppi punti critici per sperare di arrivare rapidamente a un accordo»

[4 maggio 2016]

TTIP pollo

Il segretario di Stato per il commercio estero francese, Matthias Fekl, ha confermato che il blocco dei negoziati sul Traité de libre-échange transatlantique (Tafta, come chiamano i francesi il Ttip), «è oggi l’opzione più probabile» a causa dell’atteggiamento degli Stati Uniti.

Dopo la pubblicazione da parte di Greenpeace di 248 pagine di documenti che rivelano le conseguenze dannose per la salute dei consumatori e per l’ambiente del Ttip, Fekl insiste: «Denuncio da un anno l’atteggiamento [degli Usa]. Noi vogliamo la reciprocità. L’Europa propone molto e riceve molto poco in cambio. Questo non è accettabile. Allo stato attuale, l’accordo non è assolutamente accettabile».

Poi, intervenendo a Mardi politique su Radio France International, Fekl ha ribadito: «No è no. La Francia pensa di bloccare i negoziati con gli Stati Uniti sul Tafta». Quando?, gli ha chiesto un giornalista. «Entro la fine dell’anno», ha risposto il segretario di Stato, promettendo che «il nostro Paese non mollerà». Poco prima il presidente francese François Hollande aveva detto: «A questo stadio dei negoziati, la Franca dice no al Tafta perché non siamo per il libero scambio senza regole».

Dichiarazioni che hanno fatto più scalpore in Italia che in Francia, anche perché Hollande aveva già attaccato duramente il 25 aprile i negoziati sul Ttip, nel tentativo di riconciliarsi con la sinistra in piazza contro la sua “loi travail” e per presentarsi come il protettore dell’Europa contro l’asse Barack Obama-Angela Merkel sul Ttip.

Ma già il 15 aprile, durante una comparsa in televisione, Hollande aveva avvertito che «la Francia ha fissato le sue condizioni, la Francia ha detto che se non c’è reciprocità, se non c’è trasparenza, se per gli agricoltori è un pericolo, se non ha accesso agli appalti pubblici mentre gli Stati Uniti possono avere accesso a tutto quel che facciamo qui, io non lo accetterò». Insomma, la Francia era già da un mese pronta a dire no al Tafta/Ttip avversato sia dalla Gauche che dal Front national.

A quanto pare è stato proprio Fekl a convincere Hollande che il Ttip è un danno per l’Europa, ma secondo l’eurodeputato verde Yannick Jadot l’indignazione di Hollande contro il Ttip è finta: «Lui è il good cop (il poliziotto buono, ndr) della globalizzazione liberista. Pensa di piacere ai no-global, ma chiedendo l’apertura del mercato americano vuole che Veolia o Suez possano accedere al gas di scisto americano! Che schifo!». Secondo l’eurodeputato socialista Emmanuel Maurel, invece, «abbiamo bisogno di un “Buy european act”», ma confida ancora in Hollande: «Spero che sia deciso a imporre un rapporto di forza. A Bruxelles, alcuni pensano che la Francia bluffi…». Ma Fekl aveva già risposto ad entrambi con gli stessi toni usati ieri: «Se la Francia dice no, i negoziati si fermano».

Poi sono arrivati i Ttip-Leaks e l’opposizione al Trattato di libero scambio Ue-Usa ha ripreso vigore in tutta Europa, e anche in Germania si è alzata la flebile voce del portavoce al Parlamento dei socialdemocratici della Spd: Karl Lange che ha detto che ci sono troppi punti critici per sperare di arrivare rapidamente a un accordo.

Come scrive France24, «Greenpeace ha di che rallegrarsi: le due principali locomotive politiche dell’Ue chiudono sull’ambizioso progetto di liberalizzazione del commercio transatlantico».

I sostenitori del Ttip respingono le critiche di Ong e governi come menzogne e dicono che l’intransigenza americana è solo una scelta tattica per superare le indecisioni europee. Una scelta che potrebbe costare molto cara a Washington.

Il no francese mette in imbarazzo Barack Obama, che voleva approvare il Ttip prima della fine del suo mandato, temendo che il suo successore, pressato dalla forte opposizione al Ttip che c’è anche negli Usa, lo bocci, anche se Donald Trump e Hillary Clinton, a differenza di Bernie Sanders, sono favorevoli al Ttip.

Ma i punti oscuri sul Trattato e le manovre politiche che muove rimangono molti. Su France24, Sébastien Jean, direttore del Centre d’études prospectives et d’informations internationales, conclude: «Se Washington preme per arrivare rapidamente a un trattato, rischia di avere il consenso solo sui punti meno complessi, vale a dire le tariffe doganali, il che non sarebbe buono per l’economia francese. Alcuni settori chiave in Francia, come l’agricoltura e più specificamente l’allevamento, rischierebbero di patire la crescita della concorrenza con gli Usa. Il “no” di François Hollande sarebbe quindi per evitare un Ttip minimo. Parigi vorrebbe un trattato ben più ambizioso… senza offesa per Greenpeace».