In campo una task force di trenta associazioni del mondo agricolo e ambientale

Tutti in piazza a Montecitorio per garantire il no agli Ogm in Italia

[20 giugno 2013]

Si è elevato forte un coro di voci da Piazza Montecitorio, a Roma, per dire “no” agli Organismi geneticamente modificati. La task force per un’Italia Libera dagli Ogm (circa trenta importanti associazioni del mondo agricolo e ambientale tra cui Coldiretti, Greenpeace, Legambiente e Slow Food) è scesa in piazza per chiedere al  governo italiano un definitivo e inequivocabile divieto alla coltivazione di Ogm in Italia.

«Questo governo ha permesso la semina di mais Ogm in Friuli, con la possibilità di repliche in altre regioni, dando inizio a una contaminazione difficilmente arrestabile –  ha dichiarato Federica Ferrario, responsabile campagna Agricoltura sostenibile di Greenpeace. I ministri dell’Agricoltura e dell’Ambiente si sono già espressi a favore del blocco di queste coltivazioni, ma è il ministro della Salute che deve firmare il decreto per bloccare questa vergogna! Le parole non servono più: o il governo adotta misure di salvaguardia contro il mais MON810, per vietare ogni forma di coltivazione di Ogm, oppure, continuando a non far nulla, è complice di un attentato alla sicurezza dell’agroalimentare italiano».

Per la task force ci sono molte buone ragioni per dire no alla coltivazione di Ogm nel nostro Paese. Perché è una fonte di inquinamento genetico, perché minaccia la biodiversità, perché inevitabilmente contamina le coltivazioni tradizionali e biologiche con grave danno economico per i coltivatori e perdita di fiducia dei consumatori. «Scegliere gli Ogm significa mettere in discussione i diritti dei consumatori e delle generazioni che verranno, rischiando di compromettere gli ecosistemi e l’economia agricola italiana», precisa Greenpeace.

La mobilitazione è stata organizzata per salvaguardare il patrimonio agroalimentare nazionale, ed in risposta all’azione dimostrativa dei giorni scorsi di Giorgio Fidenato, presidente dell’associazione “Agricoltori federati”, titolare dell’azienda agricola “In Trois” con sede ad Arba (in provincia di Pordenone), che ha seminato mais Ogm MON810 nel proprio terreno di 6.000 metri quadri, sito in Vivaro (PN), appena dissequestrato in seguito all’Ordinanza della Corte Ue. Sempre nei giorni scorsi, lo stesso Fidenato ha fatto sapere di aver seminato mais transgenico anche in un terreno di 1.000 metri quadri a Mereto di Tomba in provincia di Udine.

L’azione è stata stigmatizzata anche dall’eurodeputato Andrea Zanoni, che ha scritto ai ministri italiani delle Politiche Agricole Nunzia De Girolamo, dell’Ambiente Andrea Orlando, della Salute Beatrice Lorenzin e al presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani, affinché intervengano per bloccare la semina di mais Ogm in provincia di Pordenone e per scongiurare altri casi simili, esortandoli «a mettere al più presto in campo una task force di legali e giuristi per contrastare in particolare le conseguenze della recente ordinanza della Corte di Giustizia Ue sugli Ogm (C 542/12) che apre pericolosamente le porte agli Ogm in Italia nonostante la maggioranza degli italiani sia contraria».

Molte le adesioni all’iniziativa odierna della task force per un’Italia Libera dagli Ogm, tra cui quella degli Ecologisti democratici. «Chiediamo al governo, come hanno già fatto altri molti paesi europei, di adottare la clausola di salvaguardia e vietare la coltivazione di Ogm in Italia- ha dichiarato Marco Ciarafoni portavoce nazionale Ecodem- Solo così sarà possibile preservare e valorizzare il nostro patrimonio agroalimentare e di biodiversità, sostenere il lavoro delle migliaia di imprese del settore che hanno scelto una agricoltura di qualità ed i consumatori (7 su 10) che non vogliono acquistare prodotti geneticamente modificati. Altrettanto repentino dovrà essere l’intervento, nell’area di Vivaro, per impedire ogni rischio di possibile contaminazione, adottando misure adeguate in sinergia con le forze dell’ordine e le autorità competenti».

Sulla stessa linea anche Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera: «il Governo si mobiliti da subito per attivare la clausola di salvaguardia:  il nostro Paese deve dire un chiaro no alla coltivazione di Ogm sul territorio nazionale e lavorare in tale direzione anche a livello europeo. Al di là di questioni di carattere ambientale e sanitario- ha aggiunto Realacci- la scelta degli organismi transgenici sarebbe in evidente e netta contraddizione con la missione dell’Italia, che è legata alla qualità. Così come accade per tutti i settori della nostra economia, anche il futuro dell’agricoltura è legato alla qualità, al territorio, alle tipicità, alla tracciabilità dei nostri prodotti. Tanto più tenuto conto dei caratteri distintivi dell’agricoltura italiana: un settore cresciuto nel segno dell’eccellenza, che vanta il primato europeo di produzioni di qualità e prodotti riconosciuti con ben 252 prodotti registrati tra Dop, Igp e Stg».

La manifestazione ha fatto sollevare anche alcune voci contrarie (poche,  a dire il vero). «Non credo che siano utili le manifestazioni di piazza che alimentano il clima da guerra di religione e non favoriscono un dibattito costruttivo e basato su elementi scientifici- ha commentato Mario Guidi, presidente di Confagricoltura- I problemi sono altri, gli alimenti con prodotti Ogm sono già sulle nostre tavole, da anni, ma gli agricoltori italiani non possono coltivarli. I maiscoltori attendono di sapere se potranno essere applicate le norme europee da noi impedite dalla caccia alle streghe e se potranno o meno utilizzare una nuova tecnologia diffusa in tutto il mondo. Il problema non è essere favorevoli o contrari agli Ogm- ha concluso Guidi- il problema è fare chiarezza normativa e dare fiducia alla ricerca scientifica. I tempi della politica e della magistratura non sono quelli delle imprese e dei cittadini».

Dal sito www.greenpeace.org/italy/Allarme-OGM-in-Italia/ è possibile inviare un messaggio al ministro della Salute Beatrice Lorenzin per far sentire la propria voce dicendo NO agli OGM.