Una buona nutrizione affronta anche sostenibilità e cambiamento climatico

Buono per il corpo, buono per la terra: una dieta per proteggere il pianeta

Le linee guida della Fao, dell'università di Oxford e del Climate network food research

[23 maggio 2016]

dieta mondo pianeta

– Quello che mangiamo è importante, non solo per la nostra salute ma anche per l’intero pianeta.  Eppure, solo uno sparuto numero di governi pionieri hanno emesso linee guida per promuovere diete che possono contribuire a far fronte a due delle sfide più urgenti del nostro tempo: garantire una buona alimentazione per tutti e affrontare il cambiamento climatico. Questa è una delle conclusioni centrali di un nuovo studio congiunto, dell’organizzazione delle Nazioni Unite per alimentazione e l’agricoltura (Fao) e del Climate network food research (Fcrn) dell’università di Oxford.

Il rapporto Plates, pyramids, planet (Piatti, piramidi alimentari e il pianeta, ndt) valuta le linee guida alimentari emesse da governi nel mondo, esaminando in particolare se esse stabiliscano un nesso con la sostenibilità ambientale, oltre a promuovere buone abitudini alimentari. Al momento in cui lo studio è stato condotto, solo quattro paesi – Brasile, Germania, Svezia e Qatar – avevano stabilito collegamenti tra le minacce poste dai moderni sistemi di produzione alimentare e le abitudini alimentari che li guidano. Altri due paesi – il Regno Unito e i Paesi Bassi – da allora hanno provveduto a integrare considerazioni ambientali nelle loro linee guida alimentari.  Ma il basso numero complessivo di paesi segnala un’opportunità mancata per molte nazioni di promuovere diete e sistemi alimentari che non solo siano sani, ma anche sostenibili.

Cattive abitudini alimentari, ricche di carne e di cibi ad alto contenuto di zuccheri e grassi e basso contenuto di cereali integrali, frutta e verdura, sono state collegate a malattie non trasmissibili – causa di morte prematura, non solo nei paesi ad alto reddito, ma anche in molti paesi in via di sviluppo. Queste diete sono non solo malsane ma insostenibili per l’ambiente. «Un numero crescente di persone comincia a rendersi conto che le diete ricche di cereali integrali, di legumi, di frutta e verdura – con un consumo ridotto di carne e quantità minori di cibi ad alto contenuto di grassi e ricchi di zuccheri – sono buone per il nostro corpo.  È anche ampiamente dimostrato che tali diete hanno un impatto ambientale molto più basso rispetto a modelli alimentari insalubri e insostenibili, oggi sempre più diffusi – spiega Carlos Gonzales-Fischer del Fcrn, uno degli autori principali del rapporto – Quindi, mangiando bene per la nostra salute personale, stiamo anche comportandoci bene nei confronti del pianeta. In sostanza, è una situazione in cui tutti ci guadagnano».

Oltre 80 governi – poco più di un terzo di tutti i paesi del mondo – hanno già emesso raccomandazioni per cittadini sotto forma di linee guida dietetiche: brevi messaggi pratici e culturalmente appropriati, su basi scientifiche, che guidano la gente su come avere un’alimentazione e stili di vita sani. Il loro numero è in crescita, anche nei paesi a basso e medio reddito. Nonostante questi sviluppi incoraggianti, tuttavia, la maggior parte dei governi non ha ancora emesso indicazioni dietetiche a livello nazionale, e questa mancanza è particolarmente evidente nei paesi a basso reddito – ad esempio sono soltanto cinque i paesi che in Africa hanno tali linee guida.  Per altro la maggior parte delle linee guida esistenti non sono ancora riuscite a prendere in considerazione l’impatto ambientale delle scelte alimentari.

I quattro paesi che hanno incluso il tema della sostenibilità, hanno tutti evidenziato che una dieta principalmente vegetale ha dei vantaggi sia per la salute sia per l’ambiente. In particolare, la Svezia sta fornendo informazioni più dettagliate su quali alimenti vegetali sono da preferire, raccomandando per esempio gli ortaggi a radice piuttosto che l’insalata a foglie. La maggior parte delle linee guida che includono la sostenibilità riferiscono dell’elevato impatto ambientale della carne. Ma la raccomandazione spesso manca di specificità e laddove vengono indicati i livelli massimi di assunzione, essi si basano solo sulla salute, piuttosto che su preoccupazioni anche di tipo ambientale. Lo studio fa notare che, per avere un effetto reale sul consumo alimentare, i consigli dietetici devono avere chiari collegamenti con le politiche alimentari effettivamente realizzate – come le normative per i pasti in scuole e ospedali e i regolamenti in materia di pubblicità del settore produttore.

«Le linee guida alimentari sono un primo passo essenziale – forniscono una visione, a livello nazionale, di come potremmo e dovremmo mangiare – conclude la co-autrice Tara Garnett – Ma spesso manca, o è poco chiara, la connessione con concrete politiche sul terreno. Il suggerimento generale che emerge dal rapporto è che i paesi che hanno già linee guida dietetiche dovrebbero cominciare a prendere in considerazione come integrare in esse la sostenibilità. I paesi che non ne hanno ancora formulate sono in una buona posizione per sviluppare orientamenti integrati fin dall’inizio».