Yunus: «Conosciamo il business come un modo per fare soldi, ma c’è altro: risolvere problemi»

La Fao e quattro premi Nobel lanciano un’alleanza per affrontare il duplice problema della fame e della violenza

[12 maggio 2016]

Bangladeshi 2006 Nobel Peace Prize winner and microcredit pioneer Muhammad Yunus delivers a lecture in San Juan de Ulua, Veracruz state, Mexico on July 19, 2013. Yunus is in Mexico to deliver lectures and promote social enterprises.   AFP PHOTO/ Koral CARBALLO        (Photo credit should read KORAL CARBALLO/AFP/Getty Images)

Non c’è pace senza sicurezza alimentare, e non ci sarà nessuna sicurezza alimentare senza pace: questo è il messaggio condiviso dei premi Nobel che si sono uniti alla Fao per affrontare il duplice problema della fame e della violenza attraverso una nuova alleanza lanciata ieri a Roma. Oscar Arias Sánchez, Tawakkul Karman, Betty Williams e Muhammad Yunus – acclamati per il loro impegno per fermare la guerra civile, promuovere i diritti delle donne, fornire micro-credito ai poveri, e fermare la violenza interreligiosa – agiranno da gruppo di esperti ad alto livello che consiglierà la Fao su come rafforzare il nesso tra la pace e la sicurezza alimentare nel lavoro che l’agenzia svolge in tutto il mondo nel promuovere lo sviluppo sostenibile e la capacità di ripresa.
«Liberare il mondo dalla fame e dalla miseria è un contributo fondamentale per una pace duratura – ha affermato il direttore generale della Fao, José Graziano da Silva, in occasione del lancio dell’Alleanza Fao-Nobel per la Pace – in situazioni di conflitto l’agricoltura e la sicurezza alimentare danno nuova vita ad abitazioni e comunità colpite, uniscono le persone e guidano la ripresa».
Le zone rurali e le loro popolazioni continuano ad essere le più colpite dai conflitti, poiché gli attacchi alle comunità agricole minano i mezzi di sussistenza rurali e causano lo sfollamento delle persone. Ciò significa che l’assistenza agli agricoltori è fondamentale per impedire sfollati e rifugiati e impostare le basi per una ricostruzione, ha sottolineato Graziano da Silva.
Muhammad Yunus, fondatore della Grameen Bank, ha messo il sostegno all’imprenditoria rurale al centro delle soluzioni alla fame e all’instabilità, facendo notare la necessità di ridisegnare le istituzioni esistenti per evitare i fallimenti del passato. «Conosciamo il business come un modo per fare soldi. Ma ci può essere un altro tipo di attività – un business per risolvere i problemi», ha affermato, sottolineando la necessità di costruire la fiducia in sé stessi e i vantaggi di utilizzare il business come motore per risolvere i problemi sociali.

«La povertà e la paura non richiedono un passaporto per viaggiare», ha detto Oscar Arias Sánchez, ex Presidente della Costa Rica, facendo notare come la fame e la ricerca di un’opportunità abbiano causato la più grande crisi migratoria che il mondo abbia visto in decenni.  «Vi è la violenza che colpisce con le armi e quella che s’insinua lentamente – ha continuato, sottolineando i molti modi in cui la guerra colpisce le comunità agricole e l’ambiente – La mancanza di capacità di ripresa e di sicurezza alimentare in molti paesi non è nient’altro che violenza pura».
Facendo eco a Muhammad Yunus, l’attivista per i diritti delle donne Tawakkul Karman ha definito il fallimento per sradicare la fame la più grande vergogna del genere umano. Ha fatto poi notare che mentre il processo di globalizzazione, che attualmente sta trasformando il pianeta, ha permesso ad alcuni individui e aziende di accumulare vaste fortune, milioni di persone soffrono la fame ogni giorno. «Questa equazione deve cambiare – ha detto – Ciò di cui abbiamo bisogno è una globalizzazione equa e positiva, in cui tutte le persone condividano i benefici».  Questo richiederà impegno morale e una volontà politica onesta, ha osservato.
«Quando si vede un problema come la fame, non serve piangere – la domanda è: che cosa hai intenzione di fare al riguardo  – ha concluso l’attivista irlandese pacifista Betty Williams – Le lacrime senza azione sono un sentimento sprecato».