Aids: in Italia 3.500 – 4.000 nuovi casi l’anno. Un migrante con HIV su 5 si ammala in Italia

Simit: Migliorano le terapie, ma è allarme sifilide

[1 dicembre 2015]

AIDS DAY

Oggi è il Wold AIDS Day, una giornata di riflessione e prevenzione che, grazie alla ricerca degli specialisti, celebra anche il fatto che negli ultimi anni le terapie che tengono a bada l’Aids/HIV sono migliorate, con una soppressione virale costante ed efficace. «Tuttavia – dice la  Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit) – la ricerca di base non è più attiva come negli anni precedenti, probabilmente per dedicare attenzione ad altre tematiche, soprattutto per le terapie per la cura dell’epatite C. C’è ancora il grande problema della prevenzione: si parla sempre meno sia di HIV che di tutte le altre infezioni sessualmente trasmissibili. Bisogna promuovere l’informazione e esortare all’uso del preservativo come strumento più efficace di prevenzione, onde evitare un costante aumento di infezioni, già attestato tra i 3.500 e i 4.000 casi l’anno».

Secondo Tullio Prestileo, dirigente medico UOC di malattie infettive Ospedale Civico Benfratelli di Palermo, «E’ opportuno evocare l’argomento della Prep, la terapia post-esposizione, aspetto necessario da sviluppare, sebbene non rimborsabile dal Sistema Sanitario Nazionale, che limita già l’accesso ai farmaci ai pazienti affetti da epatite C. Il tema è quanto più urgente se si pensa che nei nostri ambulatori, le infezioni da sifilide stanno crescendo in maniera preoccupante: sarebbe dunque molto utile se almeno a titolo personale fosse possibile l’acquisto della terapia della Prep, diffondendo e offrendo parallelamente l’uso del preservativo a scopo preventivo».

La ricerca sconfessa anche le convinzioni dei politici xenofobi che dicono che sono gli immigrati a portare e malattie: «L’enorme incremento dei flussi migratori degli ultimi mesi ha determinato un aumento della richiesta in campo assistenziale da parte di alcune persone che presentavano problematiche di tipo infettivologico. E’ andato crescendo il numero dei casi di tubercolosi, che ha determinato a sua volta un forte aumento delle richieste di ricovero. Possiamo affermare con certezza che non ci sono assolutamente rischi per la salute degli italiani derivanti dai fenomeni migratori. Si pensi che almeno il 20% della diffusione del virus dell’HIV tra i migranti riguarda il contagio che avviene dopo l’arrivo in Italia: questo è il risultato di uno studio presentato pochi giorni fa a Barcellona al Congresso europeo sull’AIDS».

Il professor Francesco Castelli, della clinica di malattie infettive e tropicali dell’università di Brescia sottolinea che invece «Esistono  evidenze di una sinergia negativa tra infezione sifilitica ed infezione da HIV, con un impatto peggiorativo della sifilide sulla infezione da HIV ed una maggiore suscettibilità dei pazienti HIV-positivi alle forme più gravi e neurologiche della sifilide (neurosifilide). Appare dunque essenziale una diagnosi precoce della infezione sifilitica nei pazienti HIV+ per poter instaurare un trattamento immediata con benefici clinici individuali, ma anche limitando il periodo di infezione e dunque anche la contagiosità del paziente con benefici di salute pubblica. Per fare ciò è essenziale la consapevolezza della classe medica al fine di porre in essere gli adeguati screening periodici nei pazienti affetti da infezione da HIV o comunque che riferiscano comportamenti sessuali a rischio».

La Simit spiega che «La sifilide, nota in Europa dalla fine del XV secolo quando fu introdotta dai marinai di Cristoforo Colombo di ritorno dalla scoperta delle Americhe, sta vivendo una fase di recrudescenza in tutto il mondo occidentale soprattutto nell’ambito delle comunità omosessuali ed in particolare associazione con la infezione da HIV. La incidenza di nuovi casi di infezione sifilitica nei soggetti di genere maschile che hanno sesso con uomini ed affetti da infezione da HIV è infatti segnalata in forte aumento da numerosi studi mondiali, europei ed anche italiani. Ciò è dovuto verosimilmente ad una diminuita consapevolezza nei giovani adulti del rischio di contrarre infezioni per via sessuale (omosessuale ma anche eterosessuale) laddove si adottino comportamenti promiscui con partner multipli, richiedendo un forte messaggio preventivo da parte delle società scientifiche e delle autorità di sanità pubblica. Oltre che per via sessuale (da non sottovalutare la via sessuale orale), la infezione sifilitica può essere trasmessa anche per via verticale dalla madre infetta al feto, dando luogo alla possibilità della sifilide congenita con le sue drammatiche conseguenze. Purtroppo si assiste in questi anni ad un ritorno della sifilide in gravidanza sia nei Paesi a basso reddito che nel mondo occidentale, richiedendo con urgenza una attenzione della classe medica per poter identificare e trattare precocemente le gravide infette, unica possibilità concreta ed efficace per prevenire la sifilide congenita».