Allarme Ebola per la Sicilia, ma la regione smentisce e precisa

[9 ottobre 2014]

Dopo i nuovi casi di Ebola in Spagna e negli Usa, anche l’Italia è in stato di allerta e sono attivate tutte le possibili misure di prevenzione a livello nazionale, regionale e locale, comprese le misure di profilassi presso porti e aeroporti.

Sebbene il rischio non sia elevato, vista la provenienza dei migranti che sbarcano sulle nostre coste, in gran parte siriani, eritrei e dei paesi sahariani e saheliani e dell’Africa orientale non toccati dall’epidemia di Ebola, la Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (Simit) sottolinea che «le regioni italiane più esposte al rischio di importazione della malattia da virus Ebola sono  le regioni costiere presso le cui aree portuali sbarcano periodicamente clandestini provenienti dai Paesi africani. Le regioni italiane più esposte al rischio di importazione della malattia da virus Ebola, dopo quelle sede di aeroporti internazionali, sono  le regioni costiere, con qualche preoccupazione in più per la Sicilia. Il lungo tempo di incubazione, fino a 21 giorni, dell’infezione da virus Ebola può comportare la probabilità che un individuo asintomatico proveniente dai Paesi endemici manifesti la malattia al suo arrivo in Europa»

Antonio Chirianni, vicepresidente Simit, sottolinea un altro aspetto che riguarda Ebola: «Sebbene l’infezione si trasmetta mediante contatto interumano diretto con organi, sangue e fluidi biologici, è importante anche evidenziare che il virus permane a lungo nello sperma e che, pertanto,  i rapporti sessuali possono rappresentare un veicolo di diffusione dell’infezione anche 6-7 settimane dopo la guarigione.  Oggi, appare notevolmente difficile contenere il traffico aereo ed impedire, dunque, gli spostamenti internazionali; inoltre in molti dei territori colpiti dall’epidemia, quali la Liberia, la Guinea e la Sierra Leone sono scarsi i sistemi di controllo. Non si può quindi escludere del tutto la probabilità che l’infezione giunga anche in Italia, sebbene non vi siano voli diretti dai Paesi endemici. In Europa e in Italia sono, comunque, state attivate tutte le possibili misure di prevenzione a livello nazionale, regionale e locale, comprese le misure di profilassi presso porti e aeroporti».

Il Simit ricorda ancora una volta che «gli individui che lasciano le loro terre d’origine per giungere in Italia affrontano viaggi lunghi settimane: è pertanto assai poco probabile che un soggetto con infezione da virus Ebola resti asintomatico per tutta la durata del viaggio o che possa sopravvivere se sintomatico al momento della partenza».

Chiarini ribadisce che «La Sicilia, per motivi geografici, sembra essere la regione più interessata dal potenziale contagio, a causa dei periodici sbarchi di clandestini lungo le sue coste. E’ pur vero, però, che nelle diverse regioni italiane sono attivi sistemi di sorveglianza e, inoltre, procedure per i casi sospetti possono essere messe in atto in collaborazione con  i due Centri di riferimento, quali  l’istituto Nazionale di Malattie Infettive Spallanzani di Roma e l’Azienda Ospedaliera L. Sacco di Milano. La rete infettivologica della regione campana è in grado di rispondere alle istanze previste dal Ministero della Sanità e dall’Istituto Superiore di Sanità, finalizzate all’attuazione delle procedure necessarie all’individuazione dei casi sospetti di infezione da virus Ebola, al loro trasporto presso il Pronto Soccorso ed al loro isolamento in attesa dell’accertamento diagnostico».

A stretto giro di posta arriva però la risposta del presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta: «Non c’è un rischio Ebola che tocca in modo particolare la Sicilia. Sono attive da tempo misure eccezionali per il controllo degli immigrati che sbarcano nell’Isola. Controlli che sono già fortissimi e che verranno rafforzati. Ma questo non vuol dire che esista un problema Sicilia. Chi dice il contrario afferma una cosa infondata. Quindi nessun panico nè allarmismi» tuttavia il presidente annuncia che ha convocato l’assessore alla Salute Lucia Borsellino e i responsabili sanitari delle aree maggiormente interessate dagli arrivi di migranti  «per attivare nuove e pi incisive forme di controllo. Ma, ripeto, la Sicilia se è a rischio lo è come le altre regioni. Peraltro sul fronte della medicina dell’immigrazione abbiamo accumulato competenze che la rendono più pronta ed efficiente».