L’impianto si trova in Scozia

Ancora un allarme nucleare in Europa: nuove crepe nel reattore di Hunterston-B

A rischio i piani Edf per estendere la durata di vita delle vecchie centrali atomiche

[7 ottobre 2014]

In due dei 3.000 “bricks”, i mattoni di carburante alla grafite che compongono il nucleo del reattore 4 della centrale nucleare scozzese di Hunterston-B, si sono aperte fessure che «sono di un nuovo tipo». Queste crepe con profonde scanalature, riporta BBC News, sarebbero più gravi delle fratture precedentemente identificate. Secondo l’autorevole fonte di informazione, il reattore nucleare è a rischio chiusura, visto che le norme in vigore prevedono una soglia di rischio che forse è già stata raggiunta: la deformazione del nucleo di grafite, a causa delle fessurazioni, potrebbe impedire l’inserimento delle barre di controllo, essenziali per la sicurezza, che vengono utilizzate per spegnere il reattore in caso di emergenza.

La centrale nucleare di Hunterston-B è entrata in linea nel 1976 e dovrebbe essere chiusa nel 2016,  ma la multinazionale nucleare Électricité de France (Edf) che la gestisce vuole mantenerla in attività fino al 2023 e oltre. Le crepe possono far saltare i propositi di Edf e segnare l’inizio della fine per la vetusta Hunterston-B, dotata di vecchi Advanced Gas Cooled Reactors (Agr) che producono oltre il 15% dell’energia elettrica consumata in Gran Bretagna. Recentemente Laurence Poulter, dell’Office for Nuclear Regulation (Onr), durante un meeting di esperti  tenutosi a Manchester, aveva detto di ritenere che le fessure «possono eventualmente influenzare molti di mattoni», limitando così la durata di vita dei reattori.

Ma l’Onr ha immediatamente risposto all’inchiesta della BBC dicendo di essere a conoscenza delle nuove crepe apertesi in due mattoni e trovate ad agosto durante le manutenzioni obbligatorie periodiche, a centrale ferma,  ma che «Non c’è alcun impatto immediato sulla sicurezza»  ed ha sottolineato che si tratta del primo caso di “cracking” in tutto il parco nucleare Agr del Regno Unito e che «E’ previsto che il  cracking si verifichi durante la vita del reattore, e le crepe sono entro i limiti definiti dall’ EDF Energy’s safety case». Per questo l’Onr, soddisfatto della risposta datagli da Edf, è convinta che non ci siano rischi immediati per la sicurezza, il primo ottobre  ha autorizzato la multinazionale nucleare a proseguire lo sfruttamento di Hunterston B per altri 3 anni. Ma la cosa strana è che lo stesso Onr ammette di non disporre dei piani Edf per prolungare la durata di vita di un reattore AGR e che la proroga di 3 anni viene data dopo che Edf ha dimostra con propri dati che il reattore può essere utilizzato in modo sicuro. Ed è ancora più strano che nel permesso rilasciato ad ottobre dall’Onr non si facesse nessun riferimento alle crepe nel reattore che domani riprenderà la sua attività. L’Onr ora si giustifica dicendo che tanto il prossimo controllo a Hunterston-B si svolgerà tra 18 mesi, ed Edf si è «impegnata a rivedere i requisiti di ispezione», cioè quelli che andavano benissmo fino al primo ottobre.

Secondo Paul Mummery, un esperto di materiali nucleari della Manchester University, la fessurazione dei mattoni del nucleo rappresenta una nuova importante fase per gli Agr: «Fino ad ora, era stata solo una possibilità teorica, e alcuni avevano sostenuto queste crepe potevano non avvenire in tutti. E’ un dibattito ormai finito»

I mattoni tubolari di grafite, ciascuno alto di circa un metro, moderano le reazioni nucleari e sono essenziali per un funzionamento sicuro del reattore, ma non possono essere sostituiti. La BBC denuncia: «Anni di irraggiamento neutronico hanno causato la riduzione della grafite, ma dato che il bombardamento non si diffonde in modo uniforme attraverso il materiale del mattone, anche i tassi di recessione sono irregolari. Questo provoca tensione ed eventualmente cracking». A Edf  ribattono che le nuove crepe si sono aperte in un gruppo anomalo di mattoni e che i reattori sono comunque ben dentro il limiti di sicurezza che verrebbero superati solo nel caso di cracking generalizzato, fino a 300 mattoni (il 10%). Il livelli ad Hunterston e nella sua centrale sorella di Hinkley-B sono compresi tra l’1 e il 2%, mentre i reattori di Heysham e Hartlepool sono già arrivati fino al 5%.

Poulter al meeting di Manchester aveva rivelato: «Si propone di andare  avanti con gli AGR mentre aumenta il tasso di cracking, ma arriverà un punto in cui sarà necessario fermarsi». Il problema è che prevedere esattamente quando fermarsi non è facile. La stessa Edf, pur mostrandosi apparentemente molto tranquilla, impiega fino a 200 persone sul suo programma grafite, dedicato ad affrontare questi problemi, e sta già investendo 300 milioni di sterline all’anno per riuscire a mantenere in attività le sue vecchie centrali nucleari. Un solo fermo di due mesi di un reattore nucleare costa alla multinazionale circa 60 milioni di sterline in mancati introiti.

L’atra grossa grana è che gli AGR in Gran Bretagna fanno la parte del leone nella produzione di energia elettrica nucleare e che per questo bisogna mantenerli in funzione almeno fino a quando non sarà completata la nuova centrale nucleare di Hinkley C nel Somerset ma,  se tutto va bene, si parla del 2023.

Mummery affonda il coltello nella ferita: «La questione è se sarà finanziariamente sostenibile. I reattori scricchiolano e mostrando i segni dell’età. In particolare i reattori più vecchi, avranno bisogno di un sacco di lavoro e di investimenti per mantenerli operativi oltre la fine del decennio», ma comunque secondo lui «Edf sta  facendo tutti gli sforzi possibili».

Ma non è l’unico problema per gli AGR della Gran Bretagna, una recente inchiesta della BBC ha rivelato che i mattoni di grafite stanno perdendo peso a causa dell’ossidazione e che «Questo potrebbe influenzare la loro sicurezza a lungo termine, in particolare in caso di un eventuale ingresso di acqua». Ma anche in questo caso l’Onr ha concesso all’Edf  di portare dal 6,2% all’8%  il limite della perdita di peso della grafite del reattore Dungeness, nel Kent,  dopo che era stato praticamente raggiunto il limite di sicurezza originale. Per Hinkley-B ed Hunterston-B il limite, quasi raggiunto, è addirittura superiore al 15%, ma per l’Onr è tutto  sicuro. Eppure, secondo documenti dello stesso Onr,  in questi reattori gli incidenti non sono mancati: nel 2006 si creparono i vecchi tubi della caldaia, costringendo gli operatori a ridurre le temperature e ad  apportare modifiche per «mitigare  l’effetto del guasto». I reattori a Heysham e Hartlepool sono attualmente offline dopo che sono state scoperte crepe nei dispositivi che supportano le caldaie posizionate attorno ai reattori e che ne minacciavano la stabilità».

Dagli stessi ambienti nucleari britannici trapela una grande preoccupazione per l’intenzione di Edf e governo di prolungare la vita di vecchie centrali che utilizzano tecnologie ormai in funzione solo nell’ex Urss oppure tecnologie di raffreddamento sperimentate solo in Gran Bretagna. Il timore è che, sia nell’uno che nell’altro caso, si stiano sottovalutando le sfide che pone l’energia più pericolosa e costosa del mondo.