Allergie, attenzione alle nuove tecnologie: anche i nanomateriali le scatenano

[8 novembre 2013]

Gli strumenti tecnologici, in continuo aumento, sono a disposizione di ragazzi e bambini: ossia i soggetti più vulnerabili ed esposti alle nuove allergie. Questo, in estrema sintesi, è quanto emerso al congresso dei dermatologi e allergologi dell’ambiente che hanno messo in evidenza anche un aumento delle allergie già conosciute, ad esempio quelle da sostanze naturali.

I medici stanno rilevando effetti potenzialmente nocivi dei metalli pesanti e dei nanomateriali ormai presenti in oggetti di uso quotidiano come cellulari, computer, batterie, contenitori per alimenti, applicazioni dentali. A cui si aggiungono  le reazioni alla bigiotteria, shampoo, deodoranti, tinture per capelli, farmaci e cosmetici che vengono utilizzati quotidianamente da milioni di persone. «Ecco perché oggi è importante tenere sotto controllo le nuove sostanze inquinanti immesse nell’ambiente e il loro effetto sulla cute come primo organo che ne manifesta i sintomi, ma che può avere gravi implicazioni anche a livello sistemico», hanno dichiarato Ornella De Pità dell’Idi e Antonio Cristaudo, dell’Istituto San Gallicano.

Questa è una ragione in più per limitare l’uso di alcuni strumenti tecnologici (vedi telefonini), che talvolta sfocia in un vero e proprio abuso specialmente da parte dei giovani.  Tra le patologie più comuni citate dagli esperti, la dermatite irritativa e quella allergica: la prima si sviluppa quando una sostanza irritante danneggia la pelle causando prurito, desquamazione e arrossamento della pelle. Frequenti le irritazioni nei soggetti predisposti e con pelli sensibili a detergenti, detersivi e prodotti cosmetici. La dermatite allergica si verifica invece in persone che sono allergiche a uno o più ingredienti di un prodotto specifico e quando il sistema immunitario del corpo reagisce contro la sostanza che ritiene estranea e dannosa.

«Le sostanze che possono causare la dermatite allergica sono il nichel (nel 20% delle giovani donne) contenuto nella bigiotteria,  il cobalto, il cromo, alcuni componenti della gomma, alcuni antibatterici. E poi vi sono numerose sostanze maneggiate durante le attività lavorative come le tinture per capelli- hanno informato i dermatologi- Pochi sanno che il 7% delle persone affette da dermatiti professionali lascia la propria attività lavorativa, dato che aumenta fino al 18% tra i parrucchieri».