Ancora alluvioni in Liguria. Legambiente: «La regione è troppo fragile. Stop ai progetti deliranti»

A rischio la sicurezza dei cittadini: «Basta errori, il territorio non lo consente»

[15 novembre 2014]

Si preannuncia un nuovo bollettino alluvionale tragico per la Liguria, mentre scriviamo si parla di una vittima. Nel Ponente di Genova è esondato il Polcevera e i  rii Fegino, Ruscarolo e Torbella. Situazione drammatica a Savona e in tutto il savonese, dove i cittadini sono stati invitati a non uscire di casa ed a stare nei piani alti. A Genova il Comune ha telefonato a 109.000 cittadini iscritti al servizio di allerta dicendo: «Attenzione, alluvione in corso». Ma sui social media stanno letteralmente tracimando le immagini di allagamenti in molti centri liguri e nei quartieri di Genova.

Santo Grammatico, presidente di Legambiente Liguria, Legge con apprensione questo ennesimo bollettino di disastri e, sperando che non ci siano nuove vittime, scrive sulla sua pagina Facebook: «La mia prima considerazione è che l’isolamento e l’impoverimento della nostra regione dipende dal dissesto idrogeologico, come dimostra l’attuale perturbazione e le sue conseguenze al suolo, non dall’assenza di opere come gronda, terzo valico, tunnel della Fontanabuona o nuove strade che taglierebbero i versanti. Chi non comprende che le priorità sugli interventi da sviluppare vanno invertite contribuisce a mettere in ginocchio la nostra regione».

Dopo l’ennesima alluvione di qualche giorno fa nel Tigullio, con  due vittime, famiglie sfollate, frazioni isolate, decine di frane che hanno interessato strade e binari ferroviari, Legambiente aveva detto che il disastro che sta estendendosi a tutta la Liguria «Non può essere imputato alla sola cementificazione.
Insieme troviamo l’assenza della manutenzione delle zone montane e pedemontane e di una cultura di gestione sostenibile del territorio, che dovrebbe permettere di pianificare azioni concrete per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici. Questa cultura dovrà comprendere ad esempio la necessità di ripristinare la canalizzazioni delle acque a monte, da troppo tempo trascurate con progetti e azioni su fiumi, torrenti e rii minori che consentano il mantenimento dei consorzi vegetali e delle piante utili a rallentare il flusso dell’acqua, rimuovendo invece i pericolosi alberi abbattuti, secchi e abbandonati».

Ma secondo gli ambientalisti «E’ necessario lasciarsi alle spalle anche la logica per cui gli spazi apparentemente più semplici e disponibili da usare e infrastrutturare vengano occupati, sottraendoli al fluire dell’acqua, facendo aumentare il rischio per la popolazione e per le infrastrutture stesse».

Solo il 12 novembre Massimo Maugeri, del circolo Cantiere Verde di Legambiente Chiavari, ricordava che «Occorre sorpassare in modo definitivo il delirante progetto di riempimento della colmata di Lavagna per realizzare un depuratore comprensoriale e riflettere sulle proposte alternative alla sua collocazione che come ambientalisti abbiamo già fatto. Se avessimo ostruito la colmata sulla parte terminale della foce del fiume Entella oggi i danni sarebbero straordinariamente più elevati. Che dire poi se l’amministrazione comunale di Chiavari nel 2012 avesse approvato il Park dell’orto, in piena zona esondabile quante macchine sarebbero state distrutte?»

Nel suo  dossier “La fragilità della Liguria: frane, alluvioni e cemento illegale” Legambiente presenta numeri preoccupanti per il territorio: «Nel ciclo del cemento per la sola città di Genova i tre condoni edilizi (1985-1994-2003) hanno visto la presentazione di 48.641 pratiche di sanatoria di cui 43.309 ammesse. Sul demanio marittimo, dati relativi al 2012, le infrazioni sono state 149 con 162 persone indagate e 29 sequestri».
Nel 2013 il Cigno Verde ligure aveva proposto ai Comuni della Liguria il questionario “Ecosistema Rischio”  ma solo 41 amministrazioni comunali, cioè circa il 19% dei comuni a rischio della regione, avevano risposto in maniera completa.  Legambiente sottolinea che «In 39 comuni sui 41 intervistati (il 95%) sono presenti abitazioni in aree soggette a pericolo di frane e di alluvioni; nel 54% dei casi in tali aree sono presenti interi quartieri e in due comuni su tre insediamenti e fabbricati industriali. Nel 36% dei comuni campione dell’ indagine, inoltre, sono state edificate in aree a rischio strutture sensibili, come scuole o ospedali, e nel 46% dei casi strutture commerciali o strutture ricettive turistiche. Solo nel 5% dei comuni si sono svolte attività di delocalizzazione di alcune strutture a rischio».

Grammatico conclude: «Ci auguriamo che la drammatica lezione che arriva dalle zone alluvionate e dissestate della nostra regione in queste ultime settimane sia di monito per chi pianifica l’utilizzo del territorio. Siamo felici che il Ministro dell’ambiente Galletti dichiari che non ci saranno più condoni edilizi che hanno rappresentano uno sfregio al suolo e un premio alla furbizia legalizzata, nel nostro Paese. Ma questo ci pare il minimo e non basta. E’ necessario invertire le priorità negli investimenti perché è ancora troppo sbilanciata la bilancia economica tra il piatto delle pericolose e inutili infrastrutture stradali che tagliano i nostri gracili versanti e quello della capillare manutenzione del territorio con il rilancio di una edilizia che sappia garantire sicurezza ai cittadini e tutela dell’ambiente».