Ancora un’inchiesta sui rifiuti in Toscana, ma i problemi (e le soluzioni) sono sempre i soliti

I Carabinieri Forestale: la Regione interessata da «traffici illeciti» per «le intense attività manifatturiere e di trasformazione esistenti». Servono impianti e regole certe per gestirne gli scarti

[3 marzo 2017]

Sono state perquisite ieri «le sedi legali e le discariche di diverse società operanti nel settore dei rifiuti, procedendo al sequestro di notevole materiale oggetto d’interesse investigativo», per un’operazione condotta a cavallo tra la Toscana e il bresciano. L’attività d’indagine, iniziata per conto della direzione distrettuale Antimafia di Firenze e coordinata dal Ettore Squillace Greco – oggi Procuratore Capo di Livorno – ha «permesso di accertare un’attività organizzata dedita al traffico illecito dei rifiuti operante in gran parte in Toscana, in particolare nelle province di Pisa, Arezzo, Livorno e Pistoia, e in parte anche in Lombardia, nella provincia di Brescia».

È quanto comunicano oggi i Carabinieri Forestale – nell’operazione sono stati impegnati più di 50 militari, compresi finanzieri del G.I.C.O. –, dichiarando che gli «indagati, dipendenti di varie aziende, alcune anche a partecipazione pubblica, avevano organizzato un traffico illecito di rifiuti, anche mediante analisi chimiche opportunamente pilotate che facevano comparire gli stessi come idonei ad essere conferiti presso le discariche. Tali rifiuti, sia per la loro stessa natura, sia per il fatto che non venivano sottoposti ai trattamenti previsti per legge, non sarebbero potuti essere smaltiti presso gli impianti che li hanno invece ricevuti. Tale meccanismo consentiva alle società degli indagati di risparmiare gli ingenti costi dell’idoneo smaltimento».

Non sono al momento note altre informazioni ufficiali sull’indagine, ancora in corso, che dovrà accertare le ipotesi di reato: né in merito ai nomi di tutti gli impianti coinvolti, né sulla natura (o i quantitativi) dei rifiuti oggetto di «traffico illecito». Un contesto ancora nebuloso, che ha portato anche alla diffusione di informazioni errate, come quelle che hanno coinvolto CSAI Spa. L’azienda, confermando la «piena fiducia nell’operato della magistratura anche collaborando pienamente con gli inquirenti nel mettere a disposizione gli atti richiesti», precisa infatti che «contrariamente a quanto riportato dal quotidiano La Nazione in edicola oggi, nessun dirigente o ex dirigente dell’azienda è indagato» nell’inchiesta in corso che ha sottoposto a perquisizioni e controlli alcune aziende che operano nel settore dei rifiuti, tra cui «anche la discarica di Podere Rota dove sono stati acquisiti documenti».

Più in generale, guardando al complesso dell’inchiesta in corso, i Carabinieri Forestale osservano già che la «complessa attività investigativa» ha permesso di «evidenziare come la Toscana sia, per le intense attività manifatturiere e di trasformazione esistenti nella Regione, anche una delle Regioni al pari di altre interessate, purtroppo, da intensi traffici illeciti di rifiuti quale business illegali fra i più redditizi, con la presenza, anche in questo caso, di una vera e propria attività organizzata alla gestione abusiva d’ingenti quantitativi di rifiuti».

Un problema purtroppo non nuovo, che riconduce da lustri alle medesime, amare conclusioni. I rifiuti sono la risultante di una società che produce e consuma, ma che malvolentieri si occupa di gestire in modo sostenibile i propri scarti. I Carabinieri Forestale evidenziano la presenza in Toscana «di intense attività manifatturiere e di trasformazione esistenti nella Regione», che creano ricchezza ma anche rifiuti. Sono i rifiuti cosiddetti speciali (derivanti da aziende, attività produttive e/o di servizi e/o commerciali): ogni anno in Toscana se ne producono 10 milioni di tonnellate, secondo i (sottostimati) dati ufficiali. Quantitativi enormi che occupano le cronache solo quando fanno scandalo, mentre tutti i giorni gli impianti per gestirli sul territorio sono insufficienti se non completamenti assenti come nel caso dei rifiuti pericolosi (che non sono solo tra gli speciali, ma anche tra i comuni rifiuti urbani), per i quali in Regione non c’è nessuna discarica dedicata a smaltirli in sicurezza. Anche in questo caso parliamo di quantitativi più che significativi: sono 444mila le tonnellate di rifiuti speciali pericolosi stimate come prodotte ogni anno in Toscana.

Purtroppo la valvola di sfogo per questa costante tensione tra opposti risulta talvolta essere l’illegalità: singoli casi che è bene accertare (in fretta) e punire (adeguatamente). La sola repressione non porterà però a miglioramenti, come dimostra l’esperienza storica. È indispensabile garantire impianti adeguati di prossimità per una gestione sostenibile dei rifiuti, da regolarsi tramite norme nazionali chiare e stabili che possano essere una bussola affidabile per gli imprenditori onesti. Ad oggi nessuna di queste due condizioni è adeguatamente soddisfatta, e i danni finiscono per pagarli tutti i cittadini onesti.

Come ha riconosciuto la Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti durante la sua recente visita in Toscana, nella nostra Regione le eccellenze in fatto di gestione (e riciclo) dei rifiuti già non mancano. Facciamo in modo che possano moltiplicarsi.