Annunciato il cessate il fuoco in Ucraina, una resa di fatto per Kiev

«Adesso fermare lo spargimento di sangue e riprendere le trattative»

[3 settembre 2014]

Dopo un colloquio telefonico tra il presidente ucraino Piotr Poroshenko e quello russo Vladimir Putin l’Ucraina ha decretato il cessate il fuoco nell’est del Paese, dove è in corso la vittoriosa controffensiva dei ribelli filo-russi. Ad annunciarlo è una nota del servizio stampa della presidenza della Repubblica dell’Ucraina, subito rilanciata da Ria Novosti.

Sul sito presidenziale ucraino si legge che «le due parti sono pervenute ad un’intesa mutuale sulle misure che contribuiranno al ristabilimento della pace». Non si capisce però se le due parti siano l’Ucraina e la Russia oppure, come ha sempre detto e chiesto Mosca, le repubbliche popolari ribelli che ora formano la autoproclamata Novarossia, e il governo di Kiev.

Un segnale del calo della tensione viene direttamente dal portavoce della Casa Bianca, che ha ammesso che il Dipartimento di Stato Usa non dispone di prove indipendenti che confermino che le truppe russe abbiano oltrepassato la frontiera con l’Ucraina.

Kiev afferma che in Ucraina ci sono truppe russe che partecipano ai combattimenti e precedentemente il portavoce del Dipartimento della difesa Usa, John Kirby, aveva comunicato che circa 10.000 militari russi erano alla frontiera ucraina, mentre migliaia di soldati russi senza mostrine di riconoscimento continuavano a sostenere gli indipendentisti/autonomisti dell’est dell’Ucraina.

Intanto il segretario generale del Consiglio d’Europa, Thorbjørn Jagland, ha condannato l’uccisione di d’Andrei Stenin, un fotografo dell’agenzia Rossiya Segodnya. «Lo spargimento di sangue in Ucraina è andato troppo oltre e bisogna mettervi fine», ha detto Jagland che oggi incontrerà il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov.

Secondo Vladimir Markin, portavoce del Comitato d’inchiesta della Russia,  Stenin sarebbe stato ucciso durante un attacco dell’esercito ucraino ad una colonna di profughi che stava fuggendo verso la Russia.

Ieri, rispondendo all’ennesimo richiamo del segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, Lavrov aveva detto che «gli appelli alla pace non sono più sufficienti per risolvere il conflitto in Ucraina, bisogna rispettare le intese tra i belligeranti. Non occorre un’illuminazione divina né impegnarsi in una analisi approfondita per trarre conclusioni sull’inefficacia dei tentativi di risolvere militarmente il conflitto in Ucraina – come d’altronde ogni altro conflitto – e per constatare che la soluzione politica non ha alternative».

Speriamo dunque che il cessate il fuoco appena annunciato da Poroshenko duri, e che ci si metta davvero al tavolo della trattativa sulla base dell’accordo del 21 febbraio, firmato davanti ai ministri degli esteri di Germania, Francia e Polonia che prevedeva la costituzione di un governo di unità nazionale.

E speriamo che la resa di fatto di Poroshenko di fronte alla rovinosa ritirata delle truppe ucraine dall’est sia l’occasione per mettere da parte gli avventurismi di entrambi i campi di questa tragica guerra civile ucraina, sul fuoco della quale si è fin troppo soffiato, sia da Occidente che da Oriente.