Aperto a Sydney il congresso mondiale dei parchi Iucn

Dall’Italia proposte e soluzioni a tutela del territorio e della biodiversità

[13 novembre 2014]

Si è aperto da poche ore a Sidney, in Australia,  il World Parks Congress (WPC 2014) dell’Iucn, l’Unione internazionale per la conservazione della natura, che vede la partecipazione di 5.000 delegati provenienti da 168 Paesi, compresi 30 ministri dell’ambiente e 5 Capi di stato. La delegazione europea è di 450 membri, 17 dei quali italiani (5 di Federparchi). La stessa Federparchi sottolinea che «Se la federazione è ampiamente rappresentata, altrettanto non può dirsi delle aree protette italiane, praticamente assenti in Australia (per le note difficoltà ad autorizzare le missioni), a fronte dei 139 membri in rappresentanza dei parchi del Regno Unito, 87 delegati francesi, 41 tedeschi, 27 spagnoli e 20 olandesi».

Il World Parks Congress dell’Iucn ogni 10 anni – il precedente si è tenuto a Durban, in Sud Africa, nel 2003 e rappresenta il principale e più autorevole punto di riferimento internazionale sulla conservazione e gestione delle aree protette nel mondo. La Conferenza delle Parti della Convention on biological diversity di Aichi ha approvato degli obiettivi che prevedono che a livello internazionale almeno il 17% del territorio e il 10% della superficie marina del pianeta devono essere protetti entro il 2020.

Attualmente nel mondo ci sono le circa 200.000 aree naturali protette, che coprono il 14,6% delle terre emerse ed il 2,8% dei mari.

Federparchi è convinta che «Il Congresso Mondiale Iucn dei Parchi servirà come piattaforma globale per la conoscenza e per l’innovazione, e spingerà per una nuova stagione in cui le aree protette saranno globalmente riconosciute come centrali per il raggiungimento di obiettivi economici e sociali più ampi».

Durante la cerimonia di apertura, dopo le suggestive esibizioni degli aborigeni australiani, hanno preso la parola diversi rappresentanti politici, presidenti di aree protette e delle sezioni Iucn nazionali e il ministro dell’ambiente australiano.

Federparchi sottolinea che «Tutta la cerimonia di apertura è stata improntata sul tema della necessità di un profondo rapporto e coinvolgimento delle comunità locali per la conservazione della biodiversità, una posizione in linea con le politiche di Federparchi. Sarà questo uno dei temi centrali del congresso. Si è parlato infine dei grandi progetti di cooperazione internazionale promossi dall’Australia per il contrasto alla deforestazione in Papua, Nuova Guinea e Indonesia».

Secondo Federparchi, «L’effetto più importante del congresso mondiale IUCN delle Aree Protette 2014 dovrà essere quello di ispirare la prossima generazione di leader impegnati per e nella conservazione. La sfida deve essere raccolta da tutte le nazioni che hanno sviluppato un solido sistema di Aree Protette. L’Italia e Federparchi ci sono. Il ruolo e le esperienze dei parchi italiani, specie di quelli inseriti in contesti antropizzati, dovranno portare un significativo contributo per ispirare nuovi modelli economici e sociali che tengano conto delle priorità e delle minacce immediate che pesano sulla diversità biologica e sul patrimonio naturale».

Antonio Nicoletti, responsabile aree protette di Legambiente evidenzia che «In Italia si è sviluppata un’idea vincente di area che ha saputo coinvolgere il territorio in progetti di rilancio e sviluppo sostenibile.Per esempio, sono circa 2000 gli esemplari di camoscio appenninico presenti oggi nei Parchi nazionali d’Abruzzo, Lazio e Molise, del Gran Sasso Monti della Laga, della Majella, dei Monti Sibillini e in quello regionale del Sirente Velino, le cinque aree protette coinvolte insieme a Legambiente in un progetto di conservazione a lungo termine della Rupicapra pyrenaica ornata. Grazie al Centro di recupero delle tartarughe marine di Manfredonia, invece, sono state salvate dal 2008 ad oggi oltre 634 tartarughe marine, delle quali 625 Caretta caretta e 9 Chelonia mydas, specie considerata rarissima nel Mare Adriatico. Nei territori di quattro aree protette del mar Ligure e dell’Alto Tirreno, Legambiente sta portando avanti delle attività per la salvaguardia del falco pescatore. La specie è scomparsa in Italia tra gli anni 50 e 60, ma grazie al progetto è stato possibile ricostituire una popolazione nidificante nel Parco regionale della Maremma. Mentre grazie all’esperienza del Santuario delle Farfalle gestito dall’associazione sull’isola d’Elba è stata scoperta la presenza di una sottospecie endemica di Zerynthia cassandra, una delle farfalle incluse nella Direttiva Habitat 92/43/CEE, come specie di interesse comunitario e che era considerata estinta da decenni. Ora occorre andare avanti per raggiungere gli obiettivi indicati dall’Onu entro il 2020 sull’estensione delle superfici protette, almeno il 17% del territorio e il 10% della superficie marina e per frenare la perdita di biodiversità. I parchi sono fondamentali per mitigare il cambiamento climatico in atto. Nel nostro paese la loro gestione può e deve essere ancora migliorata, con un maggiore sostegno delle istituzioni».

Al Congresso partecipano anche la Presidente del Wwf internazionale, Yolanda Kakabadse e il direttore generale del Wwf internazionale, Marco Lambertini. Il Panda è presente a Sidney con tre richieste: 1. Per rilanciare il presidio delle aree protette non solo come garanzia per la resilienza dei sistemi naturali ma come modelli per garantire il benessere delle future generazioni. 2. Si chiede che le conclusioni del congresso facciano proprie le idee più innovative che emergeranno dal dibattito e dai piani di azione dei governi, delle organizzazioni internazionali, dei soggetti economici e della società civile. 3. Infine il Wwf si augura che le conclusioni del congresso diano indicazioni chiare su come le Nazioni Unite possano garantire il pieno riconoscimento dell’importanza delle risorse naturali, della biodiversità e dello stato di salute degli ecosistemi per lo sviluppo sociale ed economico, in coerenza con gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio dell’Onu  Millennium Development Goals) post 2015.

Isabella Pratesi, direttore conservazione internazionale del Wwf Italia, mette l’accento sul ruolo di presidio delle aree protette per fronteggiare i crimini di natura nel mondo: «Non basta più il controllo e la sorveglianza che con difficoltà mettono in campo le aree protette: dobbiamo tutti, incluse le istituzioni internazionali e i sistemi di vigilanza, farci carico di una vera e propria guerra che non ha più confini e che collega le frontiere africane con quelle asiatiche, i consumatori cinesi e vietnamiti con i bracconieri del centro e sud Africa, il futuro della biodiversità alla nostra capacità di fermare il consumo di natura nei nostri paesi e nel mondo».
Mentre i parchi del mondo è riunito a Sidney per rilanciare la missione delle aree protette, il Wwf Italia lancia l’allarme per i Parchi nazionali italiani «che rischiano la paralisi in assenza di consigli direttivi, senza obiettivi concreti e misurabili, e con scarse risorse per investimenti in conservazione della biodiversità. 21 Parchi nazionali su 23 attendono ancora le nomine dei componenti i Consigli Direttivi degli Enti, dopo l’approvazione del Decreto n.73 del 2013».