Colpo prima di Natale, la multinazionale: «Profondamente offesi». Ma fa ammissioni

Nuove ombre sulla Apple. La BBC documenta i costi nascosti dei nostri iPhone [VIDEO]

Ancora turni massacranti e scarse tutele in Cina. In Indonesia miniere pericolose per i lavoratori-bambini e per l’ambiente

[22 dicembre 2014]

Al contrario di quello che aveva promesso Apple, le condizioni di lavoro nelle fabbriche asiatiche che producono per la mela morsicata sono ancora del tutto inaccettabili: è questo quanto prova a documentare l’indagine di Richard Bilton della BBC, che è entrato in incognito in alcune fabbriche cinesi che producono per la Apple, e trasmessa da BBC Panorama con il titolo “Apple  failing to protect Chinese factory workers”. Un’indagine che sta mettendo in imbarazzo e facendo arrabbiare la multinazionale dell’elettronica.

Il problema è che l’inchiesta della BBC che mostra le penose condizioni lavorative degli operai cinesi è arrivata proprio alla vigilia di Natale, in piano boom di acquisti di prodotti Apple (in Gran Bretagna e non solo). Il reportage di  Bilton in un’ora mostra impietosamente le condizioni di lavoro nella fabbrica della taiwanese Pegatron alla periferia di Shanghai, dove si produce l’iPhone 6, con turni lavorativi di 12 ore di media. Secondo l’inchiesta nessuno degli impegni presi dalla Apple per proteggere i lavoratori – dopo l’ondata di suicidi di almeno 14 operai nelle fabbriche cinesi della Foxconn nel 2010 – è stato rispettato: né per quanto riguarda i massacranti orari e ritmi di lavoro, né per documenti, dormitori, libertà di attività sindacale e lavoro minorile.

La Apple ha detto di non ritenere giuste le conclusioni alle quali arriva il programma della BBC, ma è difficile confutare le immagini di lavoratori esausti e che devono lavorare anche 18 giorni di fila – come è toccato a un giornalista sotto copertura – che ha lavorato in una fabbrica di componenti per i computer della Apple. Un altro giornalista è arrivato a fare un turno di 16 ore ed ha raccontato: «Ogni volta che tornavo ai dormitori, non volevo più muovermi. Anche se avevo fame non volevo andare fino alla mensa. Volevo solo sdraiarmi  e riposare. Non sono riuscito a dormire la notte a causa dello stress».

La Apple, che si è rifiutata di rilasciare dichiarazioni a BBC Panorama, ha poi rilasciato un comunicato nel quale afferma: «Siamo consapevoli che nessun’altra company fa quanto Apple per garantire condizioni di lavoro eque e sicure. Lavoriamo con i fornitori per risolvere le carenze e vediamo un miglioramento continuo e significativo, ma sappiamo che il nostro lavoro non ha mai fine».

Le riprese di lavoratori esausti accasciati sul  luogo di lavoro vengono descritti dalla Apple come un pisolino durante le pause di lavoro, una pratica comune in Cina, ma ha detto che indagherà sulla possibilità che i lavoratori si addormentino durante il lavoro. Inoltre, secondo la multinazionale, che avrebbe controllato più di un milione di lavoratori, gli operai della Pegatron non lavorerebbero in media più di 55 ore a settimana.

Dopo i suicidi del 2010, Apple pubblicò una serie di norme sul trattamento degli operai e trasferì parte della sua produzione nelle fabbriche della Pegatron a Shanghai. Ma i giornalisti sotto copertura inviati dalla BBC testimoniano che quei principi vengono sistematicamente violati in fabbrica. «Lo straordinario dovrebbe essere volontario – sottolinea ad esempio Bilton –  ma a nessuno dei giornalisti è stato offerto come scelta. Oltre alle ore eccessive, un giornalista ha dovuto partecipare a riunioni non pagate, prima e dopo il lavoro. Un altro giornalista è stato alloggiato in un dormitorio dove 12 lavoratori condividevano una camera angusta».

Apple ribatte che il caso del sovraffollamento del dormitorio è stato risolto e che impone ai suoi fornitori di pagare retroattivamente i lavoratori qualora venga accertato che non sono stati pagati per dei meeting di lavoro. Alla fine anche la stessa Pegatron ha detto di aver aperto un’inchiesta interna sulle denunce di BBC Panorama e che prenderà tutte le misure necessarie se si riveleranno veritiere. Non contenta, la Apple rilancia. In un comunicato afferma che «la sicurezza e il benessere dei lavoratori sono le nostre priorità. Fissiamo standard molto elevati, conduciamo una rigorosa formazione per dirigenti e lavoratori e abbiamo revisori esterni che visitano regolarmente le nostre facilities per individuare le aree di miglioramento». Quel che è certo è che in un Paese nel quale, per stessa ammissione del governo comunista cinese, la corruzione tra i funzionari è la regola più che l’eccezione, queste assicurazioni appaiono poco credibili.

Ma l’inchiesta di BBC Panorama non si è fermata alla Cina, è arrivata fino a uno dei centri della catena di rifornimento della Apple: l’isola indonesiana di Bangka. La multinazionale assicura di accertarsi che i minerali utilizzati per i suoi prodotti siano eticamente sostenibili, ma l’inchiesta della BBC ha scoperto che lo stagno dalle miniere illegali potrebbe entrare nella sua catena di rifornimento e ha filmato bambini nell’intento di scavare minerale di stagno a mano, in condizioni estremamente pericolose: «I minatori possono essere sepolti vivi quando le pareti di sabbia o fango collassano».

Tra questi minatori-bambini c’era anche il dodicenne Rianto, che lavorava con suo padre in fondo ad un dirupo sabbioso di 70 metri, che ha detto: «Mi preoccupo per le frane di terra che scivolano  da lassù a fondo. Potrebbe succedere…». BBC Panorama ha anche ritracciato la gang  che gestisce il commercio nella zona dove lavora il piccolo Rianto, e uno di loro ha detto che la banda vende lo stagno ad una fonderia che è nella lista dei fornitori della Apple. Johan Murod, che gestisce una delle fonderie fornitrici della Apple, ha detto che «il 70% dello stagno che viene esportata proviene dalle miniere su piccola scala. Alla fonderia c’è sia quel che proviene dalle miniere di grandi che di piccole dimensioni. E’ tutto mischiato. Non c’è modo di sapere cosa sia legale e quel che è illegale».

E le piccole miniere artigianali sono praticamente tutte illegali, procurando tra l’altro danni all’ambiente diffusi e incalcolabili. La stessa Apple ha dovuto ammettere che la situazione di Bangka è complessa, visto che ci sono decine di migliaia di minatori che vendono stagno attraverso intermediari. La multinazionale, come fanno spesso le grandi imprese quando si trovano in difficoltà, la butta sull’umanitario: «Per Apple l’azione più semplice da intraprendere sarebbe di rifiutare unilateralmente qualsiasi stagno proveniente dalle miniere indonesiane. Per noi sarebbe facile farlo e ci metterebbe certamente al riparo dalle  critiche. Ma questo sarebbe anche un  percorso pigro e codardo, visto che non farebbe nulla per migliorare la situazione. Abbiamo scelto di rimanere impegnati e cercare di indirizzare i cambiamenti sul terreno». Intanto (forse) Rianto passerà il suo Natale, del quale non sa niente, a scavare a mani nude lo stagno per i nostri l’iPhone 6 impacchettati sotto l’albero.

Il redattore di BBC Panorama Ceri Thomas ha sottolineato che fino ad ora la Apple è stata abbastanza disattenta, visto che quelle rese note dalla sua trasmissioni sono le prime prove che la Apple utilizzi stagno di provenienza illegale. La Apple è stata avvisata dalla BBC due mesi fa di questa scoperta, ma non ha mai voluto rilasciare dichiarazioni allo staff di Panorama.

Ora la Apple, dopo la trasmissione dell’inchiesta, si dice offesa ed è invece molto prodiga di spiegazioni su come abbia migliorato le condizioni di lavoro nelle fabbriche cinesi che la riforniscono e che ora, a differenza di quanto dimostra l’inchiesta televisiva, nessuno lavora più 70 ore come era la norma prima dei suicidi del 2010, e che «l’azienda supporta iniziative per affrontare la questione delle miniere illegali in Paesi come l’Indonesia». MA BBC Panorama, appunto, ha mostrato bambini che estraggono lo stagno utilizzato per gli smartphone e i tablet.

Alla fine il senior Apple executive Jeff Williams ha ammesso: «Il nostro team ha visitato le stesse parti dell’Indonesia visitate dalla BBC e, naturalmente, siamo sconvolti da quello che sta succedendo lì. Siamo i leader della creazione di un gruppo di lavoro sullo stagno indonesiano con altre società tecnologiche. Apple sta spingendo per trovare e implementare un sistema che ritenga le fonderie responsabili in modo da poter influenzare il settore minerario artigianale in Indonesia. Non ci fermeremo fino a che ogni persona nella nostra catena di rifornimento non sarà  trattata con il rispetto e la dignità che merita».

Peccato che siano le stesse promesse fatte 4 anni fa.

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  • Apple accused of failing to protect workers