Una pietra miliare nella storia della biodiversità

100 anni fa moriva Martha, l’ultima dei piccioni migratori. Una lezione per l’uomo e le risorse

Pochi anni prima questi volatili erano miliardi: uno stormo oscurò il sole per 3 giorni lungo il fiume Ohio

[1 settembre 2014]

Oggi, 1 settembre, ricorre il centesimo anniversario della morte di Martha, l’ultimo esemplare dei piccioni migratori, o colombe migratrici (Ectopistes migratorius) esistente sul pianeta Terra, un uccello i cui stormi oscuravano i cieli del Nord America e rappresenta ancora  un ammonimento.

Come scrive  su Yale Environment 360 Joel Greenberg, ricercatore al Peggy Notebaert Nature Museum , autore di “A Feathered River Across the Sky: The Passenger Pigeon’s Flight to Extinction” e coproduttore del documentario “From Billions to None: The Passenger Pigeon’s Flight to Extinction”, «questo è l’anniversario di un evento che è una pietra miliare nella storia della biodiversità. In quel giorno nel 1914, verso l’una del pomeriggio, Martha – l’ultimo piccione migratore sopravvissuto – è morta allo zoo di Cincinnati. E’ straordinario sapere virtualmente con certezza il giorno e l’ora in cui una specie cessa di essere un’entità vivente. Ed è stato uno sviluppo sensazionale, perché meno di mezzo secolo prima, il piccione migratore  era l’uccello più abbondante in America del Nord, se al mondo. Ancora nel 1860, il numero dei piccioni viaggiatori era probabilmente dell’ordine dei miliardi».

Questi volatili formavano giganteschi stormi oggi addirittura difficili da immaginare. John James Audubon, il più noto ornitologo statunitense di tutti i tempi, descrisse uno stormo di piccioni che eclissò il sole per tre giorni lungo il fiume Ohio, nel Kentucky, e altri resoconti, scritti per tre secoli e in diverse lingue, testimoniano che le clombe migratrici oscuravano il cielo per ore sorvolando le principali città degli Usa e del Canada orientali. A Fort Mississauga, nell’Ontario, vicino a Niagara on the Lake, a circa 80 miglia da Toronto, intorno al 1860, il maggiore dell’esercito britannico Ross King descrisse dettagliatamente uno stormo di piccioni migratori costituito da più di due miliardi (forse 3,7 milia«rdi)  di individui, eppure nella stessa area nel 1890 venivano avvistate solo alcune migliaia di colombe migratrici e il 3 aprile 1902 venne abbattuto l’ultimo Ectopistes migratorius a Laurel, nell’Indiana.

L’incredibile rapidità con la quale è stata estinta una specie che era molto più numerosa degli esseri umani, passata in 24 anni da miliardi di individui ad uno e poi a nessuno, è senza precedenti e Greenberg sottolinea che «Contiene alcune importanti lezioni per il mondo d’oggi, nel quale si sta estinguendo un numero crescente di specie. Al momento della morte di Martha, l’esaurimento di tanta abbondanza in così poco tempo è stato difficile da spiegare ed accettare per le persone. C’erano i negazionisti che asserivano che le  orde di piccioni si erano tutte trasferite in Sud America, dove avevano cambiato il loro aspetto per eludere i loro inseguitori. Alcuni, come Henry Ford, accettavano la loro estinzione, ma pensavano gli uccelli fossero annegati nell’Oceano Pacifico, mentre fuggivano verso la libertà. Teorie più plausibili inclusa malattia, anche se non impossibili, erano del tutto senza alcuna prova, visto che non fu mai trovato un gran numero di uccelli morti (a differenza delle grotte che oggi sono piene di pipistrelli morti, vittime della sindrome del naso bianco)»

In realtà il piccione migratore è stato sistematicamente, cacciato, abbattuto e macellato e il killer potrebbe essere stata la tecnologia: l’introduzione del telegrafo e l’espansione della rete ferroviaria all’inizio degli anni  1840 ha fatto sì che le informazioni sulla presenza di grandi stormi di piccioni migratori arrivassero rapidamente, permettendo ai cacciatori di convergere sui luoghi di passaggi da tutti gli Usa, mentre la vicinanza delle stazioni ferroviarie permetteva di trasportare facilmente milioni di carcasse di volatili ai mercati del Midwest e del West. Secondo la stagione, c’erano tra i 600 ed i 3.000 cacciatori che non facevano altro che inseguire gli uccelli, ovunque apparissero, a questi si aggiungevano i cacciatori/uccellatori locali, che approfittavano di questa fonte reddito.

Anche la perdita di habitat ha svolto un ruolo nell’estinzione dei piccioni migratori,  ma solo indirettamente. E’ vero che la concessione di terre e l’espansione dell’agricoltura hanno ridotto le aree di foraggiamento e riunione degli uccelli, rendendoli più accessibili ai cacciatori, ma anche questo non avrebbe potuto portare ad una loro scomparsa così rapida.

La spiegazione è un’altra: «Pensate agli anelli della catena della vita – dice Greenberg –  Alcune delle concentrazioni di piccioni nidificanti erano incredibilmente grandi: nel 1871 la diffusione della nidificazione nel Wisconsin era in tutto 850 miglia quadrate ed erano probabilmente coinvolti 136 milioni di uccelli adulti. Ma le sparatorie, gli incendi, il taglio di alberi dove nidificavano ed altre pratiche di disturbo utilizzate  dai cacciatori hanno portato molti piccioni ad abbandonare le loro nidi prima che le uova fossero deposte o pulcini allevati». Gli stessi pulcini dei piccioni erano molto ricercati e i cacciatori li mettevano in grossi barili. Se si pensa che un piccione migratore deponeva un singolo uovo il gioco è fatto: l’impatto della mortalità antropogenica è stato devastante soprattutto sui pulcini e così il crollo della popolazione comincia a diventare comprensibile. Gli adulti che sfuggivano ai cacciatori invecchiavano e morivano senza riuscire a riprodursi ed alla fine non c’erano più uccelli da abbattere o da prelevare dai nidi.

E pensare che la strage è iniziata proprio per l’abbondanza di piccioni, che li ha fatti diventare la fonte di proteina più a buon mercato in America: gli uccelli potevano essere acquistati a pochi centesimi l’uno e in alcune zone non valevano niente, tanto che venivano utilizzati come cibo per i maiali o semplicemente come rifiuti e concime. Un testimone nel 1878 riferì che dopo la strage avvenuta durante l’ultima grande nidificazione conosciuta, le carcasse  dei piccioni migratori vennero utilizzate per riempire le buche nelle strade.

Nel 1900 ormai c’erano solo tre esigui gruppi di Ectopistes migratorius in cattività tutti nel Midwest. Greenberg  spiega: «Non si sa quando fosse nata Martha, ma era nata nello stormo di Milwaukee o Chicago. In entrambi i casi, discendeva certamente dagli uccelli Milwaukee e visse per un po’ a Chicago. Da lì, venne mandata nel 1902 allo Zoo di Cincinnati, dove ha condiviso la voliera con un piccolo stormo, che comprendeva un maschio di nome George. (Lo zoo utilizzò i nomi della prima famiglia presidenziale, i Washington, per denominare i piccioni migratori). Mentre passava il tempo, anche con qualche nidificazione di successo, i piccioni in cattività diminuivano, fino a quando ne s rimasero il solo due, erano George e Martha». Il 10 luglio 1910, George morì, lasciando Martha a rappresentare inconsapevolmente l’ultimo esemplare di una specie che violava in stormi di miliardi. Nei 4 anni che la separavano dalla morte Martha si ammalò: svolazzava e camminava a malapena, ma era diventata l’attrazione dello zoo, con i visitatori che gli tiravano sassolini per  costringerla a muoversi. Poi il 1 settembre di 100 anni fa Martha si è unita al destino della sua specie, è stata congelata in un blocco di ghiaccio ed inviata alla Smithsonian dove è custodita ancora oggi.

Il sacrificio di Martha e di miliardi di suoi simili è però servito a qualcosa: ha dato altri argomenti all’allora gracile movimento ambientalista statunitense ed ha portato alla proposta di una legge federale sul prelievo dell’avifauna. La prima legge Usa del genere, il Lacey Act, fu presentata nel 1900 al Congresso da John Fletcher Lacey che la illustrò così: «È tardi, è troppo tardi per il piccione selvatico. Il bufalo è quasi una cosa del passato, ma resta ancora molto da preservare, e dobbiamo agire seriamente se vogliamo realizzare cose buone». Il Lacey Act vietava solo il commercio interstatale degli uccelli catturati  illegalmente. Pochi anni dopo, il Congresso approvò il Migratory Bird Treaty Act, che ratificato un accordo con la Gran Bretagna, dato che il Canada era ancora una colonia della Corona.

Greenberg sottolinea: «Non massacriamo più gli uccelli migratori come abbiamo fatto nel XIX secolo. Nel corso dei decenni successivi abbiamo iniziato a vedere le altre cose perniciose che stavamo facendo per strappare a pezzi la rete della vita.  Rachel Carson con  “Primavera silenziosa” ci ha messo in guardia sui ito pesticidi. Ci sono altri tipi di inquinamento, e c’è la perdita di habitat. Queste realizzazioni hanno contribuito al secondo grande movimento ambientalista nazionale  degli anni ‘60 e ’70. La legislazione nazionale, il National Environmental Policy Act, il Clean Air Act, il Clean Water Act e l’Endangered Species Act sono il frutto di questo sforzo. Questo rappresentava la promessa che gli Stati Uniti non avrebbe permesso di diventare specie estinto, almeno non senza un grande sforzo per salvarli. Nonostante tutto quello che un’altra specie si estinguesse».

Ma dopo la sua morte, Martha è ancora un monito: non importa quanto abbondante sia qualcosa – che si tratti di carburante, acqua, o un organismo vivente – la possiamo perdere se non la gestiamo bene e se non la rispettiamo in quanto risorsa vitale.

Greenberg conclude: «Ora che siamo noi più di 7 miliardi sul pianeta, più di quanti siano mai stati i piccioni migratori e più abbondanti di loro Lottiamo per aumentare i nostri livelli di vita, il che comporta generalmente un maggiore consumo di risorse del mondo e le cui conseguenze stanno alterando il clima mondiale. Le innovazioni tecnologiche ci permettono di individuare e prelevare  sempre di più. Qui negli Usa potenti forze politiche stanno cercando di indebolire o smembrare le leggi ambientali. I mari vengono spogliati di tonni, squali ed altre specie bersaglio. Nel West americano le  falde acquifere ei fiumi si stanno riducendo. E questa estate, i cittadini di Toledo, nell’Ohio sono stati avvisati  di non bere l’acqua dal lago Erie, anche dopo la bollitura, perché il lago era stato contaminato da livelli pericolosi di microcistina (fioriture algali legate almeno in parte a scarichi agricoli). La storia di Martha ci insegna che dobbiamo essere vigili e procedere con cautela. Se il piccione migratore è potuto scomparire in pochi decenni, lo stesso può accadere a tante altre delle ricchezze del pianeta, siano esse biologiche o meno, anche se ora sembrano abbondanti. E quelle  che sono rare possono svanire in un batter d’occhio».