Wwf: con la riforma approvata al Senato ci sarebbe davvero ben poco da festeggiare

25 anni fa la legge sui Parchi. Legambiente: riforma che faccia dei parchi un bene davvero comune

Convegno “La grande bellezza dei parchi” di Federparchi

[6 dicembre 2016]

Federparchi organizza a Roma  “La grande bellezza dei parchi”.  un incontro per immaginare il futuro delle aree protette a 25 anni dall’approvazione della legge 394/1991 al quale partecipano: Barbara Degani, Sottosegretario di Stato, ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare;  Massimo Caleo, presidente della XIII Commissione territorio, ambiente, beni ambientali del Senato; Ermete Realacci, presidente della VIII Commissione ambiente, territorio e lavori pubblici della Camera; Erminio Quartiani, vicepresidente generale Cai;  Giampiero Sammuri, presidente Federparchi; Rossella Muroni, presidente Legambiente; Gaetano Benedetto, direttore generale Wwf Italia. Coordina Salvatore Sanna, vicepresidente Federparchi.

La presidente di Legambiene ha detto: «Oggi l’Italia festeggia 25 anni di territorio protetto. Un bilancio fatto di straordinarie esperienze di difesa della biodiversità ma anche di tanti limiti, a partire da una visione troppo conservatrice del proprio ruolo territoriale. Ai parchi serve una visione di sistema, una missione rinnovata che abbia al centro la conservazione della natura e lo sviluppo territoriale, una rinnovata classe dirigente, nuove competenze e nuove generazioni. E’ necessario poi rinnovarne il consenso sociale e tenere insieme la loro autonomia gestionale con la partecipazione delle comunità locali.  La riforma della legge 394 che nel 1991 istituiva i primi parchi ha vissuto negli ultimi 7 anni un percorso turbolento e poco utile ad immaginarne un futuro fatto anche di sviluppo territoriale e di politiche di sistema. Ora è necessario costruire un percorso di iniziative politiche e di incontri sul territorio che facciano della riforma un percorso popolare e dei parchi un bene davvero comune».

Il Wwf  sottolinea che «La Legge Quadro sulle Aree protette, che proprio oggi compie i primi 25 anni, è stata una storia di grande successo per il nostro Paese. La Legge 394/91, infatti, nonostante non abbia mai visto la piena applicazione, non solo è servita a costruire un sistema integrato di aree protette nazionali e regionali ma ha segnato un momento di grande coscienza ambientale nelle istituzioni del nostro Paese che, proprio grazie a questa legge, ha potuto attuare politiche di conservazione della biodiversità fino ad allora impensabili. Un successo che si può leggere attraverso i numeri: 24 parchi nazionali, considerando anche quello del Golfo di Orosei e del Gennargentu (in realtà mai reso operativo), 134 parchi regionali, 27 aree marine protette, 2 parchi sommersi, 1 Santuario internazionale per la protezione dei mammiferi marini (frutto di un accordo internazionale tra Francia, Italia e Principato di Monaco) e 683 riserve tra statali e regionali e di altre tipologie (come ad esempio le oltre 100 oasi Wwf). La legge sui Parchi non solo ha segnato una crescita culturale in un’Italia che fino a quel momento non si era posta il problema di come tutelare e preservare i propri tesori di natura che diventavano, finalmente, un tesoro di tutti gli italiani, un bene così importante da meritare la tutela dello Stato. Che oggi i parchi italiani vivano un momento di difficoltà è innegabile. Ma da questa crisi si esce dando più valore alla natura che costituisce la base del nostro benessere e del nostro sviluppo; la ricchezza della natura italiana costituisce infatti il nostro capitale naturale e deve essere al centro dell’economia nazionale. Inoltre dare valore alla natura significa dare centralità alla bellezza della nostra Italia che tutto il mondo ci invidia».

La presidente del Wwf Italia Donatella Bianchi, aggiunge: “Quello di oggi è un anniversario importante. Venticinque anni fa la legge sui parchi nasceva grazie al consenso di un Parlamento unito per il bene della Natura italiana: nel 2016, invece, una riforma, scritta senza la condivisione del mondo ambientalista e senza tener conto di una sensibilità ormai radicata nell’opinione pubblica, rischia di compromettere il futuro dei Parchi italiani, di consentire speculazioni economiche e gestioni localistiche, di affidarne la rappresentanza e la gestione alla politica locale. Ma l’aspetto più grave della modifica approvata dal Senato è quello dello Stato centrale che si ritira dai suoi compiti costituzionali, che delega agli enti locali scelte e strategie di interesse nazionale . Allora dovremmo smettere di chiamarli parchi nazionali o aree marine protette e rassegnarci al modello Stelvio: se la riforma dovesse proseguire il suo cammino com’è stata approvata al Senato allora in questo 25 anniversario della 394 ci sarebbe davvero ben poco da festeggiare. Il Wwf sarà in prima linea per far sì che i parchi continuino ad essere un Tesoro Nazionale».