30 anni dopo Chernobyl, la presenza dei mammiferi selvatici non dipende dai livelli di radioattività

Le fotocamere rivelano la presenza di 14 specie di mammiferi nella Zona di esclusione

[20 aprile 2016]

Chernobyl Lupi

Tre decenni dopo la catastrofe nucleare di Chernobyl, lo studio “Where the wild things are: influence of radiation on the distribution of four mammalian species within the Chernobyl Exclusion Zone” fa il punto sulla presenza di fauna nell’area più colpita. Su Frontiers in Ecology and the Environment, un team di ricercatori del Savannah River Ecology Laboratory dell’Università della Georgia, dell’Institute of Environmental Radioactivity dell’università di Fukushima University e dello Sosnovy Bor della Regione bielorussa di Vitebsk, ricorda:  «Anche se sono passati quasi 30 anni da quando è avvenuto l’incidente delle centrale nucleare di Chernobyl, vicino alla città di Pripyat, in Ucraina, lo stato e la salute delle popolazioni di mammiferi all’interno della zona di esclusione di Chernobyl (Chernobyl Exclusion Zone – CEZ) rimangono in gran parte sconosciuti, e sono di notevole interesse scientifico e pubblico. Le informazioni relative alla risposta della flora e della fauna all’esposizione cronica alle radiazioni è importante per aiutare a capire le conseguenze ecologiche del passato (per esempio Chernobyl e Fukushima) e le potenzialità dei futuri incidenti nucleari».

Il team internazionale di ricerca presenta i risultati del primo “censimento” realizzato con fotocamere  condotta all’interno della CEZ e dice di aver «osservato in totale gli individui di 14 specie di mammiferi», alcune delle quali sembrano avere una presenza abbastanza consistente da risultare stanziali: lupo (Canis lupus) cane procione (Nyctereutes procyonoides), cinghiale (Sus scrofa) e volpe rossa (Vulpes vulpes), e dice di non aver trovato prove che questi animali non siano presenti anche in aree fortemente contaminate all’interno della CEZ.

La “zona rossa” della CEZ comprende i territori al confinane tra Ucraina e Bielorussia colpiti dal fallout radioattivo della tragedia nucleare del 26 aprile 1986 e al suo interno sopravvivono “clandestinamente”  anche alcuni esseri umani, nella Radiation Ecological Reserve di Polessye, nella Bielorussia meridionale, un territorio di oltre 834 miglia quadrate fatto di ambienti diversi, tra cui foreste e territori agricoli, urbani e industriali ormai deserti da 30 anni, dove i livelli delle radiazioni variano in modo significativo.

Nel precedente studio pubblicato dallo stesso team nell’autunno 2015 si era cercato di capire la consistenza delle popolazioni di mammiferi nella CEZ attraverso le loro tracce, poi il team di ricerca guidato da James Beasley dell’università della Georgia, ha utilizzato le fotocamere per convalidare i risultati che mostravano una discreta abbondanza di fauna.

Beasley spiega che «Lo studio precedente aveva messo in luce lo stato delle popolazioni di fauna selvatica nella CEZ, ma avevamo ancora bisogno capire fino a che punto fossero consistenti. Per questo studio abbiamo implementato le telecamere in modo sistematico nell’intera sezione bielorussa della CEZ e abbiamo ottenuto prove fotografiche di forte evidenza, perché queste sono immagini che tutti possono vedere».

Lo studio è stato condotto in 5 settimane a in 94 siti utilizzando 30 telecamere, poste a distanza di circa 2 miglia l’una dall’altra, ognuna delle quali restava in postazione una settimana per poi essere spostata, in ogni punto veniva messa un’esca odorosa per attirare gli animali.

Il team ha documentato ogni specie ripresa dalle telecamere e la frequenza delle visite, con particolare attenzione ai carnivori, per il loro impatto sulla catena alimentare e perché, essendo al vertice della catena, sono più contaminati anche dall’ingestione delle prede, oltre che per l’esposizione naturale alle radiazioni. Sarah Webster, anche lei dell’università della Georgia, sottolinea che «I carnivori sono spesso agli alti livelli trofici delle reti alimentari degli ecosistemi, in modo che sono suscettibili al bioaccumulo di contaminanti. Pochi studi su Chernobyl hanno indagato gli effetti del livello di contaminazione sulle popolazioni di specie agli alti livelli trofici».

Beasley dice che riguardo alle 14 specie di mammiferi filmati della telecamere «Quello che abbiamo scoperto è che c’è  più probabilità di trovare questi animali nelle arre con il loro habitat preferito che hanno le cose di cui hanno bisogno, come cibo e acqua», quindi i livelli di radioattività non sembrano influire sulla loro distribuzione, ma Beasley conclude che sono necessari ulteriori studi «per determinare la densità della fauna selvatica e di fornire i tassi di sopravvivenza quantitativi».