Pesantissimi gli effetti sui pesci

A 4 anni dal disastro della piattaforma BP, ancora catrame nel Golfo del Messico

[25 giugno 2014]

La BP ha dichiarato ufficialmente concluse le sue attività di bonifica della catastrofica marea nera prodotta dalla piattaforma Deepwater Horizon nel 2010, ma la dichiarazione della multinazionale non impedisce che si continuino a trovare sul d fondo del Golfo del Messico e davanti alle spiagge grossi depositi di catrame, come quello trovato in Florida proprio nell’anniversario dell’incidente  nel Gulf Islands National Seashore, al largo delle spiagge di Santa Rosa Island, vicino a Fort Pickens, a solo mezzo miglio di distanza dove nel 2013la Guardia Costiera aveva scoperto un grosso strato di catrame al largo delle coste della Louisiana. La scoperta del catrame è particolarmente preoccupante in questo periodo dell’anno  perché nell’area nidificano  tartarughe e uccelli marini.

Intanto, mentre la B dichiara “missione compiuta”, con una preoccupante assonanza con George W.Bush e la guerra in Iraq,  stanno emergendo altre conseguenze ambientali  del più grande disastro petrolifero della storia americana che ha vomitato 4,9 milioni di barili di petrolio nel Golfo del Messico.

Due studi sulla fauna selvatica non dipingono certo un quadro roseo.

A marzo lo studio “Deepwater Horizon Crude Oil Impacts the Developing Hearts of Large Predatory Pelagic Fish”, pubblicato su Pnas da un team di ricercatori statunitensi ed australiani aveva rivelato che diverse specie di pesci, compreso il tonno rosso, presentavano anomalie nei giovani esposti al petrolio, in partcolare anomalie cardiache spesso fatali, ora un altro studio “Acute Embryonic or Juvenile Exposure to Deepwater Horizon Crude Oil Impairs the Swimming Performance of Mahi-Mahi (Coryphaena hippurus)”, pubblicato  su Environmental Science & Tecnology praticamente dallo stesso team  ha scoperto che le giovani lampughe ((Coryphaena hippurus), che gli ameruicani chiamano  mahi-mahi, esposte alla marea nera della Bp nuotano  quasi alla metà della velocità dei loro simili  non esposti.

Le lampughe sono tra i pesci più veloci del mondo ed uno degli autori dello studio, Martin Grosell, della Division of Marine Biology and Fisheries, Rosenstiel School of Marine and Atmospheric Sciences dell’università di Miami, ha detto alla Reuters che «La nostra preoccupazione è che se riducono  le loro prestazioni di nuoto, sanno meno efficaci nel catturare le prede, e meno efficace nell’evitare i predatori. Non è una buona notizia».

Entrambi gli studi  sono stati contestati dalla Bp  ma sono molto preoccupanti perché il tonno, calato del 75%  negli ultimi 40 anni, e le lampughe iniziano a depositare le uova nel Golfo del Messico in primavere, così. Quando si è verificato il disastro delle Deepwater Horizon  gli avannotti  si sono trovati a nuotare nelle calde acque della superficie in mezzo ad una rete di petrolio costituita da grandi e piccole maree nere.

Gli scienziati non hanno potuto naturalmente studiare i pesci direttamente in natura, ma sono riusciti a creare in laboratorio condizioni simili a quelle che c’erano  nel Golfo del Messico dopo l’esplosione e l’affondamento della Deepwater Horizon, utilizzando petrolio raccolto  vicino al pozzo danneggiato di Macondo e sulla a superficie dell’acqua nell’estate del 2010. Hanno poi esposto embrioni e larve di lampughe al petrolio per 48 ore ed hanno  scoperto che un paio di settimane più tardi, questi pesci nuotavano il 37%  più lentamente di quelli che non erano stati allevati in ambienti contaminati dal greggio.

Le giovani lampughe nuotano normalmente ad una velocità di cinque lunghezze al secondo, se rapportato ad un essere umano alto un metro e ottanta, percorrerebbe 30 metri in un secondo, ma i giovani pesci esposti petrolio nuotavano solo tre lunghezze al secondo.

Sembra proprio che la missione della Bp non sia per nulla conclusa.