In 6 mesi individuate 53 carcasse di lupi in Italia: solo il 6% delle morti è per cause naturali

Gli incidenti stradali (53%) ed il bracconaggio (32%) rappresentano le prime cause di morte

[17 maggio 2017]

In occasione del wolf day il Wwf diffonde i dati raccolti durante i primi sei mesi del progetto ‘Morte tra i lupi – quanti lupi muoiono ogni anno in Italia?’, lanciato dal gruppo ItalianWildWolf, composto da ricercatori, fotografi e appassionati del lupo, offrendo un quadro sconsolante.

In soli 6 mesi sono state segnalate ben 53 carcasse, ma molte di più – osserva il Panda – potrebbero essere quelle mai rinvenute o passate sotto silenzio. Dai dati raccolti dal 1 novembre 2016 al 30 aprile 2017, è emerso che solo il 6% dei decessi registrati è riconducibile a cause naturali, mentre gli incidenti stradali (53%) ed il bracconaggio (32%) rappresentano le prime cause di morte. Tuttavia queste percentuali sono difficilmente rappresentative, in quanto è molto più probabile rinvenire una carcassa lungo la strada piuttosto che in un bosco: quindi sia il bracconaggio che le morti naturali potrebbero avere un’incidenza maggiore, sebbene dietro agli stessi investimenti si possano nascondere episodi di avvelenamento che debilitano i lupi esponendoli maggiormente al rischio di incidenti.

Gli episodi di bracconaggio sono stati compiuti con i mezzi più diversi, dalle armi da fuoco a lacci a bocconi avvelenati. Tra le regioni con il numero più elevato di segnalazioni (prevalentemente per incidenti stradali) spunta il Piemonte, in cui il lupo è presente almeno dal 1992 e che rappresenta un corridoio essenziale per la sopravvivenza del lupo sull’Arco alpino.

Il problema della mortalità per cause antropiche, per quanto difficile da stimare, si conferma, ancora una volta, significativo per la popolazione di lupo italiana, soprattutto sull’Arco alpino.

Un quadro dettagliato, per quanto grave, che si arricchirà presto di nuovi dati: questo progetto di citizen science, in cui i cittadini sono chiamati a raccogliere dati a scopo scientifico, rappresenta il primo esempio in Italia applicato al lupo – sottolinea il Wwf – ed ha l’obiettivo di attivare una raccolta di dati basati su osservazioni dirette e sulle notizie delle cause di morte del lupo diffuse da tutti gli organi di informazione.