L’80% dei visitatori in Europa e Nord America, ma i turisti spendono di più in Africa ed America Latina

8 miliardi di visitatori all’anno nei Parchi, ma pochi soldi per conservare la Aree protette

Entrano 600 miliardi di dollari all'anno, ma per tutelare la biodiversità spesi solo 10 miliardi

[11 marzo 2015]

Nello studio “Walk on the Wild Side: Estimating the Global Magnitude of Visits to Protected Areas” pubblicato su PLoS Biology, un team delle università britanniche di Cambridge e Princeton, dell’Unep e del Wwf Usa  indaga su  quanto spesso le persone visitano le aree protette in tutto il mondo, che coprono un ottavo della superficie terrestre, dando vita ad un turismo basato sulla natura. Per capirlo i ricercatori hanno realizzato un database globale rappresentativo delle visite alle Aree protette – basandosi sui 94,238 siti elencati nel World Database on Protected Areas (WDPA), ma escludendo 40.000 aree protette estremamente piccole sotto i 10 ettari – e  modelli regionali specifici costruiti sui livelli di visita secondo le dimensioni dei Parchi, le dimensioni della popolazione locale, la lontananza, l’attrattiva naturale e il reddito nazionale.  Ne è venuta fuori una cifra altissima: nel loro insieme, le aree protette di tutto il mondo hanno circa 8 miliardi di visite all’anno, di cui oltre l’80% in Europa e nel Nord America. Queste visite – che sono naturalmente le presenze giornaliere di turisti ed escursionisti locali – produrrebbero  600 miliardi di dollari all’anno di fatturato, ma solo per tutelare queste aree e conservare la loro biodiversità  verrebbero spesi solo 10 miliardi di dollari.

I tassi di visite ai Parchi aumentano con la dimensione locale della popolazione (in Europa), diminuiscono con la lontananza (ovunque tranne in Asia/Australasia), aumentano con l’attrattiva naturale (in Nord America e America Latina) ed ovunque con l’aumento del reddito nazionale.

In Europa ci sono circa 5 visite alle aree protette a persona per ogni 100 giorni non lavorativi, cifra che sale a circa 10 in Nord America, mentre per gli altri continenti ci si ferma ad una media di <0,3 visite/100 giorni non lavorativi.

Secondo uno degli autori dello studio, Matt Walpole,  direttore del World Conservation Monitoring Centre dell’United Nations Environment Programme nel Regno Unito, la spesa per la conservazione delle aree protette dovrebbe essere più elevata: «La conservazione e l’uso sapiente della biodiversità e del capitale naturale può essere un prezioso contributo allo sviluppo locale e nazionale, piuttosto che un ostacolo. E’ dimostrato che l’efficacia delle aree protette è strettamente correlata ai livelli di investimento. Gli attuali bilanci per la gestione delle aree protette sono spesso insufficienti per farla in modo efficace. Ma, dato che i ricavi che questi parchi generano superano gran lunga i costi di gestione, c’ è la possibilità di aumentare tali spese. I vantaggi economici del turismo naturalistico deve essere una considerazione importante nelle scelte di sviluppo»

Will Turner, chief scientist di Conservation International, che non ha partecipato allo studio, dice che «Il  sottoutilizzo delle entrate nelle aree protette rischia di mettere in pericolo cose essenziali, come l’approvvigionamento idrico, che sono alla base della crescita economica. Potremmo aumentare i finanziamenti ai parchi di 10 volte e potrebbe essere il più grande investimento che l’umanità abbia mai fatto. Bisogna compiere passi per garantire che le entrate generate da parchi vengano reimmesse nell’economia locale. Dove il turismo ha fatto un buon lavoro è perché è stato fatto coscientemente, con una pianificazione ed una gestione trasparente, offrendo incentivi per la conservazione e salvaguardando i redditi locali».

Ogni anno, i parchi in Africa ricevono circa 69 milioni di visitatori e di quelli in America Latina 148 milioni, niente rispetto ai 3,3 miliardi di visite del Nord America ed al record di 3,8 miliardi di visite  in Europa (dove si trova più della metà delle Aree protette inserite nella WDPA), ma l’esclusività delle aree protette africane  fa sì che i visitatori siano disposti a pagare di più: una spesa diretta media per visita di un Parco africano è di 698 dollari, in America Latina è di 311 dollari, molto di più dei 103 dollari che in media spende un visitatore in un Parco nordamericano. Walpole è convito che dipenda dalla «Sensazione, “una volta in vita mia” della visita a tesori naturali del mondo in via di sviluppo, come vedere i gorilla di montagna in Ruanda e in Uganda o visitare il Parco Nazionale del Serengeti in Tanzania, contribuiscono al potenziale economico extra della conservazione per il turismo. La conservazione è un importante pilastro della sostenibilità dello sviluppo e sarà in cima all’agenda politica nel 2015, quando si prevede che siano approvati i Sustainable Development Goals Onu».