A 48 ore dall’apertura della caccia, la Lipu denuncia: «Troppe Regioni non rispettano le norme europee»

[13 settembre 2013]

Al di là di quanto possono pensare le associazioni dei cacciatori, una maggiore accettazione della caccia passa da un più cogente rispetto delle norme da parte delle Regioni e delle regole da parte di chi pratica l’attività venatoria.

Secondo la Lipu-BirdLife Italia a distanza di tre anni dall’approvazione del recepimento delle norme europee, che prevedono la massima tutela delle specie durante la fase della migrazione e della riproduzione, e l’esclusione dalla lista delle specie cacciabili per quelle che sono in stato di conservazione sfavorevole, le norme sono ancora disapplicate in molte Regioni.

Si caccia infatti in periodo di migrazione e il bracconaggio è dilagante: «Purtroppo molte Regioni faticano ancora a dare piena applicazione alla direttiva europea», ha sottolineato Fulvio Mamone Capria, presidente Lipu-BirdLife Italia. «Umbria, Lazio, Toscana, Lombardia e Friuli-Venezia Giulia hanno ignorato le novità normative introdotte con la legge comunitaria del 2010 e le indicazioni scientifiche dell’Ispra, continuando a varare calendari venatori impostati più per rispondere alle richieste del mondo venatorio che per stabilire modalità di caccia in sintonia con le esigenza di tutela come impone la direttiva comunitaria».

La situazione migliora invece al Sud Italia, dove alcune regioni hanno ridotto per varie specie la stagione venatoria, varando calendari che recepiscono parte delle indicazioni scientifiche provenienti dall’Ispra. Particolarmente positivo il comportamento del Molise, che ha integralmente recepito le indicazioni dell’Istituto per la protezione ambientale.

Inoltre, sottolinea la Lipu, rimane del tutto irrisolto il problema delle 19 specie in cattivo stato di conservazione per le quali è autorizzata la caccia. Le regole prevedono che, in attesa di adeguati piani di gestione, si debba sospendere per queste specie, in via cautelativa, l’attività venatoria (alcune Regioni hanno escluso dalla lista delle specie cacciabili moretta e combattente, ma per altre 17 il problema persiste).

«Il problema del bracconaggio rimane drammatico e insoluto – ha aggiunto il presidente Lipu – pene inadeguate e controlli ancora largamente insufficienti fanno sì che l’illegalità venatoria sia ancora profondamente radicata. È clamoroso il caso del falco di palude, specie particolarmente protetta, abbattuto nel Lazio nell’unico giorno di preapertura il 1° settembre scorso. In questo caso l’animale è stato fortunatamente ritrovato e affidato alle cure dei volontari Lipu, ma quanti sono gli uccelli protetti colpiti a fucilate e abbandonati nelle campagne di cui non ne veniamo a conoscenza? Forse migliaia se non di più».

Poi il presidente Lipu smentisce in sostanza quanto sostenuto dalle associazioni dei cacciatori: «Il sentimento comune degli italiani è contro una caccia senza regole mentre più della metà la condanna totalmente. Invece è arrivata l’ora che le norme siano applicate in modo puntuale e che le indicazioni del mondo scientifico siano pienamente rispettate. La fauna selvatica è un bene del Paese, quindi di tutti, e non un qualcosa a uso e consumo di pochi» ha concluso Mamone Capria.