A Fukushima non volano più le rondini. Forte diminuzione dell’avifauna dopo il disastro nucleare

A Chernobyl più colpiti gli uccelli migratori, in Giappone quelli stanziali

[17 aprile 2015]

La primavera se ne frega della catastrofi nucleari ed è arrivata anche a Fukushima, ma, a 4 anni dalla catastrofe nucleare, porta con sé sempre meno messaggeri alati e meno vogliosi di fare il nido. A rivelarlo sono una serie di studi pubblicati recentemente dal un team dell’università della South Carolina capeggiato da biologo Tim Mousseau che mostrano un preoccupante peggioramento per la  situazione dell’avifauna nei dintorni della centrale nucleare di Fukushima Daiichi.

Dopo il terremoto/tsunami dell’11 marzo 2011 che innescò il disastro nucleare, il team di Mousseau  ha intrapreso una serie di censimenti delle popolazioni di uccelli nelle aree contaminate e recentemente ha pubblcato sul Journal of Ornithology lo studio “Cumulative effects of radioactivity from Fukushima on the abundance and biodiversity of birds” che illustra i risultati dei primi 3 ani di ricerca su ben 57 specie di uccelli. Quello che ne emerge è molto preoccupante: «Molte popolazioni sono risultate essere diminuite di  numero in seguito all’incidente, con diverse specie che soffrono cali drammatici. Una specie duramente colpita è stata la rondine, Hirundo rustica, che ha subito grosse perdite di popolazione in modo dipendete dalle dosi, secondo livelli di esposizione alle radiazioni misurati individualmente».

Quando, dopo due anni di raccolta dei dati, i ricercatori  si sono resi conto di cosa stava succedendo  ed hanno iniziato ad esaminare più attentamente  le rondini, cercando di isolare il meccanismo che causa la diminuzione della loro popolazioni, ma come hanno riportato Mousseau ed Andrea Bonisoli-Alquati, che lavora al dipartimento di scienze bilogiche dell’università della South Carolina, nello studio “Abundance and genetic damage of barn swallows from Fukushima” pubblicato da un team statunitense, giapponese e francese su Scientific Reports, nei nidiacei non sono state trovate prove di danni genetici diretti causati dagli  effetti delle radiazioni, però uno studio più dettagliato ha mostrato una riduzione della risposta al dosaggio radioattivo in una parte delle giovani rondini.

Mousseau spiega: «In questo studio, abbiamo lavorato con un range relativamente piccolo di esposizioni di fondo perché non siamo stati in grado di entrare nelle aree” calde ” prima dell’estate dopo il disastro, e siamo stati in grado di raggiungere qualche area “medio-hot” l’estate seguente. Così abbiamo avuto relativamente poco livello statistico per individuare i tipi di relazioni, soprattutto quando si combinano con il fatto che ci siano così poche rondini sopravvissute. Sappiamo che prima del disastro in una determinata area ce n’erano a centinaia, solo un paio di anni più tardi, siamo solo in grado di trovare qualche decina di sopravvissute. I declini sono stati davvero drammatici».

Nel mondo esiste solo un altro posto che potrebbe d fornire indicazioni sul mistero della scomparsa delle rondini a Fukushima: Chernobyl, in Ucraina, dove nel 1986 c’è stato l’altro grande disastro nucleare e Mousseau, che è direttore della Chernobyl + Fukushima Research Initiative è forse la persona più qualificata a fare paragoni, essendo stato negli ultimi 20 ani uno dei leader dello studio degli effetti della radioattività sugli animali selvatici.

In un altro studio, “Ecological differences in response of bird species to radioactivity from Chernobyl and Fukushima”, pubblicato a febbraio sul Journal of Ornithology, Mousseau e il suo collaboratore di lunga data Anders Moller del CNRS fracese analizzano proprio su come la delle specie di uccelli differisca tra Fukushima e Chernobyl ed hanno scoperto che «Il contrasto tra gli effetti delle radiazioni nelle due località è stato sorprendente: gli uccelli migratori sembrano pagare un prezzo maggiore nel panorama mutageno di Chernobyl di quelli stanziali  tutto l’anno, mentre a Fukushima è vero il contrario». Secondo Mousseau, questo «Suggerisce che quello che stiamo vedendo a Fukushima in questo momento è in primo luogo la diretta conseguenza dell’esposizione alle radiazioni che sta generando un effetto tossico,  perché gli stanziali, che assumono sempre una dose maggiore per il fatto di  essere lì più a lungo, sono più colpiti. Considerando che a  Chernobyl, molte generazioni più tardi, i migratori  sono più colpiti c’è la possibilità è che ciò rifletta le differenze di accumulo della mutazione. Le capacità di riparazione del DNA delle specie migratrici vengono alterate, almeno per un breve periodo di tempo dopo la migrazione. Dopo che cominciano a battere le ali, generando stress ossidativo a seguito dell’esercizio, i loro livelli di antiossidanti – vitamina E, carotenoidi, per esempio – sono molto più bassi del normale, quindi la radiazione li colpisce più duramente rispetto alle specie residenti che non hanno questo effetto deplezione acuta».

Quel che sta succedendo a Fukushima preoccupa molto i ricercatori e gli ambientalisti, dato che, nonostante il calo della radiazione di fondo nell’area in questi ultimi 4 anni, gli effetti deleteri del disastro nucleare sugli uccelli in realtà  sono in aumento.

Mousseau conclude: «Il rapporto tra radiazioni e numeri è stato subito negativo fin dalla prima estate, ma questo rapporto è effettivamente aumentato ogni anno. Così ora vediamo un drop-off davvero sorprendente nel numero di uccelli, nonché nel  numero di specie di uccelli. Così sia la biodiversità che l’abbondanza stanno mostrando impatti drammatici in queste aree con alti livelli di radiazione, anche se i livelli sono in declino».