Enpa: «Ritirare il tesserino ai cacciatori della zona. Campagna d’odio senza precedenti»

Orso morto in Abruzzo: ucciso con fucile a pallettoni

Lav: «Alfano blocchi la riapertura della caccia»

[19 settembre 2014]

Non lasciano dubbi i  risultati dell’indagine necroscopica, eseguita da parte dell’Unità Forense Veterinaria del Ministero della Salute presso l’Istituto Zooprofilattico sperimentale (Izslt) di Grosseto è stato ucciso con una fucilata l’ orso abruzzese trovato morto il 12 settembre  a Pettorano Sul Gizio, nella alla Riserva regionale Monte Genzana, che inizialmente si credeva fosse morto avvelenato o addirittura per malattia.

Il Corpo forestale dello Stato in un comunicato sottolinea che «L’orso è stato trafitto da un colpo sparato con una munizione spezzata. Uno dei pallettoni ha raggiunto l’intestino ed ha provocato un’infezione: la peritonite è risultata fatale. Sulla base delle risultanze dell’Izslt di Grosseto il Corpo forestale dello Stato, coordinato dalla Procura della Repubblica di Sulmona, sta procedendo ad effettuare tutte le operazioni di ricerca delle fonti di prova per rintracciare i colpevoli dell’uccisione del plantigrado, nonché a ricostruire gli spostamenti dell’orso nelle ore antecedenti il decesso». Nel corpo dell’orso sono stati trovati cinque pallettoni di piombo, uno dei quali è stato letale.

Il Cfs inoltre «Smentisce la voce circolata su alcuni organi di informazione circa l’attività, da parte del Corpo forestale dello Stato, di ricerca e cattura dei due orsi che si aggirano nella zona di Pettorano sul Gizio.
Continua, inoltre,  senza sosta l’attività di monitoraggio da parte della Forestale nelle aree frequentate dagli orsi per allontanarli dalle zone abitate».

Secondo il Parco nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise (Pnalm), «Si tratta di un fatto gravissimo che non può e non deve trovare alcuna giustificazione. La riduzione della mortalità per mano dell’uomo è uno degli elementi essenziali per evitare l’estinzione dell’Orso bruno marsicano. Purtroppo, siamo in presenza del quarto orso morto nel 2014. E’ evidente la necessità di rafforzare l’azione di tutela su tutto l’areale frequentato dall’orso e, soprattutto, delle zone di passaggio tra aree protette come il territorio posto tra Parco Nazionale D’Abruzzo e Parco della Maiella, dove l’orso è più a rischio».

L’Ente Nazionale Protezione Animali (Enpa) chiede di «Ritirare il tesserino venatorio a tutti i cacciatori che operano negli ATC (Ambiti Territoriali di Caccia) confinanti con il Parco Nazionale d’Abruzzo ed avviare in tutto il Paese un piano straordinario per la tutela degli orsi che preveda un rafforzamento di tutti i presidi del Corpo Forestale dello Stato, perché questa è una guerra non solo contro la natura ma contro lo Stato italiano, di cui la fauna selvatica è patrimonio indisponibile (art. 1 legge 157/92)». L’Enpa chiede che il ministro dell’ambiente «Svolga un ruolo più attivo e concreto nell’adempimento dei propri compiti istituzionali. Prima il Trentino, ora l’Abruzzo. E’ ormai a tutti chiaro che stiamo vivendo una vera e propria emergenza. Una emergenza che riguarda non solo gli orsi, ma, più in generale tutta la fauna selvatica, vittima di una campagna d’odio senza precedenti». L’associazione animalista si chiede anche «Come sia possibile che, dopo lo strazio di 13 orsi in pochissimi anni in Abruzzo, non si trovino i colpevoli di questi “animalicidi”.  La responsabilità di queste morti cade non soltanto su chi materialmente pone fine alla vita di un altro essere senziente ma, anche e soprattutto, su quelle associazioni di categoria e su quei rappresentanti istituzionali che, in aperta violazione della normativa italiana ed europea, alimentano l’allarme nei cittadini istigandoli in vario modo a violare la legge con l’illusione che ciò sia necessario a proteggere le propria sicurezza. Da un nemico che in realtà non esiste: è l’uomo a minacciare le altre specie, non il contrario. Ora più che mai tutti coloro i quali svolgono un ruolo pubblico devono mostrare senso di responsabilità senza cedere alla tentazione di lanciare allarmi falsi e demagogici solo per conquistare le prime pagine dei giornali. Chi fosse invece intenzionato a fomentare l’odio contro gli animali e contro la fauna selvatica, si ricordi che il nostro codice penale prevede il reato di istigazione a delinquere e che non mancheremo di agire in tal senso».

Anche per la Lav «È un’emergenza e va fermata l’escalation di violenza in atto, di reati che non sono solo contro gli animali ma contro tutti, contro lo Stato. Vittime, peraltro, specie particolarmente protette poiché a rischio di estinzione, per non parlare degli altri animali. Per questo chiediamo al Ministro dell’Interno Alfano di disporre per domenica prossima, come misura di sicurezza pubblica, il blocco dell’apertura della stagione di caccia. Un’attività che somma, per di più, decine e decine di morti e feriti umani ogni anno, anche laddove esercitata legalmente».

La situazione è molto tesa perché l’area di Pettorano in questi giorni continua ad essere frequentato da altri orsi ed almeno uno sembra aver attaccato un pollaio, «Dunque – dicono al Pnalm – per la loro tutela, è necessario rafforzare il controllo del territorio e il coordinamento tra le forze dell’ordine, così come è necessario mettere in sicurezza le fonti alimentari che attirano gli orsi in prossimità delle abitazioni e attivare forme di dissuasione sperimentate con il progetto Life Arctos. Come Parco, già da alcuni giorni abbiamo offerto la collaborazione del nostro servizio scientifico e veterinario alla Riserva regionale Monte Genzana per affrontare la situazione. Ma oltre le azioni immediate – tra le quali ci auguriamo che le indagini per assicurare alla giustizia il responsabile dell’uccisione siano rapide ed efficaci – è necessario rendere più incisiva l’azione di tutela dell’orso con un rafforzamento della struttura del Parco, dove vive stabilmente la maggior parte degli orsi, con possibilità di intervenire anche all’esterno».

Il il portavoce del nuovo comitato “Dalla parte dell’Orso”, Mimì D’Aurora, ha detto: «Proviamo orrore e sgomento per un gesto cosi infame e cosi grave. Una fucilata che si può paragonare a un colpo di lupara mafiosa che colpisce col pretesto di fare giustizia da sé. E di avvertimenti ne giravano parecchi anche sulla stampa, nei giorni scorsi: se non provvedete ci penseremo noi! Nulla può giustificare l’uccisione di un orso.  Però è necessario rilevare l’inadeguatezza degli strumenti e delle misure attivate per contenere, se non per fronteggiare, la contemporanea presenza di ben tre orsi “confidenti” nello stesso paese. Da oltre due mesi questa presenza è segnalata soprattutto dai disagi e dai danni che i cittadini subiscono. Sono stati attivati i normali protocolli. Ma cosi non si affrontano i problemi e non si salvano gli orsi. Se non si decide di trasformare i vari progetti Patom da inutili accademie in azioni di pronto intervento, se non sburocratizziamo le procedure per aiutare i cittadini a prevenire e rapidamente coprire i danni. Gli orsi non li salviamo».

Secondo l’Ente Parco, la scelta fatta con il  Piano d’azione nazionale per la tutela dell’Orso bruno marsicano  (Patom) di coinvolgere tutti gli Enti interessati «Resta valida, come scelta strategica, a condizione che ognuno faccia la sua parte.  Ma rimane l’esigenza di avere una struttura operativa dedicata esclusivamente alla tutela dell’orso, che possa operare a tempo pieno dentro e fuori Parco. Il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise ha la storia, la conoscenza del territorio, l’esperienza e le competenze per poterlo fare. Rafforzarne la struttura esistente con personale specialistico significa ridare centralità all’azione di tutela dell’orso da mettere a disposizione dell’intero Abruzzo per evitare che le situazioni come quella che si è creata a Pettorano, fuori dal territorio del Parco, non siano affrontate adeguatamente».

La notizia dell’uccisione a fucilate dell’orso sta mettendo in grande imbarazzo Domenico Ventresca, il portavoce del comitato che si è costituito nelle settimane scorse per chiedere  l’allontanamento degli orsi dal territorio di Pettorano sul Gizio, che prende le distanze «da chi ha sparato e ucciso l’orso», ma poi torna a chiedere con una buona dose di demagogia semplicistica di «tutelare la dignità di poter vivere liberamente e tranquillamente nelle abitazioni così come abbiamo sempre fatto». Come se l’orso ammazzato avesse messo in pericolo tutto questo.