Abbattuto un altro ibis eremita in Toscana. Ma uno stormo raggiunge Orbetello (VIDEO)

Nello stesso giorno della condanna del bracconiere che uccise due esemplari nel 2014

[15 settembre 2016]

ibis-eremita-orbetello

Ieri, dopo che il tribunale di Livorno aveva condannato un cacciatore a risarcire il  danno economico e morale con  20 000 euro e gli aveva revocato la licenza di caccia, per l’uccisione nel 2014 di una coppia di rarissimi iIbis eremita – Goja e Jedi –  le associazioni animaliste e ambientaliste avevano esultato: «Una condanna auspicata e particolarmente importante sia per la gravità del reato commesso sia perché gli Ibis Eremita sono uccelli molto rari, di cui esistono solamente 300 esemplari in tutto il mondo e corrono il gravissimo rischio di estinzione – aveva dichiarato Massimo Vitturi responsabile dell’area animali selvatici della Lav – Questa sentenza dunque rappresenta un caso esemplare perché lo Stato ha così riaffermato la piena titolarità della protezione degli animali selvatici, e anche perché è stato finalmente chiarito che molto spesso non c’è alcuna differenza fra bracconieri e cacciatori, due categorie perfettamente sovrapponibili che hanno come unico interesse quello di sterminare quanti più animali possibile».

Ma l’entusiasmo per la giusta condanna del cacciatore/bracconiere è durata poco: nelle stesse ore dal grossetano è arrivata  la notizia che, vicino a Punta Ala, era stato trovato un altro ibis eremita morto, che sembrerebbe essere “Kato”, scomparso da qualche giorno.

Secondo quello che emerge dai primi esami anche questo ibis sarebbe stato abbattuto da un cacciatore/bracconiere. Il Förderverein Waldrappteam, che coordina il progetto di reintroduzione degli ibis eremita in natura, conferma: Poco fa un altro Ibis eremita morto è stato ritrovato nella Toscana, e un’investigazione iniziale fa sorgere il sospetto che si tratta di nuovo di un abbattimento illegale. Nel settembre del 2016 il giovane Ibis Kato è stato trovato morto nelle vicinanze di Punto Ala, Provincia di Grosseto. I dati del GPS indicano che l’uccello è morto il primo settembre, il che coincide col inizio della caccia agli uccelli nella Toscana. Una prima investigazione ha rilevato pallini di piombo nel corpo dell’animale, ma gli esami continueranno».

Ma ieri è stato comunque un giorno di festa: si è conclusa la terza migrazione guidata dall’uomo del progetto LIFE+ “Reason for Hope”  per il ritorno degli Ibis eremita in natura. il Parco Natura Viva di Bussolengo, l’unico partner italiano di Waldrappteam,  spiega che «Lo stormo degli Ibis eremita guidati dalle due mamme adottive a bordo di due ultraleggeri, ha finalmente raggiunto sito di svernamento ad Orbetello».

Quando si è conclusa in bellezza della migrazione guidata nessuno sapeva ancora della morte di Kato e Johannes fritz, capo progetto del Waldrappteam  ha voluto dedicare il successo a Goja e Jedi abbattuti dal bracconiere livornese a solo 80 km di distanza dell’area di svernamento, mentre concludevano la migrazione autonoma: «Una pena esemplare che ha condannato il bracconiere alla revoca della licenza di caccia e ad una sanzione pecuniaria. Ora continueremo la nostra attività di informazione e collaborazione con i cacciatori, perché sia chiaro soprattutto nell’imminente periodo di caccia, che chi uccide un Ibis eremita (specie protetta ai sensi art. 30, 1 comma lett. B Legge 157) viene condannato».

Nonostante i bracconieri lo stormo di ibis ora festeggia la doppia vittoria nella Laguna di Orbetello: «Era partito da Salisburgo il 19 agosto scorso e in 26 giorni ha percorso 6 tappe, per un volo totale che lo ha condotto per oltre 1.000 chilometri – Caterina Spiezio, responsabile ricerca e conservazione del Parco Natura Viva di Bussolengo – Questa è stata la migrazione più lunga dall’inizio del Progetto nel 2014. Il bilancio è di due esemplari feriti e due dispersi, che porta a 22 gli Ibis eremita approdati  in Toscana. Qui gli uccelli permarranno per tutta la stagione fredda  ma poi dovranno essere in grado di ripercorrere autonomamente in senso inverso la rotta verso l’Austria, dimostrando di averla memorizzata».

Intanto, le mamme adottive veterane Anne-Gabriela Schmalstieg e Corinna Esterer che diedero l’imprinting agli esemplari dopo pochi minuti dalla loro nascita nel marzo scorso, si godono un po’ di meritato riposo.

Proprio la Schmalstieg era vicino a San Vincenzo quando gli ibis vennero abbattuti nel 2014 e accorse subito per cercare di salvarli: Ora ricorda: «Per primo ho trovato l’uccello giovane Jedi, ancora vivo ma in terra e che stava sanguinando fortemente. Dopo ho trovato Goja, anche lei ferita e sanguinante. Ho cercato di salvare gli uccelli ma non ci sono riuscita e Goja moriva nelle mie braccia. Era una tragedia per me, ho perso non solo un uccello ma un amico. Anche Jedi è morto poco dopo al centro veterinario Cruma a Livorno».

Il team del Waldrappteam evidenzia che «La caccia illegale è la minaccia più grande per il progetto di reintroduzione dell’ibis eremita. Goja  e Jedi  sono  solo primo e finora l’unico caso in cui è stato  possibile identificare il bracconiere. Questo caso ha un significato speciale per il nostro progetto. Siamo contenti  che il cacciatore sia stato condannato. Il bracconaggio non è questione di ignoranza ma è una minaccia grave per gli uccelli che fanno parte del nostro progetto e anche per altre specie migratorie minacciate. Ringrazio soprattutto la nostra avvocata Carla Campanaro e la Polizia Provinciale di Livorno per l’impegno e l’aiuto. Nel 2014 ha iniziato la reintroduzione dell’ibis eremita nell’ambito di un progetto europeo LIFE +. La commissione europea era preoccupata per il fatto che l’obiettivo del progetto non potrebbe essere raggiunto a causa del bracconaggio in Italia. Perciò la commissione europea ha seguito  con grande interesse il processo».

La Lav, che nel processo conclusosi al Tribunale di Livorno si era sostituita parte civile «allo scopo di tutelare il diritto di ogni uccello di poter volare senza correre il rischio di essere ucciso dai fucili da caccia», trova nel nuovo abbattimento di un uccello – rarissimo, protetto e oggetto di un progetto di re-introduzione in natura – la conferma di quanto aveva detto ieri: «Nel nostro Paese i cacciatori provocano ogni anno la morte di milioni di animali e quanto accaduto a Livorno dimostra che neppure le specie particolarmente protette a livello mondiale sono sicure. Questa sentenza fissa un chiaro limite all’arroganza di cacciatori e bracconieri che in quanto armati di fucili micidiali, si credono unici padroni del territorio e degli animali che lo popolano, causando anche decine di morti e feriti fra gli umani».