Abusi contro i pigmei, il Wwf risponde a Survival International: «Accuse vecchie e respinte al mittente»

«La nostra priorità rimane la stessa: lavorare con i Baka, per i Baka»

[26 settembre 2017]

 

Le accuse avanzate da Survival sono per il WWF una reiterazione di illazioni già avanzate in passato e alle quali abbiamo già risposto offrendo la massima collaborazione nel trovare soluzioni concrete a tutela dei Baka. Il nostro obiettivo è quello di trovare soluzioni durature per proteggere le foreste e la fauna selvatica vitali per le popolazioni indigene.  Il Wwf lavora in 100 paesi e sa che le popolazioni  e la natura sono due facce della stessa medaglia: non si può proteggere la fauna selvatica senza le comunità e per questo  il lavoro dell’Associazione può e deve sostenere le comunità di benefici quanto più possibile.

Respingiamo poi decisamente al mittente l’accusa di lavorare sul territorio senza il coinvolgimento delle popolazioni locali: la tutela dell’ambiente è imprescindibile dal coinvolgimento di chi vive in quelle aree.

Negli ultimi due decenni, in circostanze estremamente impegnative, tra cui la militarizzazione e il pregiudizio di lunga durata verso  le comunità, abbiamo lavorato con i popoli indigeni per fornire loro assistenza nell’educazione, assistenza sanitaria. La nostra priorità rimane la stessa: lavorare con i Baka, per i Baka.

Frederick Kwame Kumah, direttore dell’ufficio regionale dell’Africa del Wwf, ha dichiarato:

«Siamo scioccati nel leggere notizie di violenze  o abusi di persone, dei loro diritti e delle loro comunità: questo per noi è assolutamente inaccettabile. Abbiamo ripetutamente chiesto a Survival International di condividere informazioni che potrebbero aiutarci a spingere ad agire le autorità, che impiegano guardie tra cui anche guardia-parco. Ma finora Survival International  ha rifiutato di collaborare, anche nel recente  processo di mediazione avviato da loro, o di venire in Camerun e trovare soluzioni durature con noi».

Solo a titolo di esempio, uno dei  tanti sforzi di tutela del Wwf verso le persone e l’ambiente è stato lodato dal relatore speciale delle Nazioni Unite come esempio di “best practice” nel 2016: si tratta del lungo lavoro di  richiesta e pressione sul governo camerunense affinché venga formalizzato ed esteso il libero consenso informato gratuito (Fpic) per le popolazioni locali.  Nelle aree protette create prima dell’esistenza di questo il Wwf lavora ancora oggi con le comunità e le autorità per elaborare piani di gestione che possono contribuire a salvaguardare l’uso e l’accesso delle risorse naturali alle comunità in modo sostenibile. In Camerun, ad esempio,  il nostro personale, quasi un terzo dei quali in Bayanga che proviene  dalle comunità indigene, ha lavorato con i Baka, le autorità locali e i partner per contribuire a definire le modalità di  caccia da parte delle comunità tra le due parti del Dzanga e Ndoki Nazionale Park. Una Zona particolare dedicata a questa attività è stata creata non solo per la caccia ma anche per consentire alle comunità indigene a continuare a promuovere la propria cultura tradizionale.

Continua Kumah: «L’obiettivo di Survival International non è chiaro e non si capisce se vogliono veramente aiutare i Baka. Non hanno ufficiali o uffici in loco e hanno costantemente rifiutato di lavorare con i partner a beneficio delle comunità e dell’ambiente. Da loro arrivano critiche da lontano ma non comprendono  le sfide o i successi che sperimentiamo quotidianamente sul terreno. Se volessero davvero aiutare le popolazioni locali, dovrebbero collaborare  per trovare soluzioni e  creare un vero e proprio cambiamento duraturo. Ad esempio, colpisce il fatto che Survival International abbia deciso di abbandonare il processo di mediazione avviato con il Ncp (Punto di contatto nazionale dell’Ocse) in Svizzera. Non solo questa azione è irrispettosa del processo, ma è  anche irresponsabile e  sottolinea l’assenza di comprensione delle questioni sul terreno e ci ha dimostrato chiaramente la mancanza di impegno a trovare soluzioni a lungo termine».

Lo stesso Punto di contatto nazionale svizzero per l’Ocse ha espresso il suo rammarico per la violazione della riservatezza attuata da SI e ha sottolineato che «non è d’accordo con la descrizione del processo di mediazione» (dichiarazione del 7 settembre 2017). Dal rispetto di questo processo guidato da Ncp, il Wwf non commenterà ulteriormente i procedimenti riservati.

di Wwf Italia