Achtung pantani siciliani. Fondazione tedesca acquista il pantano Longarini, bracconieri all’assalto

In troppi temono una gestione sostenibile di un’area di grande valore per la biodiversità

[22 dicembre 2016]

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La Stiftung Pro Artenvielfalt (Spa – Fondazione Pro Biodiversità), dopo aver acquisito nel 2014 il Pantano Cuba, grazie alle donazioni di più di 29.000 cittadini tedeschi,  ha completato l’iter per l’acquisto del Pantano Longarini, così una vasta area dei “Pantani della Sicilia Sud Orientale”, una delle zone umide più importanti del Mediterraneo, potrà godere finalmente delle azioni di gestione e tutela di cui ha immediato bisogno. Si tratta di una serie di specchi d’acqua circondati da terreni ondulati e brevi pendii, a cavallo di due province (Ragusa e Siracusa) e ricadenti nei territori di Pachino, Portopalo, Noto e Ispica.

La Stiftung Pro Artenvielfalt  raccoglie fondi da destinare all’acquisto di terreni dall’elevato valore naturalistico e ad una serie di attività di contrasto del bracconaggio e delle pratiche di distruzione sistematica della natura in tutta Europa, ma la cosa in Sicilia non  è piaciuta a qualcuno  ed è la stessa Spa a denunciare il fatto che, dopo che i giornali hanno pubblicato la notizia dell’acquisizione  dei del Pontano Longarini, sono cominciati subito atti intimidatori e vandalici.

La fondazione tedesca  dice che tutto questo è il frutto della frustrazione e della rabbia di molti cacciatori che temono che la Spa prenda in gestione l’intero complesso di zone umide dell’area dei Pantani (Pantano Cuba e Pantano Longarini) e che questo «ha portato a gravi azioni criminali», anche contro  fauna migratoria rigorosamente protetta.

Gli “ignoti”, ma probabilmente rintracciabili tra i bracconieri/cacciatori che si ritengono padroni della zona umida, hanno minacciato dei responsabili del progetto e danneggiato un mezzo della Fondazione, che ha denunciato il fatto e che sottolinea: «Le provocazioni dei cacciatori contro i nostri obiettivi di conservazione delle zone umide nel Pantano Longarini si accumulano, soprattutto la sera e di notte», quando i bracconieri  attaccano a nord-ovest della laguna, l’area dove riposano gli uccelli migratori.

Per questo la Stiftung Pro Artenvielfalt sta rafforzando i suoi  team del Committee against bird slaughter (Cabs)  e piazzando nuove telecamere. «Sappiamo che la legge  è  dalla nostra parte» dicono gli ambientalisti, che hanno fatto esperienze simili in campi anti-bracconaggio a  Cipro e in Sardegna, e aggiungono «I carabinieri dei Comuni vicini hanno assicurato il loro sostegno».

La Stiftung Pro Artenvielfalt non si fa intimidire e ricorda ai cacciatori/bracconieri che «Le terre che sono di proprietà della Fondazione sono inalienabili» e servono a proteggere le specie in pericolo in maniera sostenibile e sono convinti  che è una cosa che «Impareranno (ad apprezzare) anche i nostri ancora dissenzienti vicini siciliani».

In un’intervista a La Sicilia,  Carlo Cappuzzello, responsabile italiano della Spa, sotolinea «Sono ancora nella nostra memoria tutti i giorni e le notti passate a contrastare il bracconaggio dilagante, quando l’area era considerata terra di nessuno e quindi facile preda di individui senza scrupoli che facevano strage di fenicotteri, cicogne, rapaci e altre specie rare e comunque protette in spregio di qualsiasi normativa. Allora eravamo solo un manipolo di volenterosi sognatori, ma oggi abbiamo imparato che, se ci si impegna a fondo mettendo l’anima in ciò che si fa, i sogni si possono avverare».

Subito dopo l’acquisto nel 2014, grazie a 1.800 ore di lavoro di 30 volontari, il Pantano Cuba venne bonificato da 28  m3 di rifiuti di ogni genere.  Già allora Salvatore Maino, di Legambiente Pachino, e Cappuzzello, che è anche un attivista Lipu,  scrivevano: «Direttive, regolamenti, ordinanze, ricorsi e sentenze, non sono ancora stati ancora sufficienti per mettere fine alla quasi trentennale diatriba che vede contrapposti le ragioni degli ambientalisti da una parte a quella di pubblici amministratori, agricoltori e cacciatori dall’altra».

Alla fine la Fondazione tedesca ha deciso di acquistare gran parte di un’area di grandissimo interesse naturalistico e faunistico a livello europeo, vincolata dall’Unione europea e dal ministero dell’ambiente a Sito di importanza comunitaria e a Zona di protezione speciale naturalistiche più interessanti della Sicilia.  Come dimostrato da diversi provvedimenti amministrativi, atti programmatori, piani di conservazione naturalistica e studi scientifici.

L’obiettivo di questa acquisizione da parte della Stiftung Pro Artenvielfalt è soprattutto quello di eliminare gli impatti negativi, a cominciare dal preoccupante tasso di bracconaggio, dall’abbandono illegale e generalizzato di rifiuti e dal disturbo prodotto da attività antropiche non compatibili con le finalità della Riserva, come «ad esempio kite surf nei pantani in primavera, in piena stagione riproduttiva per gli uccelli, documentato più volte in passato», dicono gli ambientalisti.

Evidentemente i bracconieri sono l’avanguardia di questo coacervo di interessi e temono che nel Pantano Longarini la Spa faccia quel che ha realizzato subito dopo l’acquisto del Pantano Cuba: «E’ stata realizzata una recinzione (circa 5 Km) per arginare e rimuovere i fenomeni limitanti e devastanti sopra descritti e restituire il Pantano alle condizioni di naturalità che secondo i proponenti, potranno consentire di attuarne in pieno il potenziale dal punto di vista naturalistico – spiegava Maino – In tutte le attività che hanno richiesto il coinvolgimento di ditte specializzate, imprese o lavoratori in genere, la Fondazione dichiara di aver scelto di affidare il lavoro a realtà locali, in modo da creare fin da subito una ricaduta positiva in termini occupazionali e di reddito sulla comunità locale. Il progetto prevede dunque ulteriori attività volte alla completa rinaturalizzazione del Pantano e delle aree limitrofe, come ad esempio la reintroduzione di porzioni di macchia mediterranea, al momento quasi scomparsa dai terreni circostanti, nonché tutte quelle azioni volte ad incrementare la presenza degli uccelli sia durante la migrazione e lo svernamento, sia durante la stagione riproduttiva. La gestione del progetto è stata affidata ad un team composto da diverse figure professionali altamente qualificate in campo naturalistico, botanico, ornitologico, di gestione degli habitat e delle zone umide ai fini della conservazione della biodiversità. L’obiettivo è quello di valorizzare l’area ripristinandone le condizioni ottimali, possibilmente creando i presupposti per l’avvio di un processo virtuoso che porti nel tempo a creare le basi per una economia locale sostenibile legata al turismo naturalistico e alla produzione agricola di eccellenza connessa a colture biologiche specializzate e di alta qualità, il tutto nel pieno rispetto dell’inestimabile ecosistema della Riserva».