Acquacoltura in Europa, il futuro dovrà essere sostenibile: fiducia al progetto Seafare

[6 agosto 2013]

Mano a mano che l’acquacoltura diventa più importante di fronte all’esaurimento e alla diminuzione degli stock di pesce selvatico, crescono le preoccupazioni di ambientalisti, pescatori e policy maker, come dimostra anche l’acceso dibattito sulla salvaguardia del tonno rosso o del merluzzo atlantico e sull’intera politica della pesca europea e sulle quote che spesso greenreport.it ospita nelle sue pagine.

Come spiega il bollettino scientifico dell’Ue Cordis, «L’acquacoltura, l’allevamento di organismi acquatici in condizioni controllate, è visto come parte della soluzione a questi problemi di pesca eccessiva. Questo settore, che attualmente rappresenta il 20 % della produzione ittica dell’Europa, è rinomato per l’alta qualità, la sostenibilità e gli standard di protezione dei consumatori. Ci sono però alcuni importanti ostacoli al suo ulteriore sviluppo, uno dei quali è il suo impatto sull’ambiente. Come possiamo assicurare che le tecniche di acquacoltura permettano la conservazione degli ecosistemi locali senza rallentare la crescita del settore?»

È  proprio il problema che si è posto e che cerca di risolvere Sustainable and Environmentally Friendly Aquaculture for the Atlantic Region of Europe (Seafare). Il 16 e 17 luglio scorsi il team internazionale di Seafare si e ritrovato al centro di ricerca sull’acquacoltura di Olhao, in Portogallo, per discutere dei progressi fatti per fornire strumenti e tecnologie per un’acquacoltura più sostenibile.  Seafare, , che si conclude  a dicembre, organizzerà un workshop a ottobre a Siviglia, in Spagna, «Per facilitare il trasferimento di conoscenze prodotte dal progetto alle parti interessate» ed i ricercatori spiegano che «I vantaggi principali dei sistemi di acquacoltura delle paludi rispettosi dell’ambiente saranno presentati a un vasto numero di portatori di interesse, come manager ambientali, responsabili delle politiche, industria dell’acquacoltura e Ong a livello locale, regionale e internazionale».

Seafare, che è  un insieme diversi sotto-progetti coordinati da un consorzio di università ed istituti di ricerca britannici, portoghesi, spagnoli e francesi, punta a promuovere la diversificazione del settore dell’acquacoltura fornendo una più ampia gamma di specie e sistemi di produzione alternativi e rispettosi dell’ambiente.  Cordis evidenzia che «Tutte le iniziative sviluppate dal progetto sono valutate per quanto riguarda la loro applicabilità commerciale attraverso una stretta collaborazione con parti interessate e Piccole e medie imprese. Il progetto in particolare comprendeva studi genetici per caratterizzare la portata dell’acclimatamento delle ostriche del Pacifico o la ricerca su specie di microalghe con interessanti profili nutrizionali».

Secondo il coordinatore del progetto, Daniel Lee, un esperto di acquacoltura dell’università britannica di Bangor, «Il progetto ha già dimostrato il suo potenziale per cambiare la politica, l’industria e la società. Abbiamo ottenuto risultati molto interessanti durante la vita del progetto, come il lavoro legato all’acquacoltura nelle paludi svolto a Veta la Palma in Spagna o negli stagni di terra qui nel sud del Portogallo e assicureremo che le conoscenze generate raggiungano le giuste parti interessate per facilitare il loro assorbimento.  Prevediamo che Seafare vada avanti in quanto progetto in espansione e rete che continuerà a legare ricercatori con vedute simili e ambiziose Piccole e medie imprese nella zona atlantica. Ci saranno spin-off in forma di progetti commerciali e di ricerca. Il progetto ha già creato 11 posti di lavoro e l’impatto a lungo termine di Seafare sarà inoltre legato all’insieme di competenze che ha creato».