Nuove osservazioni allo studio sull’impatto ambientale dell’ampliamento infrastrutturale

Aeroporto di Firenze, qualcosa non torna nelle opere di compensazione ambientale

A rischio la conservazione nella Piana di Sesto Fiorentino di importanti specie di piante e di animali (155 in tutto)

[26 novembre 2015]

Area di indagine

L’area interessata dall’ampliamento dell’aeroporto di Firenze comprende anche parti del Sito di importanza comunitaria “Stagni della Piana fiorentina e pratese” (direttiva Habitat) e della Zona di protezione speciale per la conservazione dell’avifauna (direttiva Uccelli), ed è Sito di importanza regionale (L.R. Toscana 56/2000). Uno studio degli autori sulla presenza di specie protette nell’area effettuato tra gennaio 2010 e maggio 2015 ha fornito i seguenti dati: 10 specie di piante; 2 specie di molluschi; 6 specie di insetti (di cui 2 in direttiva Habitat); 5 specie di anfibi (di cui 4 in direttiva); 8 specie di rettili (di cui 5 in direttiva); 5 specie di mammiferi (di cui 3 in direttiva); 65 specie di uccelli (tutte di interesse).

Una biodiversità strutturata, difficilmente osservabile in Toscana e spesso concentrata al di fuori dei confini di Sic e Zps. Gli autori si erano concentrati sugli anfibi, sensibili al disturbo antropico e ottimi indicatori di qualità ecologica delle zone umide, poiché i loro ambienti di elezione sono habitat anche di altre specie legate all’acqua. Anfibi quindi importanti non solo di per sé, ma la cui protezione consente la concomitante conservazione di ambienti umidi fondamentali per i processi ecologici e il benessere umano.

Nello Studio di impatto ambientale (Sia) divulgato a marzo 2015 gli anfibi risultavano penalizzati, sia per quanto riguardava il monitoraggio delle popolazioni che per le opere di compensazione ambientale previste a loro favore. Le osservazioni degli autori in merito (DVA-00_2015-0013881) sono state accolte nelle richieste di chiarimento formulate dal ministero dell’Ambiente. Il 5 settembre 2015 sono state rese pubbliche, per le osservazioni, le integrazioni al Sia in risposta alle prescrizioni ministeriali. Gli autori hanno formulato nuove osservazioni (DVA-00_2015-0027665), riscontrando nuove lacune riguardanti le opere di compensazione per salvaguardare gli Anfibi protetti, qui sinteticamente presentate.

I censimenti sul campo si sono svolti esclusivamente nel giugno 2015, fuori del periodo di attività degli anfibi. Risultano quindi non idonei, producendo una sottostima delle specie presenti, con impossibilità di effettuare adatte stime di consistenza delle popolazioni. Gli impatti sulle specie di anfibi (scomparsa degli habitat adatti e diminuzione della possibilità di permanenza in loco) vengono aggregati. In termini metodologici, la scelta non è coerente, poiché ogni specie ha proprie esigenze ecologiche. La stima fornita deve quindi essere ritenuta soltanto una (generica) approssimazione della diminuzione reale, che non consente una reale valutazione degli impatti.

Nelle integrazioni è proposta un’opera di compensazione pro-anfibi (“Mollaia”). Per la sua stesura si fa riferimento alle esperienze del progetto Life “SCI-d’acqua”. Secondo gli autori, tali opere di compensazione non sono in grado di assicurare la tutela degli habitat per anfibi, in termini di prevenzione dell’invasione di specie esotiche (es. Gambero killer), come documentato dal rapporto finale del Life.

Scopo dichiarato dell’opera dovrebbe essere anche creare un’area adatta alla conservazione di specie di flora tipiche. Il proposito appare smentito dai dettagli del progetto: si prevede infatti la sola piantumazione di specie palustri comuni (come la Cannuccia di palude), tralasciando la traslocazione di specie rare o localizzate.

Come riportato nello studio degli autori (disponibile in allegato, ndr), molte delle residuali stazioni di specie floristiche rare insistono nell’area del nuovo aeroporto. Il trasferimento di individui nelle aree ricostruite adeguatamente protette avrebbe potuto rappresentare un’ottima chance di conservazione di queste piante nella Piana di Sesto Fiorentino.

La scelta di non introdurre piante acquatiche appare in contrasto anche con gli obiettivi di conservazione degli anfibi. In condizioni di elevate pressioni ambientali nelle aree circostanti, che possono compromettere la colonizzazione naturale o favorire l’ingresso a specie vegetali banali e/o invasive, è opportuno procedere con la piantumazione delle sponde e della zona acquatica. Questo, oltre a garantire la conservazione delle specie botaniche, favorisce la deposizione delle uova degli Anfibi, crea zone rifugio, ed è fondamentale per il miglioramento della qualità delle acque.

Sebbene il cronoprogramma dei lavori consenta il trasferimento preventivo degli Anfibi dalle aree impattate all’area “Mollaia”, non considera le aree riproduttive presenti (ma non censite nel Sia) e ricadenti all’esterno delle aree Sic: in esse è prevista distruzione e uccisione degli animali, poiché l’inizio dei lavori coincide con l’inizio della stagione riproduttiva. Tale calendarizzazione comporterà anche la distruzione delle stazioni di specie floristiche di interesse senza che siano possibili interventi di recupero e trasferimento.

In conclusione, sebbene si tratti di un passo in avanti, il progetto non appare in grado di assicurare la conservazione delle specie di anfibi protetti e di piante protette nel lungo periodo. Tali specie, ancora presenti nella Piana di Sesto Fiorentino in poche stazioni relitte non saranno probabilmente in grado di ricolonizzare spontaneamente l’area ricostruita, né di sopravvivere dopo un eventuale trasferimento poiché la struttura degli stagni ricostruiti non appare perfettamente in grado di garantire le esigenze riproduttive di tutte le specie target.

Gli autori sostengono che le prescrizioni ministeriali non siano state debitamente soddisfatte, e che il progetto dell’area di compensazione “Mollaia” debba essere rivisto e ulteriormente potenziato per poter garantire effetti significativi per la conservazione degli anfibi e delle piante protette della Piana di Sesto Fiorentino, e per evitare procedure Ue di infrazione alla normativa conservazionistica.

di Andrea Vannini* e Giacomo Bruni**

*biologo ambientale

**biologo