Agri marmiferi di Carrara, l’Antitrust: concessioni con gara a evidenza pubblica

Legambiente Carrara attacca il Comune: «Il re è nudo!»

[7 febbraio 2017]

Il 24 novembre 2016, rispondendo ad un esposto sull’annosa questione dei beni estimati inviato dalla consigliera comunale Claudia Bienaimè (Carrara Bene Comune), l’Antitrust ha fatto pervenire al Comune di Carrara e ai presidenti di Camera e Senato una comunicazione sull’ affidamento in concessione di beni demaniali indisponibili del patrimonio del Comune di Carrara.

«In estrema sintesi – spiega Legambiente Carrara – l’Antitrust, che non è certo un’associazione ambientalista né un avamposto rivoluzionario, esprimendosi a tutela della libera concorrenza tra le imprese economiche, ha detto poche, chiare, cose. Ha cioè chiarito che il Comune deve assegnare le concessioni alle cave con gara a evidenza pubblica e che la durata delle concessioni deve essere definita in modo rigoroso e ragionevolmente breve (“senza rinviare per tempi eccessivamente lunghi il confronto concorrenziale”). Ha inoltre affermato in modo inequivocabile che l’esistenza di una commistione tra agri marmiferi comunali e beni estimati contrasta con i principi europei sulla libera concorrenza, per la difficoltà nel mettere a gara le concessioni».

Ma secondo gli ambientalisti «il vero “pezzo da novanta” dell’Antitrust è l’auspicio che il legislatore nazionale intervenga per garantire il corretto svolgersi delle dinamiche concorrenziali, riportando i beni estimati nel patrimonio indisponibile del comune di Carrara».

Legambiente è convinta che, chiedendo un sollecito intervento del Parlamento, il pronunciamento dell’Antitrust, «ha posto nelle mani dei nostri amministratori un’arma potentissima grazie alla quale riaffermare i diritti della comunità di Carrara su tutti gli agri marmiferi, compresi i controversi beni estimati», ma, anche che «Il successivo atteggiamento dell’amministrazione di Carrara svela in modo evidente quali sono i veri interessi che muovono l’azione di chi ci ha pessimamente governato in questi anni».

Legambiente Carrara dice che dopo il 24 novembre il Comune avrebbe dovuto: «chiedere al Parlamento una legge che riconducesse i beni estimati nel patrimonio indisponibile del comune di Carrara; riscrivere il regolamento sugli agri marmiferi, dando per acquisita la proprietà pubblica di tutti gli agri marmiferi; presentarsi in tribunale, nelle cause contro gli imprenditori che sostengono la proprietà privata dei beni estimati, esibendo il pronunciamento dell’antitrust per rivendicarne la proprietà pubblica. Invece ha tenuto ben nascosto il documento dell’Antitrust finché ha potuto rispondendole, a quanto riportato dalla stampa, in modo generico; ma soprattutto, coprendosi di vergogna, si è accodata agli avvocati degli imprenditori nel chiedere al giudice della prossima causa sui beni estimati di pronunciarsi nel merito della questione, come se l’Antitrust non si fosse già autorevolmente espressa o se il suo pronunciamento non avesse valenza alcuna, rischiando così di consegnare a privati, su un piatto d’argento, i beni estimati (che sono, invece, dei cittadini).

Il Cigno Verde di Carrara conclude attaccando frontalmente l’amministrazione comunale: «Ormai “il re è nudo”. Questa vicenda infatti rivela quanto asservita sia questa amministrazione agli interessi di alcune potenti famiglie di imprenditori, dalle quali evidentemente si fa dirigere nelle scelte che compie. Il sindaco e la giunta non fanno dunque gli interessi dei cittadini ai quali rischiano di far perdere la proprietà di un terzo del loro patrimonio (i beni estimati) e, impedendo l’esercizio della libera concorrenza, non fanno neppure gli interessi del mondo imprenditoriale nel suo complesso, come ben evidenziato dall’Antitrust».