Ai parchi chi deve pensarci?

[16 agosto 2018]

Le ultime notizie e soprattutto i dati sulla situazione dei 23 Parchi nazionali inducono ancora una volta a chiederci: ma in Italia c’è qualcuno a cui compete occuparsene? Il Consiglio di Stato conferma, infatti, che molti del nostri parchi, anche con parecchi anni, non hanno un piano né ambientale né economico e talvolta neppure un presidente o un direttore. Ora sono state pubblicate anche le cifre relative agli incassi e se nel 2014 gli utili furono di 8,3 milioni di euro, nel 2016 erano in perdita di 2,3 milioni.

Mentre da anni si parla di nuove leggi che urgerebbero, nessuno ha notizie del Santuario dei cetacei, della Carta di Livorno, della Carta della Natura, e l’Ispra chiede la collaborazione delle Regioni per individuare i siti marini, mentre delle aree protette marine l’unica cosa certa è che traboccano di plastiche e altri rifiuti. E se non bastasse, mentre per la prevenzione dai danni degli ungulati, lupi etc si fanno accordi tra Toscana e Trentino Alto Adige per cacciare i lupi, Luigi Boitani deve ricordare che queste politiche sono nazionali e non riservate a gestioni circoscritte a qualche territorio.

Ma tutto quello che presuppone e richiede politiche nazionali ossia intesa e collaborazione Stato, Regioni ed Enti locali manca dalla nostra agenda ormai da anni. Solo l’idea di una terza Conferenza nazionale sui parchi turbò il nostro ministero dell’Ambiente, che solo all’idea di dover discutere pubblicamente senza trucchi e senza inganni della situazione insostenibile delle nostre aree protette si dette alla clandestinità. Anche i parchi e la loro rappresentanza non ne sono usciti meglio.

Non sarebbe l’ora di finirla con questa manfrina – legge si, legge no – e ridare la parola alle istituzioni e alla politica? Si parla tanto di ‘cambiamento’, qui c’è molto da cambiare e subito.

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