Air gun e balene: abbassate il volume!

Una nuova guida Iucn per capire gli impatti delle prospezioni petrolifere sulle specie marine

[5 settembre 2016]

Abbassate il volume 1

Al World conservation congress dell’International union for conservation of nature (Iucn) in corso ad Honolulu, alle Hawaii, è stata presentata una guida perché gli studi sismici ed altre forme di cartografia sottomarina siano più rispettosi dell’ambiente, con l’obiettivo di sensibilizzare gli impatti negativi del rumore intenso sulla vita marina.

L’Iucn sottolinea che «Le balene e altri cetacei, I pinnipedi, le tartarughe, I pesci e alter creature marine possono sentire i rumori intensi prodotti dagli studi sismici. L’effetto di tali operazioni sulle specie può essere sentito in aree oceaniche molto grandi e comportare al loro interno perturbazioni delle comunicazioni, stress e cambiamenti comportamentali, come l’evitamento dei principali habitat».

Carl Gustaf Lundin, direttore del Global marine and polar programme dell’Iucn, spiega che «Il rumore prodotto dagli studi sismici può perturbare le funzioni vitali essenziali delle specie marine, come la riproduzione, l’allattamento e il foraggiamento. E’ quindi essenziale abbassare il rumore e vigilare affinché gli studi siano realizzati in modo più rispettoso per l’ambiente. La nuova guida dell’Iucn ci aiuterà in questo senso».

La guida è stata preparata per i governi, le industrie coinvolte nella pianificazione e realizzazione degli studi sismici ed altre forme di cartografia sottomarina in alto mare e presenta le buone pratiche e gli strumenti per l’insieme del processo, sia che si tratti di pianificare gli studi che della realizzazione delle operazioni, che della valutazione dei potenziali impatti o della minimizzazione e del controllo dei rischi per le specie marine vulnerabili».

Sotto accusa sono soprattutto le tecniche di air gun: i “cannoni” ad aria compressa  trainati da navi che sparano ripetutamente potenti emissioni sonore. Dei sensori misurano gli eco delle onde per visualizzare dettagliatamente i fondali sottomarini e le strutture geologiche sottostanti fino a una profondità di diversi Km. L’Icn dice che «Il suono è uno strumento potente per l’imaging e lo studio del fondale sottomarino. Viene utilizzato principalmente dall’industria energetica per segnalare dove è localizzato il petrolio e il gas. Questi studi sono anche utilizzati per cartografare la piattaforma continentale o per trovare i siti migliori per i nuovi siti per i progetti di energia eolica offshore».

Le crescente presa di coscienza del problema del rumore antropico negli oceani e nei mari deve essere accompagnata da un crescente coinvolgimento dei governi e dei legislatori. In parallelo agli sforzi dell’Iucn, per esempio, la National oceanic and atmospheric administration Usa ha messo a punto un’Ocean Noise Strategy Roadmap per ridurre il rumore sottomarino. Durante il prossimo summit della Convention on biological diversity dell’Onu, che si terrà in Messico a dicembre, gli Stati che ne fanno parte (Italia compresa) dovrebbero adottare diverse misure raccomandate dagli scienziati per lottare contro gli impatti del rumore sottomarino sulla biodiversità marina e costiera. Già durante il World conservation congress  del 2004 i membri dell’Iucn avevano espresso la loro preoccupazione per l’aumento dei livelli sonori in mare durante il XX secolo dovuto ad attività antropiche come lo sfruttamento e la produzione di petrolio, gas e minerali, il traffico marittimo e le esercitazioni e i test militari. Da allora l’Iucn ha lavorato con governi e industrie per incoraggiare e mettere in opera misure per la diminuzione del rumore oceanico antropico. Per esempio, si è basata sull’esperienza del Western Gray Whale Advisory Panel, un gruppo indipendente che ha realizzato dei programmi esaustivi di controllo ed attenuazione per gli studi sismici in un’area sensibile per le balene al largo dell’isola russa di  SaKhalin del quale parliamo più diffusamente in un altro articolo pubblicato oggi da greenreport.it.

La giuda dell’Icn permette di valutare i potenziali rischi di diversi studi sulla vita marina e insiste sull’importanza di tener conto delle circostanze specifiche di ogni sito, in particolare «del ciclo di vita e dello status delle specie locali e delle caratteristiche e della storia ambientale e della natura delle altre operazioni nella ziona interessata».

Uno degli autori, Douglas Nowacek, della Duke University e del Cetacean specialist group della Species survival commission dell’Icn, spiega a sua volta che «La nostra guida si basa sule migliori conoscenze scientifiche metodi disponibili. Si basa sull’osservazione delle operazioni e dei lavori di controllo e di attenuazione associati e su diversi decenni di studi industriali e geofisici».

Un secondo co-autore, Brandon Southall, della Southall Environment Associates Inc. e dell’università della California – Santa Cruz, conclude: «Oggi più che mai, è possibile avere un approccio strutturato in materia di pianificazione e di realizzazione di studi sismici e di altre forme di cartografia dei fondali marini che siano rispettose  dell’ambiente, grazie agli insediamenti tratti dalle operazioni precedenti e ad una ricerca continua e ai miglioramenti tecnologici. Questa guida aiuterà i managers e i policymakers ad orientarsi in questo processo».