Oceana presenta le nuove mappe del rischio per la fauna marina minacciata

Airgun per cercare gas e petrolio, non sono finiti i pericoli per i cetacei dell’Atlantico Usa (VIDEO)

L’East Coast Usa contro trivelle e airgun, come chi vota Sì al referendum del 17 Aprile

[31 marzo 2016]

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Nonostante la recente  decisione del presidente Usa Barack Obama di proteggere l’Oceano Atlantico dalle trivellazioni offshore, la vita marina di quell’area di mare è ancora a rischio: le compagnie petrolifere non si arrendono ed hanno avanzato diverse richieste di realizzare prospezioni petrolifere con la tecnica  del seismic airgun blasting. L’airgun è il metodo di ricerca di petrolio e gas offshore più utilizzato perché  fornisce un rilievo dettagliato e affidabile della stratigrafia dei fondali marini. Il meccanismo prevede il rapido rilascio di aria compressa che, producendo una bolla che si propaga nell’acqua, genera onde a bassa frequenza. Il rumore prodotto da un airgun è pari a 100.000 volte quello di un motore di un jet.

Le prospezioni nell’Atlantico Usa potrebbero riguardare un’area grande il doppio della California, che si estende dal Delaware alla Florida. Oceana, l’Ong internazionale che difende la vita marina, ha pubblicato una nuova serie di mappe che mostrano la minaccia che l’airgun costituirebbe per  la vita marina al largo della costa orientale Usa. In particolare, le mappe rappresentano le sovrapposizioni tra le aree dove sono state richieste le concessioni nell’Atlantico e degli habitat noti per la presenza di tartarughe, cetacei a rischio di estinzione e specie ittiche molto importanti per la pesca commerciale e sportiva.

Claire Douglass, direttrice delle campagne di Oceana, sottolinea che «Con la trivellazione offshore in Atlantico fuori gioco, non c’è assolutamente alcuna ragione di rischiare il danno che verrebbe causato dallo scoppio di inutili sismici nella regione. Il  rumore sismico dello scoppio di un airgun è così forte che può essere sentito fino a 2.500 miglia dalla fonte, che è circa la distanza da Washington DC a Las Vegas. Queste mappe dimostrano chiaramente che il seismic airgun blasting potrebbe minacciare le comunità costiere, le economie, pesca e i mammiferi marini».

Le mappe di Oceana dimostrano che degli Essential Fish Habitat,  aree che vengo istituite dalla National Oceanic and Atmospheric Administration per tutelare la deposizione delle uova, l’allevamento, l’alimentazione e la maturazione degli stock ittici commerciali e ricreativi gestiti a livello federale, così come dei Critical habitat, aree necessarie per la conservazione delle specie  minacciate o in in via di estinzione, come le tartaruga Caretta caretta, lo squalo martello smerlato (Sphyrna lewini), e la balena franca nordatlantica (Eubalaena glacialis), si sovrappongono a quelle dove sono state richieste per prospezioni petrolifere e gasiere con la tecnica dell’airgun.

Ingrid Biedron, una biologa marina di Oceana, sottolinea. «Sappiamo che il rumore degli airgun sismici interessa particolarmente la vita marina, inclusi pesci, tartarughe e balene, che dipendono suono per la comunicazione e la sopravvivenza. Numerosi studi dimostrano gli effetti negativi che il rumore dell’airgun sismico ha sugli ecosistemi oceanici, comprese aliquote ridotte del pescato, risposta allo stress nei granchi, calo dei richiami per l’alimentazione nei capodogli e il silenziamento delle balene. Gli impatti documentati se sulle balena della Groenlandia (Balaena mysticetus), strettamente legate a Eubalaena glacialis, sono particolarmente allarmanti perché la proposta di sperimentazione sismica con l’airgun nell’Atlantico avrebbe luogo dentro ed intorno all’habitat critico dell’Eubalaena glacialis, di cui ne rimangono solo circa 500, compreso l’unico luogo conosciuto dove partoriscono le specie».

Gli impatti possono essere di tipo fisiologico, comportamentale, percettivo, cronico ed indiretto. Ci sono casi in cui dei rumori molto forti, come le esplosioni a breve distanza, hanno prodotto danni fisici permanenti anche ad organi diversi da quelli specificamente uditivi, portando in alcuni casi al decesso dell’esemplare colpito. In diversi recenti  casi di spiaggiamento più recenti di Cetacei sono ste tate accertate connessioni  con le ricerche petrolifere con l’airgun attive nelle aree interessate. Nel 2008 un centinaio di esemplari di peponocefali (Peponocephala electra), si sono arenati nella laguna di Loza in Madagascar. Nel dicembre del 2009, lungo la costa garganica vicino alla Laguna di Varano, in Puglia, 9 capodogli si sono avvicinati alla costa in maniera anomala e 7  si sono spiaggiati mentre solo 2  sono riusciti a riprendere il largo. Nei primi mesi del 2012 sono stati trovati morti più di 3.000 sulle spiagge della regione peruviana di Lambayaque.

L’anno scorso 75 famosi scienziati marini, compreso  Giuseppe Notarbartolo di Sciara, presidente del Tethys Research Institute,  avevano inviato una  lettera  a Obama per descrivergli gli impatti di lunga durata dell’airgun nell’Oceano Atlantico, in particolare sulla riproduzione e la sopravvivenza di pesci e delle popolazioni di mammiferi marini, compreso  il rischio di estinzione della balena franca del  Nord Atlantico.

Il 29 marzo,  anche 36 imprese di pesca commerciali e ricreative del Mid-Atlantic hanno inviato una lettera a Obama  ai governatori del Delaware, Maryland e Virginia, esprimendo le loro preoccupazioni sia per le trivellazioni offshore che per le richieste di prospezioni con l’Aigun che, scrivono, «potrebbe disturbare la deposizione delle uova, l’alimentazione e modelli di migrazione che sostengono le nostre attività di pesca e di ricostituzione delle popolazioni di pesci di anno in anno». Gli effetti negativi dell’airgun sulla pesca sono provati: secondo uno studio del Norvegian Institute of Marine Research, intorno ad una sorgente sonora che utilizza airgun si è registrata una diminuzione del pescato fino al 50%, con evidenti impatti economici nelle realtà territoriali direttamente interessate e limitrofe.

Ad oggi, oltre 110 municipalità della East Coast e oltre 100 parlamentari Usa, 750 amministratori statali e locali e 1.100 imprese commerciali, compresi la The Billfish Foundation, The International Game Fish Association, Southeastern Fisheries Association and the Mid- and South Atlantic Fishery Management Councils, si sono pubblicamente opposti alle trivellazioni offshore e all’uso di airgun, evidenziando i pericoli per la vita marina, le comunità costiere e le economie locali. Lungo la costa atlantica Usa, quasi 1,4 milioni di posti di lavoro e più di 95 miliardi di dollari di prodotto interno lordo si basano su ecosistemi oceanici sani, soprattutto per la pesca, il turismo e lo sport.

Si tratta di un movimento bipartisan, dove, soprattutto a livello di base, repubblicani e democratici lavorano fianco a fianco, e sembra di sentir parlare i promotori italiani del Referendum del 17 Aprile anche quando la Douglass denuncia: «Il governo sta deliberatamente mettendo intere comunità marine a rischio, aprendo l’Atlantico al seismic airgun blasting. Sollecitiamo l’amministrazione Obama a stoppare l’airgun sismico nell’Atlantico prima che sia troppo tardi. Non c’è assolutamente alcuna ragione per mettere in pericolo più di 100.000 mammiferi marini quando sono disponibili tecnologie alternative più sicure».

Legambiente il fronte referendario per il Sì ricordano che «I cetacei e l’intera fauna marina continuano ad essere minacciati dall’airgun, il metodo di ricerca utilizzato per la ricerca di idrocarburi nei fondali marini di tutta Italia. Ora c’è una data per non mettere a repentaglio la biodiversità dei nostri mari: il 17 aprile ci sarà un referendum contro le trivellazioni di petrolio e gas e le attività di ricerca di nuovi giacimenti entro le 12 miglia marine dalla costa. Il Governo non ci ha ascoltato fino ad adesso, ma ora abbiamo la possibilità di far sentire il nostro Sì al mare pulito, al turismo, alle energie rinnovabili. La battaglia contro l’airgun è ancora lunga ma il referendum del 17 aprile è un primo passo per arginare anche questo problema».

Attualmente non esistono misure specifiche sull’airgun a livello europeo e italiano, ma ci sono sempre più  studi, i rapporti e i regolamenti internazionali che ne descrivono gli impatti e ne chiedono una maggiore regolamentazione e soprattutto una riduzione nella sua applicazione. La Commissione europea si è dotata di una “strategia globale per il rumore sottomarino” e l’airgun rientra nel campo di applicazione di numerose norme quali la direttiva Habitat, quella sulla Valutazione d’impatto ambientale, e la Strategia per l’ambiente marino.

Nel 2015 in Italia l’airgun è stato al centro del dibattito parlamentare  per l’approvazione della legge che ha inserito  i reati ambientali nel codice penale e i rappresentanti di tutti i gruppi parlamentari si sono schierati contro questa tecnica nociva. Per questo Legambiente ha promosso la petizione “Fermiamo l’airgun, salviamo i cetacei #StopOilAirgun” che ha già raccolto oltre 46.000 firme  e che chiede con forza al governo e alla maggioranza che lo sostiene di «dare attuazione agli impegni presi in sede di dibattito parlamentare e ai diversi ordini del giorno approvati in materia al Senato e alla Camera, a cui fino ad oggi non è stato dato seguito. Siamo convinti che si deve costringere il governo a vietare una volta per tutte questa tecnica».

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  • No AirGun nei nostri mari, stop trivelle!