Al Consorzio di bonifica non piacciono le gallinelle d’acqua della Foce

Se non si vuole fare la piccola Oasi chiesta da anni da Legambiente alla Foce lo si dica e ci si assuma una volta per tutte la responsabilità di radere al suolo un innocuo canneto

[5 gennaio 2018]

Ci risiamo: ancora un trinciatore cingolato all’opera nella piccola zona umida creatasi alla Foce, a Marina di Campo, diventata un rifugio per una piccola popolazione di gallinelle d’acqua (Gallinula chloropus) nidificante – sono chiaramente presenti individui giovani – a altre specie protette e rare.

Ancora una volta il Consorzio di bonifica Toscana Costa  interviene su una delle zone umide residue dell’Elba – come ha già fatto più volte in precedenza alla stessa Foce, ma anche a Schiopparello-Le Prade e a Mola – con lavori di dubbia efficacia, visto che un piccolo canneto e la vegetazione ripariale di aree pianeggianti e vicine al mare non possono certamente costituire un pericolo, ancora una volta interviene nonostante la presenza visibile, accertata e denunciata di animali protetti.

Il Consorzio di Bonifica, pur dichiarandosi a parole disponibile, continua a ignorare le nostre proteste e le nostre proposte, eppure il 2 febbraio sarà celebrata ancora una volta la Giornata mondiale delle Zone umide e basterebbe attenersi a quel che dicono, per queste aree così importanti e delicate dal punto di vista ambientale, della biodiversità ed idrogeologico, la Convenzione di Ramsar, l’Unep, la Cbd e l’Iucn e gli accordi sottoscritti dal nostro Paese e che dovrebbero valere anche in Toscana, all’Elba e a Marina di Campo.

Crediamo che sia venuto il momento di incontrarsi tra i vari Enti interessati per decidere come gestire le piccole zone umide residue dell’Elba. Siamo stanchi di protestare contro un Consorzio di Bonifica che sembra avere più a cuore le richieste e le fobie di qualche privato che la tutela della biodiversità, bisogna che questo problema venga governato e che ognuno dica cosa vuole e non vuole fare.

Se non si vuole fare la piccola Oasi chiesta da anni da Legambiente alla Foce lo si dica e ci si assuma una volta per tutte la responsabilità di radere al suolo un innocuo canneto e la vegetazione ripariale, di sfrattare le incolpevoli gallinelle d’acqua e di cancellare un rifugio per aironi, altri uccelli migratori e rari anfibi.

di Legambiente Arcipelago Toscano