“Al lupo, al lupo”, il commento di due biologi sul pessimo servizio di Striscia la Notizia

Le bufale creano ingestibili danni alla conservazione del lupo e annullano il lavoro di comunicazione dei professionisti

[10 febbraio 2017]

Il servizio di Edoardo Stoppa relativo alla “questione lupo” e trasmesso nella puntata di Striscia la Notizia del 08/02/2017 contiene una serie di affermazioni sbagliate, inesattezze e notizie distorte.

A partire dal titolo e per tutto il servizio, il giornalista fa riferimento al fatto che il lupo appenninico sia stato “reintrodotto” in molte aree, da Regioni, Stato, Unione Europea ed “associazioni”. Tali informazioni sono state confermate da Roberto Salvini, consigliere regionale toscano, che insiste poi sulla problematica dell’ibridazione con lupi provenienti da altri territori e continenti, specificando anche fantomatiche cifre: 12 milioni di euro spesi dalla Toscana (oltre che da altre regioni e dallo Stato) nel 2014, nel 2010 e anche prima e da 1,7-2 milioni di euro spesi dall’Unione europea per “miriadi” di progetti tutti con la stessa finalità: reintrodurre il lupo e poi farlo ibridare.

Stoppa a questo punto parla della faccenda del sequestro di allevamenti di cani lupo cecoslovacchi che avevano fatto riprodurre esemplari di questa razza con lupi “veri”, ovviamente per guadagnarci con le vendite, creando così altri ibridi selvatici, sì, ma più confidenti quindi pericolosi.

In generale il tutto viene fatto apparire come uno spreco di soldi pubblici per finalità di lucro (da parte soprattutto di enti ed amministrazioni, associazioni e ricercatori).

Raccontate così, già queste notizie appaiono come piuttosto fantasiose, ma cerchiamo di analizzarle una ad una:

1- Non esiste e non è mai esistito alcun progetto di reintroduzione della specie in Italia, il lupo è tornato a ricolonizzare spontaneamente Appennino e parte delle Alpi, dal momento che dal 1971 non è più cacciato e da fine anni ’80 tutta una serie di aree protette sono state istituite, in particolare nell’Appennino, costituendo di fatto delle zone tutelate dalle quali la specie si è diffusa.

2- Le Regioni e molti parchi, oltre all’Unione europea, finanziano ricerche e operazioni di monitoraggio sulla specie ed azioni tese a minimizzare il conflitto con gli allevatori. Attualmente in Toscana abbiamo in corso due progetti finanziati dall’Unione Europea: il Life “Mirco”, insieme all’E. Romagna, per minimizzare il fenomeno dell’ibridazione, e il Life “Medwolf”, per introdurre buone pratiche di gestione degli allevamenti, in particolari ovi-caprini, cosicché la presenza del lupo non diventi per l’allevatore un danno insostenibile. Oltre ai due Life esiste un progetto Regionale che prevede lo studio della popolazione di lupo con le finalità di ridurre i danni alla zootecnia e l’ibridazione col cane domestico.

3- L’ibridazione: è un problema di tipo “genetico” per la popolazione di lupo in Italia, dove sono presenti milioni di cani vaganti che si possono riprodurre con i lupi (essendo lupi e cani la stessa specie, il cane di fatto deriva dall’addomesticamento avvenuto in tempi preistorici proprio del lupo). Ciò non porta a lupi più confidenti e aggressivi, come dimostrano gli studi fatti a riguardo ed ancora in corso. Oltre a ciò: l’ibridazione è un fenomeno causato dalla mala gestione dei nostri cani, ma non provocato “direttamente” dall’uomo.

4- Il sequestro di molti allevamenti di cani lupo cecoslovacchi avvenuto all’inizio dell’anno non c’entra affatto col problema dell’ibridazione del lupo: in questo caso alcuni allevatori disonesti volevano ottenere animali sempre più simili ai lupi (per soddisfare le richieste dei clienti) incrociando CLC con lupi di provenienza estera. Tutti gli ibridi sequestrati sono “tracciati” dai Carabinieri Forestali.

Detto tutto ciò, solo nell’ultima parte del servizio, si dà la parola a un noto tecnico che si occupa da anni di prevenzione e mitigazione dei danni da lupo, decontestualizzando completamente il suo sensato intervento da tutto ciò che è stato detto in precedenza.

Le false notizie fornite, fatte passare come vere e scontate dal pessimo servizio, creano ingestibili danni alla conservazione del lupo e annullano il lavoro di comunicazione dei professionisti fatto per creare condizioni adatte alla coesistenza tra uomo e lupo.

I biologi Paola Fazzi e Marco Lucchesi, si sentono in dovere verso il gran numero di persone che sono state presenti agli incontri sul lupo tenuti nel Parco delle Apuane e in varie province toscane negli ultimi anni, di manifestare il loro dissenso per questo tipo di giornalismo, sottolineando come la visibilità mediatica di certi personaggi possa far sì che colossali bufale raggiungano inevitabilmente un numero elevatissimo di persone.

di Paola Fazzi e Marco Lucchesi